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Giovanni Pascoli

Poeta e Critico letterario italiano

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Chi era

Giovanni Pascoli è stato un poeta e un latinista italiano, tra le voci più importanti della letteratura fra Ottocento e Novecento. Nato in Romagna nel 1855, perse da ragazzo il padre, ucciso in un agguato, e una dopo l’altra la madre e alcuni fratelli: da quel lutto nacque il «nido» familiare che tornò per tutta la vita nei suoi versi. Insegnò nei licei e poi all’università, vinse più volte il concorso di poesia latina di Amsterdam e scrisse raccolte come Myricae e i Canti di Castelvecchio, in cui le cose umili della campagna diventano simboli. Morì a Bologna il 6 aprile 1912, a cinquantasei anni.

Infanzia e famiglia

Venne al mondo a San Mauro di Romagna, oggi San Mauro Pascoli, il 31 dicembre 1855, quarto dei dieci figli di Ruggero Pascoli e di Caterina Vincenzi Alloccatelli (Dizionario biografico degli italiani). Il padre amministrava la tenuta La Torre, di proprietà dei principi Torlonia, e la famiglia viveva in un relativo benessere. Nell’ottobre del 1862, a quasi sette anni, Giovanni fu mandato con i fratelli Giacomo e Luigi al collegio Raffaello di Urbino, gestito dagli scolopi, dove i classici, e il latino soprattutto, reggevano l’intera educazione: ne rimase l’abitudine di scrivere versi in due lingue.

Ruggero Pascoli con tre dei suoi figli, fra cui il piccolo Giovanni, in una fotografia anteriore al 1867
Ruggero Pascoli con tre dei suoi figli, fra cui il piccolo Giovanni, in una fotografia anteriore al 1867 — Autore sconosciuto, Public domain. Wikimedia Commons

Un padre ucciso e una famiglia che si disfa

Il 10 agosto 1867 Ruggero Pascoli fu raggiunto da colpi di fucile mentre tornava in calesse da Cesena. Giovanni aveva quasi dodici anni. Gli esecutori erano uomini del luogo e in paese si faceva anche il nome di chi li avrebbe armati, ma la famiglia non ottenne giustizia (Dizionario biografico degli italiani; la Treccani parla di un’uccisione impunita e di sospetti che il poeta coltivò a lungo). Quel giorno compare in due poesie, La cavalla storna e X agosto.

Seguirono altri lutti. Il 13 novembre 1868 morì di tifo la sorella maggiore Margherita e il 18 dicembre la madre, di crepacuore; nel 1871 il fratello Luigi, di meningite; nel 1876 Giacomo, il «piccolo padre», anche lui di tifo. Senza i proventi di Ruggero la famiglia si trovò in difficoltà, e Giacomo dovette ritirare Giovanni dal collegio di Urbino. Wikipedia in italiano riferisce che secondo alcune ricerche la morte di Giacomo non fu naturale; è un’ipotesi che la voce riporta senza darle conferma.

La targa con il busto di Pascoli nel collegio Raffaello di Urbino, dove fu alunno dal 1862
La targa con il busto di Pascoli nel collegio Raffaello di Urbino, dove fu alunno dal 1862 — sailko, CC BY-SA 3.0. Wikimedia Commons

Gli studi a Bologna e il carcere

Terminò il liceo a Firenze, ancora presso gli scolopi, nel 1872-73; nel tardo autunno del 1873, grazie a una borsa di studio, si iscrisse alla facoltà di lettere di Bologna. Ebbe come maestro Giosuè Carducci, e strinse amicizie che durarono, come quella con Severino Ferrari. Fu un periodo di militanza: seguì le idee internazionaliste di Bakunin e fu amico di Andrea Costa. Nel 1876 perse la borsa, accusato, secondo il Dizionario biografico, di aver fischiato il Ministro dell’Istruzione Ruggero Bonghi.

Dopo la condanna di alcuni internazionalisti, il 7 settembre 1879 Pascoli protestò in aula con grida e fu arrestato. Rimase per oltre tre mesi nel carcere di San Giovanni in Monte, e il 22 dicembre fu processato e assolto (Treccani; Dizionario biografico degli italiani). Uscito di prigione, rallentò l’impegno politico e riprese gli studi: si laureò il 17 giugno 1882 con una tesi sul poeta greco Alceo, discussa davanti a una commissione di cui faceva parte Carducci, con il massimo dei voti e la lode. Wikipedia in italiano ricorda anche che il 22 settembre 1882 fu iniziato alla massoneria nella loggia «Rizzoli» di Bologna.

L’insegnamento: Matera, Massa, Livorno

Nominato professore di greco e latino, nell’autunno del 1882 prese servizio al liceo Duni di Matera, un luogo che lo spaesò. Nel 1884 ottenne il trasferimento a Massa, dove poté finalmente riunire attorno a sé le sorelle Ida e Maria, rimaste a lungo in un convento di Sogliano; il 3 maggio 1885 la famiglia si sistemò in una villa in affitto con un podere. Dall’ottobre 1887 insegnò al liceo di Livorno, dove restò fino al 1895. Il suo primo libro nacque in quegli anni.

Myricae e il concorso di Amsterdam

Il titolo Myricae, preso da un verso di Virgilio sulle umili tamerici, apparve su una rivista nel 1890. Nel luglio 1891 uscì la prima raccolta, stampata a Livorno dall’editore Giusti per le nozze di un amico: ventidue poesie. Nel 1892 la seconda edizione ne contava settantadue, e il libro fu ampliato ancora nel 1894, nel 1897 (vi entrò L’assiuolo) e nel 1900. Gabriele D’Annunzio lo recensì su Il Mattino di Napoli alla fine del 1892.

Intanto Pascoli scriveva poesia in latino. Con il poemetto Veianius ottenne nel marzo 1892 il premio del Certamen Hoeufftianum di Amsterdam, e in seguito ne vinse altri: secondo la Treccani, dopo il primo ne conquistò dodici. Con l’oro delle medaglie fu acquistata la casa di Castelvecchio, nel 1902 (Dizionario biografico degli italiani). Britannica riferisce che D’Annunzio considerava i suoi versi latini i migliori scritti dall’età di Augusto.

Castelvecchio e il «nido»

Nell’estate del 1895 Ida si fidanzò e il 30 settembre sposò Salvatore Berti: il progetto di ricostruire la famiglia perduta si incrinò. Pascoli lasciò Livorno e si trasferì con Maria a Castelvecchio di Barga, in Garfagnana, in una villa in affitto con podere sul colle di Caprona, luogo solitario che rispondeva al suo bisogno di quiete e di contatto con la natura. Da allora, fra un incarico e l’altro, tornò sempre lì, e la casa divenne l’ambiente di molte delle sue poesie più celebri. Nel frattempo, in ottobre, era stato nominato professore all’università di Bologna; nel 1897 passò a Messina come ordinario di letteratura latina e nel 1903 a Pisa.

La casa di Pascoli a Castelvecchio Pascoli, nel comune di Barga, oggi casa museo
La casa di Pascoli a Castelvecchio Pascoli, nel comune di Barga, oggi casa museo — Sara Moscardini, CC BY-SA 4.0. Wikimedia Commons

Le sorelle, e Maria in particolare, restarono al centro della sua vita. Wikipedia in italiano racconta che, dopo il matrimonio di Ida, Pascoli progettò un fidanzamento con la cugina Imelde Morri, ma che rinunciò di fronte alla disperazione di Maria. Dal 1897 al dicembre 1911 tenne anche una lunga corrispondenza con un’ammiratrice, Emma Corcos, la «gentile Ignota» (Dizionario biografico).

Giovanni Pascoli a Castelvecchio, in una fotografia che Commons data agli anni novanta dell'Ottocento
Giovanni Pascoli a Castelvecchio, in una fotografia che Commons data agli anni novanta dell'Ottocento — Autore sconosciuto, Public domain. Wikimedia Commons

Le poesie, il «fanciullino» e gli studi su Dante

Nel 1897 la rivista fiorentina Il Marzocco ospitò i suoi pensieri sull’arte poetica, poi rielaborati nello scritto Il fanciullino: il poeta conserva lo sguardo stupito dei bambini e dà un nome alle cose come per la prima volta. Nella formula riportata dal Dizionario biografico, la poesia consiste «nella visione d’un particolare inavvertito, fuori e dentro di noi». I Primi poemetti e i Nuovi poemetti cantano i lavori dell’anno agricolo; i Canti di Castelvecchio, usciti nell’aprile 1903 da Zanichelli, riprendono il tono di Myricae e sono dedicati alla madre. Nel 1904 vennero i Poemi conviviali, nei quali rilegge miti e testi greci, dedicati ad Adolfo De Bosis.

Si occupò con passione anche di Dante, con Minerva oscura (1898), poi con Sotto il velame (1900) e con La mirabile visione (1902). Quei volumi, fondati su un’interpretazione allegorica e mistica, non convinsero gli studiosi: nel 1899 Minerva oscura non ottenne il premio dei Lincei, con grande dispiacere dell’autore (Dizionario biografico).

Lo studio di Giovanni Pascoli nella casa di Castelvecchio
Lo studio di Giovanni Pascoli nella casa di Castelvecchio — The original uploader was N.monte at Italian Wikipedia., CC BY 2.0. Wikimedia Commons

Il rapporto con D’Annunzio e con Carducci

Pascoli conobbe D’Annunzio a Roma nel 1895. Il loro rapporto fu discontinuo: nel gennaio 1900, dopo uno scambio di lettere sul Marzocco, i due interruppero i contatti, che ripresero verso la metà del 1903. Alla fine di quell’anno Alcyone si chiuse con un commiato in cui D’Annunzio chiamò Pascoli l’ultimo erede di Virgilio (Dizionario biografico). Con Carducci, scrive lo stesso dizionario, il legame fu ambivalente: Pascoli gli rimproverava il silenzio sui suoi versi italiani, mentre il maestro lodava soprattutto il Pascoli latino.

La cattedra di Bologna e l’impegno civile

Quando Carducci lasciò l’insegnamento, nel 1905 la facoltà di lettere di Bologna chiamò Pascoli alla cattedra di letteratura italiana. Dopo molti dubbi, il 9 gennaio 1906 tenne la prolusione in onore del predecessore. Negli ultimi anni scrisse versi di argomento patriottico: Odi e inni (1906), Le canzoni di Re Enzio (1908-09) e i Poemi italici (1911). Per il cinquantenario dell’Unità compose in latino un inno a Roma e uno a Torino.

Il 26 novembre 1911, al teatro dei Differenti di Barga, tenne il discorso La grande proletaria si è mossa, a favore della guerra di Libia. La Treccani e il Dizionario biografico lo leggono come una deriva nazionalista e imperialista del suo socialismo umanitario giovanile; Wikipedia in italiano sostiene invece che non si trattò di nazionalismo vero e proprio, ma di uno sviluppo delle sue idee socialiste e patriottiche.

Le opere

  • 1891 — Myricae, prima edizione (ampliata fino al 1900)
  • 1892 — Veianius, primo premio del Certamen Hoeufftianum
  • 1897 — Il fanciullino e prima edizione dei Poemetti
  • 1898 — Minerva oscura, studio su Dante
  • 1903 — Canti di Castelvecchio
  • 1904 — Poemi conviviali e Primi poemetti
  • 1906 — Odi e inni
  • 1909 — Nuovi poemetti
  • 1911 — Poemi italici
  • 1913 — Poemi del Risorgimento, postumi, curati dalla sorella Maria

La morte

Il 31 dicembre 1911 Pascoli compì cinquantasei anni, e fu il suo ultimo compleanno: poco dopo la salute peggiorò e il medico gli consigliò di lasciare Castelvecchio per Bologna (Wikipedia in italiano). Morì il 6 aprile 1912 nella casa bolognese di via dell’Osservanza (Dizionario biografico degli italiani; Britannica dà la stessa data e la stessa città, la Treccani l’anno e la città); Wikipedia in italiano precisa che era il Sabato Santo. Le fonti non sono d’accordo sulla causa: il Dizionario biografico scrive cirrosi epatica; Wikipedia in italiano riferisce che la cirrosi gli fu diagnosticata a Bologna, che il certificato di morte indica però un tumore allo stomaco e che la sorella Maria parlò di epatite e tumore al fegato; Wikipedia in inglese scrive cancro al fegato. La voce italiana ricorda anche che la vittoria al concorso di Amsterdam per il poemetto Thallusa fu appresa dal poeta soltanto sul letto di morte.

Dove riposa

Pascoli è sepolto a Castelvecchio Pascoli, frazione di Barga, in provincia di Lucca. Per la Treccani, pur essendo morto a Bologna, fu seppellito nella casa di Castelvecchio; secondo Wikipedia in italiano e in inglese la tomba si trova nella cappella annessa alla sua dimora, dove fu poi sepolta anche la sorella Maria, scomparsa nel 1953 e rimasta custode delle sue carte.

L’eredità

Maria scrisse la biografia del fratello, Lungo la vita di Giovanni Pascoli, uscita nel 1961 dopo la sua morte, e custodì a Castelvecchio libri e carte. La biblioteca e l’archivio del poeta si trovano oggi nella casa museo di Castelvecchio e nella Biblioteca statale di Lucca (Wikipedia in italiano). A San Mauro Pascoli la casa natale, dichiarata monumento nazionale nel 1924, ospita un museo dedicato al poeta. Nel 1955, per il centenario della nascita, gli fu dedicato un francobollo da 25 lire; nel 2012, a cento anni dalla morte, una moneta da due euro e un francobollo. Britannica ricorda che il premio letterario Pascoli fu istituito nel 1962 per il cinquantenario della morte.

Date da ricordare

  • 31 dicembre 1855 — nasce a San Mauro di Romagna
  • 10 agosto 1867 — viene ucciso il padre, Ruggero
  • 17 giugno 1882 — si laurea a Bologna con una tesi su Alceo
  • luglio 1891 — esce la prima edizione di Myricae
  • 1895 — si trasferisce a Castelvecchio con la sorella Maria
  • aprile 1903 — escono i Canti di Castelvecchio
  • 1905 — la facoltà di Bologna lo chiama alla cattedra di Carducci
  • 6 aprile 1912 — muore a Bologna

1855–1912

Dove riposa

Cappella annessa alla casa di Castelvecchio Pascoli (Barga, Lucca)

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Autore sconosciuto, Public domain (Wikimedia Commons)

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