Imerio Massignan nacque a Valmarana ed è rimasto nella storia del ciclismo come uno scalatore puro. Lo chiamavano «gamba secca» per la sua pedalata particolare, dovuta a una gamba più corta dell’altra. Era professionista dal 1959 al 1970 e debuttò al Giro d’Italia del 1959, sostenuto dall’imprenditore vicentino Tullio Campagnolo, fondatore dell’azienda di componenti per biciclette e inventore del cambio a deragliatore.
Al primo Giro mostrò subito di che pasta era fatto: chiuse quinto, dietro a Gaul, Anquetil, Ronchini e Van Looy, dopo essersi reso protagonista sul Piccolo San Bernardo di un’azione che staccò tutti tranne Gaul. Nello stesso anno vinse la Bologna-Raticosa.
Nel 1960 fu quarto al Giro, dietro Anquetil, Gastone Nencini e Gaul. In quell’edizione fu il primo a scalare il passo Gavia, ma quattro forature gli tolsero la vittoria di tappa e il podio, mentre Gaul, che forò solo due volte, vinse: per questa sfortuna fu soprannominato «l’Angelo del Gavia». Fu poi terzo al Tour de Romandie e, al primo Tour de France, decimo in classifica generale e vincitore della classifica degli scalatori. Ai Mondiali del 1960 concluse quarto in volata, primo degli italiani.
Nel 1961 il suo Tour fu ancora migliore: bissò la classifica scalatori, chiuse quarto nella generale e si impose a Superbagnères, traguardo in quota sotto una bufera di neve, la vittoria più prestigiosa della carriera. Quell’anno fu anche secondo al Giro di Lombardia dietro Vito Taccone, e fu tra i pochi a salire il Muro di Sormano senza mettere il piede a terra. Nel 1962 fu secondo al Giro, a meno di quattro minuti dal vincitore Franco Balmamion, e nel 1963 settimo.
Sempre nel 1963 una nefrite lo costrinse a chiudere in anticipo la stagione e a restare fermo per tutto il 1964. Tornò nel 1965 con la maglia dell’Ignis, non più ai livelli di prima ma ancora tra i migliori scalatori: si impose in una tappa della Volta Ciclista a Catalunya e chiuse nono il Giro. Nel 2007 l’Associazione Nazionale Ex Corridori Ciclisti gli assegnò il Premio Grandi Ex. Anche il fratello più giovane, Enrico, corse da professionista. Massignan morì a Novi Ligure.
Il suo nome resta legato alle montagne e a un destino un po’ ingiusto: sul Gavia, nel 1960, pagò con quattro forature la gloria di una salita fatta in testa. Chi guarda l’albo d’oro dei Tour 1960 e 1961 trova il suo nome fra i migliori scalatori, e quella rimane la sua firma sul ciclismo italiano.
Da dove viene quello che c'è scritto
- Wikipedia in italiano: Imerio Massignan consultata il 19 ottobre 2026
- Wikidata: Q732222 consultata il 19 ottobre 2026
Immagine: Autore sconosciuto, Public domain (Wikimedia Commons)
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