Chi era
Marco Aurelio Valerio Massenzio fu imperatore romano dal 306 al 312 e governò l’Italia e l’Africa. Era figlio dell’Imperatore Massimiano. Il Senato di Roma lo riconobbe, ma gli altri imperatori no, e per questo molti storici lo considerano un usurpatore. Morì il 28 ottobre 312 nella battaglia di Ponte Milvio, alle porte di Roma, sconfitto da Costantino. Le date di questa scheda seguono il calendario giuliano, quello in uso nell’antichità.
Fu l’ultimo imperatore a risiedere in modo stabile a Roma, e a lui si devono alcune delle grandi costruzioni che ancora oggi si vedono fra il Foro e la via Appia. La memoria di lui, però, ci è arrivata soprattutto attraverso i vincitori: dopo la sconfitta fu condannato alla damnatio memoriae, cioè a essere cancellato dai monumenti, e gli autori vicini a Costantino lo descrissero come un tiranno. Questa scheda distingue, dove è possibile, ciò che le fonti antiche raccontano da ciò che gli storici ritengono sicuro.
Famiglia e origini
Massenzio nacque intorno al 278, secondo la Wikipedia in italiano e l’Enciclopedia Italiana; la Wikipedia in inglese scrive circa il 283. Il luogo di nascita non si conosce. Era figlio di Massimiano, che dal 286 governava con Diocleziano, e della siriana Eutropia. Sua sorella Fausta divenne la seconda moglie di Costantino, il futuro rivale.
Sposò Valeria Massimilla, figlia di Galerio, e ne ebbe due figli: Valerio Romolo e un secondo, il cui nome le fonti non riportano. Quanto alla data delle nozze, si sa soltanto che fu dopo il 293 (Wikipedia in italiano) e che non è conosciuta con precisione (Wikipedia in inglese).
L’esclusione e la salita al potere
Nel 305 Diocleziano e Massimiano abdicarono. I due nuovi imperatori, Galerio e Costanzo Cloro, nominarono come cesari non i figli dei predecessori, cioè Massenzio e Costantino, ma Massimino Daia e Flavio Severo. Per la prima volta restavano fuori i figli di sangue di un Imperatore regnante. La Wikipedia in inglese cita l’Epitome attribuita a Lattanzio, secondo cui Galerio odiava Massenzio e lo fece scartare. Massenzio si ritirò in una tenuta a poca distanza da Roma.
Nel luglio 306 morì Costanzo Cloro e i soldati in Britannia acclamarono il figlio Costantino; Galerio lo accettò con il grado inferiore di cesare. Il caso aprì la strada a Massenzio. A Roma erano circolate voci che la città sarebbe stata sottoposta alla tassa di capitazione, come il resto dell’impero, e che i resti della guardia pretoriana sarebbero stati sciolti: scoppiarono rivolte e alcuni ufficiali offrirono la porpora a Massenzio. Il 28 ottobre 306 fu acclamato imperatore. L’Enciclopedia Italiana scrive 27 o 28 ottobre. Dapprima non prese il titolo di augusto e si chiamò princeps invictus, nella speranza che Galerio lo riconoscesse, ma Galerio rifiutò.
Il governo: Severo, Galerio, il padre
All’inizio del 307 l’augusto Severo marciò su Roma con un grande esercito, ma gran parte dei soldati, che avevano servito anni con Massimiano, passò a Massenzio. Severo si ritirò a Ravenna e si arrese; poco dopo fu messo a morte, probabilmente nei pressi di Roma, ma, avverte la Wikipedia in inglese, le circostanze non sono certe. Massimiano, intanto, era tornato a Roma per sostenere il figlio, e Massenzio si proclamò augusto. In estate Galerio scese a sua volta in Italia con un esercito ancora più grande, ma molti suoi soldati passarono dalla parte di Massenzio e lui dovette ritirarsi. Costantino, nello stesso anno, sposò Fausta e fu riconosciuto augusto da Massimiano, pur senza sostenere apertamente il cognato.
Nella primavera del 308 Massimiano tentò di destituire il figlio davanti ai soldati, che invece si schierarono con Massenzio, e fu costretto a rifugiarsi da Costantino. Nell’autunno una conferenza a Carnunto, sul Danubio, negò ancora una volta a Massenzio il riconoscimento. Alla fine del 308 l’Africa si staccò sotto Lucio Domizio Alessandro, una perdita grave, perché da lì arrivava il grano per Roma. Massenzio mandò nel 310 il suo prefetto del pretorio Rufio Volusiano, che sconfisse Alessandro; l’usurpatore fu giustiziato e i beni dei suoi sostenitori furono confiscati. La Wikipedia in italiano aggiunge che Cartagine fu saccheggiata.
Nel 309 morì il figlio maggiore, Valerio Romolo, a circa quattordici anni. Fu divinizzato e sepolto nel mausoleo di famiglia sulla via Appia. La Wikipedia in italiano riferisce un’ipotesi, quella di un annegamento accidentale nel Tevere, ma la presenta come un’ipotesi e non come un fatto.
I cristiani e i vescovi di Roma
L’Enciclopedia Italiana ricorda i rapporti con la Chiesa romana. Massenzio avrebbe permesso ai cristiani di eleggere il Papa Marcello nel 307 e Eusebio nel 308, ma entrambi furono poi mandati in esilio dopo contrasti interni alla comunità; nel 311 fece eleggere Milziade, al quale rese le chiese sequestrate ai tempi della persecuzione di Diocleziano. Anche in Africa avrebbe reso ai cristiani la libertà. La Catholic Encyclopedia, nell’edizione del 1913, scrive che egli pose fine alla persecuzione in Italia e in Africa, ma aggiunge che il suo regno fu macchiato da dissolutezza e crudeltà. La Wikipedia in italiano ricorda che gli autori vicini a Costantino, come Eusebio di Cesarea, lo descrissero come dissoluto e superstizioso.
Roma e le sue opere
Massenzio fissò la residenza sul Palatino e volle restituire a Roma il ruolo di capitale, definendosi conservator urbis suae, cioè conservatore della sua città. Sulle monete di Roma e di Ostia fece coniare i simboli delle origini: la lupa con i gemelli e il dio Marte. Il suo programma edilizio fu in parte interrotto dalla fine del regno.
- La Basilica Nova, sulla Velia (308-312), la più grande basilica civile di Roma. La completò Costantino, che fece sostituire il volto di Massenzio con il proprio sulla statua colossale dell’abside.
- Il tempio del Divo Romolo, forse del 309, dedicato al figlio morto, nel Foro Romano.
- La ricostruzione del tempio di Venere e Roma e l’ampliamento del Clivus Sacrae Viae.
- Il rialzo delle Mura Aureliane, con un fossato, e il restauro della via Appia fino a Brindisi.
- La villa sulla via Appia, al terzo miglio: un palazzo, un circo lungo 465 metri, ma capace di soli diecimila spettatori, e il mausoleo dinastico.


Il circo, osserva la Wikipedia in italiano, è oggi il circo romano meglio conservato fra quelli giunti dall’antichità, e si ritiene che Massenzio non l’abbia mai usato. Gli scavi sistematici cominciarono nel 1825 per volontà del Duca Giovanni Torlonia, e vicino alla porta trionfale fu trovata un’iscrizione che nomina Massenzio come committente e Romolo come destinatario del monumento.


La guerra contro Costantino
Dopo la morte di Massimiano, nel 310, Massenzio si presentò come figlio devoto: fece coniare monete con il padre divinizzato e disse di volerne vendicare la fine, mentre Costantino, che lo aveva costretto al suicidio, diffuse due versioni diverse dell’accaduto. Nell’estate 311, secondo la Wikipedia in inglese, Massenzio mobilitò l’esercito contro Costantino; Costantino strinse un’alleanza con Licinio e Massenzio cercò quella di Massimino Daia.
Nella primavera del 312 Costantino passò le Alpi. Prese Susa, vinse presso Torino una cavalleria pesante nemica, entrò a Milano e sconfisse Massenzio anche a Verona. Sul numero dei soldati le fonti divergono: lo storico Zosimo, riportato dalla Wikipedia in italiano, parla di novantamila fanti e ottomila cavalieri per Costantino e di centosettantamila fanti e diciottomila cavalieri per Massenzio, mentre la Wikipedia in inglese stima fra venticinquemila e quarantamila uomini per Costantino e circa centomila per l’avversario. Sono cifre antiche e discusse, da leggere con cautela.
Ponte Milvio
Massenzio aveva forse pensato di aspettare l’assedio dentro le mura, come aveva già fatto contro Severo e Galerio, e aveva fatto tagliare alcuni ponti sul Tevere. Poi cambiò idea. Le fonti antiche spiegano la scelta in modi diversi: il De mortibus persecutorum ed Eusebio la attribuiscono all’intervento di Dio, Zosimo alla superstizione. Secondo la Wikipedia in italiano il giorno della battaglia coincideva con l’anniversario della sua acclamazione, un momento considerato di buon auspicio, e Massenzio aveva consultato gli indovini e i libri sibillini.
L’esercito fu schierato fuori città, oltre il Tevere, sulla via Flaminia. Per attraversare il fiume era stato costruito un ponte di barche o di legno accanto al Ponte Milvio. Per le fonti non è chiaro come fosse fatto: Zosimo lo descrive in due parti unite da fissaggi di ferro, altri parlano di un ponte di barche. La cavalleria di Costantino disorganizzò quella di Massenzio, la fanteria avanzò e le truppe vennero spinte contro il fiume. Il ponte provvisorio cedette e molti soldati furono presi o uccisi.

La morte
Massenzio morì il 28 ottobre 312, annegato nel Tevere. Sul modo preciso le fonti si dividono. Lattanzio (o l’autore del De mortibus persecutorum, la cui identità è discussa) racconta che il ponte era stato distrutto alle sue spalle e che la folla in fuga lo spinse a precipizio nel fiume. Eusebio, nella Vita di Costantino, scrive invece che Massenzio, cercando scampo sul ponte di barche costruito perché crollasse a suo comando, cadde nella sua stessa trappola. La Wikipedia in italiano riporta anche due ipotesi moderne: che sia annegato tentando di attraversare a nuoto, o che sia stato scaraventato giù dal cavallo. La Catholic Encyclopedia si limita a dire che morì fra quelli travolti dal ponte. Wikidata registra la morte come avvenuta in combattimento e per annegamento.
Il giorno dopo i soldati di Costantino ne trovarono il corpo. Gli tagliarono la testa e la portarono in processione per Roma, perché i romani, timorosi, avessero la prova della sua morte; poi la inviarono a Cartagine, per assicurarsi la fedeltà dell’Africa. Costantino entrò in città il 29 ottobre. Sul destino della famiglia le fonti consultate divergono: la Wikipedia in inglese afferma che tutti i familiari, compresi i due figli, furono messi a morte, mentre quella in italiano scrive che dopo il 312 non si sa più nulla della moglie e del figlio minore, e ricorda che Romolo era già morto nel 309.
Dopo la morte
Costantino fece cancellare il nome di Massenzio dalle iscrizioni, e sull’arco di Costantino il vinto è chiamato soltanto «il tiranno». La madre Eutropia, secondo la Wikipedia in italiano, fu costretta a giurare che Massenzio non fosse figlio di Massimiano, e ciò permise a Costantino di riabilitare la memoria del suocero.
Non tutti i sostenitori sparirono. Nel 2005, scavando sulle pendici del Palatino, gli archeologi trovarono nascosti in un vano sotterraneo scettri, lance da parata e portastendardi, che interpretarono come le insegne di Massenzio, messe al riparo da Costantino dai suoi seguaci. Secondo la Wikipedia in inglese sono le uniche insegne imperiali ritrovate finora, e oggi sono esposte nel Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo alle Terme.
Le fonti consultate non dicono dove sia stato sepolto: il corpo fu recuperato dal fiume e poi decapitato, mentre il mausoleo sulla via Appia fu fatto costruire per la famiglia e vi fu deposto Romolo.
L’eredità
Molte opere che si attribuiscono a Costantino, a cominciare dalla grande basilica del Foro, furono in realtà cominciate da Massenzio: la sua opera fu oscurata dalla condanna della memoria (Wikipedia in inglese). L’Imperatore Giuliano, pronipote di Massenzio, ne parlò male, influenzato forse dalle fonti propagandistiche costantiniane. La Wikipedia in italiano ricorda anche che Massenzio tentò di rilanciare la religione tradizionale di Roma tollerando il cristianesimo, un programma che in seguito altri tentarono di riprendere. La battaglia di Ponte Milvio, dal canto suo, è rimasta nell’arte, come nell’affresco di Giulio Romano in Vaticano.
Date da ricordare
- Circa 278: nasce (circa 283 per la Wikipedia in inglese).
- 1° maggio 305: Diocleziano e Massimiano abdicano, Massenzio è escluso dalla successione.
- 28 ottobre 306: è acclamato imperatore a Roma.
- 307: Severo e poi Galerio non riescono a prendere Roma.
- 309: muore il figlio Valerio Romolo.
- 310: l’Africa torna sotto il suo controllo.
- Primavera 312: Costantino scende in Italia.
- 28 ottobre 312: muore nella battaglia di Ponte Milvio.
- 29 ottobre 312: Costantino entra a Roma.
Da dove viene quello che c'è scritto
- Wikipedia in italiano, Massenzio consultata il 16 ottobre 2026
- Wikipedia in inglese, Maxentius consultata il 16 ottobre 2026
- Wikipedia in italiano, Battaglia di Ponte Milvio consultata il 16 ottobre 2026
- Wikipedia in italiano, Villa di Massenzio consultata il 16 ottobre 2026
- Wikipedia in italiano, Circo di Massenzio consultata il 16 ottobre 2026
- Wikipedia in italiano, Basilica di Massenzio consultata il 16 ottobre 2026
- Wikipedia in italiano, Tempio del Divo Romolo consultata il 16 ottobre 2026
- Wikidata, Q182070 consultata il 16 ottobre 2026
- Treccani, Enciclopedia Italiana, voce Massenzio di Alberto Pincherle (1934) consultata il 16 ottobre 2026
- Treccani, Dizionario di Storia (2010), voce Massenzio consultata il 16 ottobre 2026
- Livius.org, Maxentius, di Jona Lendering consultata il 16 ottobre 2026
- Catholic Encyclopedia (1913), Marcus Aurelius Maxentius, di Karl Hoeber, su Wikisource consultata il 16 ottobre 2026
Immagine: shakko, CC BY 3.0 (Wikimedia Commons)
Scheda scritta dalla redazione di Cimiteri.Online, che ne risponde.
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