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Georgi Nemsadze

Calciatore georgiano, Capitano della nazionale georgiana

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Barry Smith lancia lungo dalle retrovie verso Claudio Caniggia. Il compagno restituisce la palla un po' alle spalle di Georgi Nemsadze. Lui con un tocco se la rimette davanti e lascia sul posto tre difensori. Da un angolo strettissimo, sulla sinistra dell'area, scavalca il portiere Alan Combe. È l'11 novembre 2000, il derby del Tannadice, e quel pallonetto diventa uno dei gol più spettacolari della storia del Dundee. Nel 2007 lui lo ha indicato come «il mio momento migliore».

Era nato a Tbilisi il 10 maggio 1972, in una Georgia ancora sovietica. A sette anni, nel 1979, già frequentava la scuola calcio del Dinamo, con l'allenatore R. Gagua. A diciassette giocò cinque partite nel campionato dell'Unione Sovietica e segnò un gol. Poi l'Unione si sciolse e lui cambiò squadra più volte. Iberia, Guria Lanchkhuti, Shevardeni, dove nel 1992-93 mise a segno nove gol. Dal 1993 al 1995 tornò al Dinamo, undici reti in quarantasette presenze. Fu quattro volte campione di Georgia.

La nazionale lo prese a vent'anni. Il 2 settembre 1992, a Kaunas, la Georgia perse 1-0 con la Lituania e lui era in campo, al debutto con la maglia della Georgia. Ne giocò altre 68, fino alla trasferta di Nicosia del 21 febbraio 2004, persa 2-0 con l'Armenia. In 42 portò la fascia. Incontrò anche l'Italia, tre volte, sempre nelle qualificazioni mondiali e sempre da sconfitto: a Perugia nel 1996, ad Ancona nel 2000, a Tbilisi nel 2001, quando perse 2-1.

Fuori dai confini cominciò nel 1995 dal piccolo Homburg, in Germania. Nel 1996-97 fu al Trabzonspor, trentadue partite. Seguì il Grasshopper di Zurigo, due stagioni. Prima di arrivare a Dundee cambiò cinque squadre in dodici mesi: un anno di valigie, prima di trovare una casa.

In mezzo c'è l'Italia. Nell'inverno 1999 la Reggiana, in fondo alla classifica di Serie B, rivoluzionò la rosa e comprò dal Grasshopper il centrocampista georgiano. Arrivavano con lui Angelo Carbone, Massimo Margiotta e Igor Protti, ex capocannoniere della Serie A. La panchina passò da Franco Varrella ad Attilio Perotti, poi di nuovo a Varrella, infine ad Angelo Gregucci con Fabiano Speggiorin. Nemsadze giocò dieci partite, frenato da un infortunio che gli impedì di mettere radici. L'ultima domenica, il 13 giugno, la Reggiana vinse in casa 3-2 con la Lucchese e retrocesse comunque in Serie C1 per il successo del Cosenza sul Cesena.

La seconda casa fu la Scozia. Ivano Bonetti lo volle nell'estate del 2000, primo acquisto di una squadra che ospitava anche Caniggia, arrivato in ottobre. Il numero dieci debuttò il 29 luglio a Motherwell, in un 2-0. Già in estate, contro il Raith Rovers e poi il Grimsby Town, mostrò il dribbling e le giocate in solitaria che sarebbero diventate il suo marchio. Quella stagione segnò anche a Pittodrie, contro l'Aberdeen, per il 2-0 che assicurò un posto fra le prime sei. Poi un infortunio lo fermò per mesi, e Bonetti fu esonerato il 2 luglio 2002.

Con il nuovo allenatore, Jim Duffy, il Dundee prese la strada di Hampden. Nemsadze tornò e giocò tutte le gare del cammino in Coppa di Scozia fino alla finale. In gennaio una punizione al Partick Thistle. Il 20 aprile 2003 un tiro basso dal limite dell'area, a dodici minuti dalla fine, che piegò l'Inverness. Così il club tornava a una finale dopo trentanove anni. Il 31 maggio, davanti a 47.136 persone, contro i campioni dei Rangers, il Dundee perse di un gol, di testa, firmato da Lorenzo Amoruso al 66'. Dalla finale venne comunque il primo biglietto europeo da ventinove anni.

Il biglietto portò a Scutari, in Albania, dove nessuna squadra scozzese aveva mai vinto. Nemsadze con un lancio mandò in rete Steve Lovell: 2-0, poi 4-0 a Dens Park. Il sorteggio regalò il Perugia, l'Italia ancora una volta. Più di duemila tifosi del Dundee seguirono la squadra in Umbria, ma dopo la sconfitta per 2-1 in casa bastò un gol per chiudere la porta, 1-0 il 15 ottobre 2003. Tre giorni dopo, a Dens Park, la sua ultima partita con la maglia blu, uno a zero sul Partick Thistle. A novembre i conti saltarono: il club in amministrazione controllata, quindici giocatori lasciati liberi, lui fra quelli.

Tornò a Tbilisi e chiuse nel 2004-05 dove aveva cominciato, al Dinamo. Dopo il calcio giocato venne la scrivania, da marzo 2011 come direttore sportivo. Poi la panchina: la Georgia Under 17 dal 2017, con i ragazzi della generazione di Khvicha Kvaratskhelia, quindi lo Shevardeni, il Dila Gori e, nel 2020-21, il Dinamo. Nel luglio 2021 provò anche la politica, candidandosi alle comunali per il partito di governo.

Nell'aprile 2010 il club lo mise nella Hall of Fame con il premio internazionale, nella città che lui aveva chiamato la sua «seconda casa». Nel 2015 giocò un'ultima volta in blu scuro nella partita-tributo per Julián Speroni, a Selhurst Park, contro il Crystal Palace. Se n'è andato a Tbilisi il 21 ottobre 2026, a cinquantaquattro anni. Per il Primo Ministro Irakli Kobakhidze è «una perdita enorme per il calcio georgiano». Riposa in pace, capitano.

Leggi l’articolo: Addio a Georgi Nemsadze, il capitano della Georgia passato dalla Reggiana.

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