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Ivan Alekseevič Bunin

Scrittore russo

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Chi era

Ivan Alekseevič Bunin, nato a Voronež il 22 ottobre 1870 e morto a Parigi l’8 novembre 1953, fu un narratore e poeta russo, il primo scrittore di lingua russa a ottenere il Nobel per la letteratura, nel 1933. Lo si ricorda per una prosa asciutta e precisa, che prolungava nel Novecento la lezione di Tolstoj e di Čechov, e per le storie ambientate fra tenute di campagna, villaggi e grandi viaggi, dove un paesaggio o un odore bastano a far affiorare un amore o un rimpianto. Dopo la rivoluzione scelse l’esilio in Francia e non tornò più in patria.

Infanzia e famiglia

Bunin nacque nella tenuta di famiglia, terzo e ultimo figlio maschio di Aleksej Nikolaevič Bunin e di Ljudmila Aleksandrovna, nata Čubarova. La data di nascita è quella del calendario gregoriano: in Russia allora si contava secondo il calendario giuliano, e sui documenti dell’epoca si legge 10 ottobre. La famiglia apparteneva a una nobiltà antica ma ormai impoverita, e lo scrittore ne andava fiero: nella breve autobiografia scritta per la fondazione Nobel ricordò fra i suoi antenati la poetessa Anna Bunina e Vasilij Žukovskij.

I primi anni li passò a Butyrki e poi a Ozerki, nella campagna di Elec, circondato da persone affettuose. Del padre, uomo robusto, impulsivo e giocatore, e della madre, più mite, che gli trasmise il gusto delle fiabe e del folklore, parlò sempre con vivacità. Il vizio del gioco del padre consumò il patrimonio di famiglia già alla fine degli anni Settanta. Bunin ricordava anche la sensibilità quasi fuori misura con cui, da bambino, coglieva i particolari della natura: fu la base di tutta la sua scrittura.

Gli studi e i primi versi

Nel 1881 fu mandato al ginnasio di Elec, ma dovette lasciarlo prima di finire il corso: le difficoltà economiche dei genitori gli impedirono di continuare, e la fine del suo percorso scolastico arrivò nel marzo del 1886. Tornato a casa, proseguì gli studi sotto la guida del fratello maggiore Julij, che aveva fatto l’università e lo iniziò ai classici russi, a Puškin, Gogol’ e Lermontov, e alla psicologia e alla filosofia. Con Julij restò legato fino al 1920. Nel maggio del 1887 una rivista di Pietroburgo, Rodina, pubblicò il suo primo componimento; aveva sedici anni.

Ivan Bunin (a destra) con il fratello Julij, a Poltava, intorno al 1892
Ivan Bunin (a destra) con il fratello Julij, a Poltava, intorno al 1892 — Один з фотографів Полтави, біля 1892 року, Public domain. Wikimedia Commons

Gli anni di Orël e Poltava

Nel 1889 Bunin lavorava a Orël, al quotidiano Orlovskij vestnik, prima come correttore e poi come redattore e critico teatrale; lì pubblicò versi, racconti e recensioni. Conobbe Varvara Paščenko, collaboratrice del giornale, e se ne innamorò. Nel 1891 uscì il suo primo libro, una raccolta di versi del periodo 1887-1891, stampata a Orël come supplemento del giornale. Dall’agosto del 1892 la coppia visse a Poltava, ospite di Julij, che gli trovò un posto nell’amministrazione locale. La relazione si guastò e nel 1894 Varvara sposò un amico di Bunin, l’autore teatrale Arsenij Bibikov; per un certo periodo i familiari temettero per la vita dello scrittore.

Nel 1894 viaggiò a lungo in Ucraina, una terra che amò per i villaggi, le steppe e i canti popolari, e a Mosca incontrò Tolstoj. Fu un’attrazione forte, tanto che per un po’ tentò di vivere secondo le idee del grande scrittore; fu lo stesso Tolstoj a sconsigliargli di spingersi troppo in là. Nel 1895 vide per la prima volta la capitale e conobbe Čechov, con cui nacque una corrispondenza e un’amicizia solida. Dal 1899 fu legato a Maksim Gor’kij, a cui dedicò nel 1901 la raccolta di versi Listopad («La caduta delle foglie»), e frequentò il gruppo letterario Znanie.

La maturità: poesia, racconti e viaggi

Nel 1898 uscì Sotto il cielo aperto, la sua seconda raccolta di versi, e Bunin si trasferì a Odessa. Qui, il 23 settembre 1898, sposò Anna Cakni, figlia di un attivista ed editore greco; l’unione durò poco, e si separarono nel marzo del 1900. Il figlio Nikolaj nacque il 30 agosto 1900 e morì nel gennaio del 1905, a quattro anni, per una scarlattina complicata dal morbillo. Il padre lo vide pochissimo.

Fra il 1900 e il 1909 la sua fama crebbe. Le mele Antonov (1900) diventò un racconto da antologia scolastica; Listopad e la versione russa del Canto di Hiawatha di Longfellow gli valsero il premio Puškin dell’Accademia delle scienze, che ebbe una seconda volta nel 1909, quando fu eletto accademico onorario. Tradusse anche Byron, Tennyson e Musset. Nel novembre del 1906 conobbe a Mosca Vera Muromceva, la compagna di tutta la vita, e nel 1907 partì con lei per l’Egitto e la Palestina; il viaggio gli ispirò i racconti de L’ombra dell’uccello. Altre traversate lo portarono a Ceylon, a Costantinopoli, in Algeria e in Tunisia, e dall’esperienza dell’Oriente nacquero molte pagine della maturità.

Nel 1910 uscì Il villaggio, il suo primo romanzo, un ritratto senza sconti della Russia contadina che provocò accese discussioni e lo rese famoso; seguì nel 1912 Valsecca (Suchodol), sul declino dell’aristocrazia terriera. Fra il 1912 e il 1914 passò tre inverni a Capri con Gor’kij. Nel 1915 fu stampata l’edizione delle sue opere in sei tomi, e fra il 1915 e il 1916 il racconto Il signore di San Francisco, la storia di un ricco americano che muore a Capri e che resta il suo titolo più conosciuto.

La rivoluzione e l’esilio

Bunin accolse la rivoluzione d’ottobre con orrore e ruppe i rapporti con Gor’kij. Il 21 maggio 1918 lasciò Mosca per raggiungere il sud, tenuto allora dall’Armata bianca, e a Odessa collaborò a un giornale antibolscevico. Il 26 gennaio 1920 s’imbarcò con Vera sull’ultima nave francese in partenza dalla città, verso Costantinopoli; dopo soste a Sofia e Belgrado, il 28 marzo 1920 arrivarono a Parigi. Da allora vissero fra un appartamento di rue Jacques-Offenbach e le ville prese in affitto a Grasse e nei dintorni. Bunin sposò Vera nel 1922, dopo il divorzio dalla prima moglie.

Il diario degli anni 1918-1920, Giorni maledetti, uno dei pochissimi testi antibolscevichi scritti a caldo, uscì a puntate sulla stampa dell’emigrazione nel 1925-1926. Bunin rimase la voce più autorevole degli scrittori russi in esilio: continuò a pubblicare in russo, con racconti come L’amore di Mitja (1925) e il romanzo autobiografico La vita di Arsen’ev, scritto nel 1927-1929 e pubblicato a partire dal 1930.

Il Nobel del 1933

L’Accademia svedese gli assegnò il premio nel 1933, con la motivazione che lodava la severa maestria con cui aveva portato avanti le tradizioni classiche della prosa russa. Fu il primo russo a riceverlo. Nel discorso di ringraziamento osservò che per la prima volta il premio andava a un esule, e definì la libertà di pensiero un dogma per gli scrittori. Donò centomila franchi a un fondo di beneficenza letteraria, e la distribuzione di quel denaro provocò polemiche fra gli emigrati. In Unione Sovietica il premio fu spiegato come un «intrigo imperialista».

La guerra a Grasse e gli ultimi anni

Allo scoppio della seconda guerra mondiale gli amici di New York fecero avere a Bunin e a Vera inviti e passaporti per partire, ma i due decisero di restare a Grasse. Vissero nella villa Jeannette, in collina, con il giovane scrittore Leonid Zurov e altri ospiti, coltivando verdure per sopravvivere. Bunin, schierato contro il nazismo, rifiutò ogni contatto con gli occupanti e non pubblicò nulla durante l’occupazione; secondo Britannica e l’en.wikipedia nascose in casa persone ebree, fra cui un pianista e la moglie. Scrisse intanto i racconti dei Viali oscuri, il suo ciclo sull’amore, usciti a New York nel 1943 in una prima edizione di undici racconti e completi in Francia nel 1946. I tedeschi lasciarono Grasse il 23 agosto 1944.

Nel maggio del 1945 i Bunin tornarono a Parigi. Per qualche tempo lo scrittore valutò l’invito di tornare in Unione Sovietica, ma dopo le memorie del 1950, molto dure verso la vita culturale sovietica, i negoziati finirono. Nel 1951 fu fatto primo socio onorario del PEN International. Gli ultimi anni furono segnati da asma, bronchite e polmonite cronica; si dedicò alle memorie e a un libro su Čechov, che restò incompiuto, e che Vera e Zurov portarono a termine dopo la sua morte (uscì a New York nel 1955). Il 2 maggio 1953 scrisse l’ultima pagina del diario, in cui si stupiva che di lì a poco non sarebbe rimasto più nulla di lui.

Le opere

  • 1891: Poesie 1887-1891, il primo libro, uscito a Orël.
  • 1900: Le mele Antonov.
  • 1901: Listopad («La caduta delle foglie»), raccolta di versi dedicata a Gor’kij.
  • 1910: Il villaggio.
  • 1912: Valsecca.
  • 1915-1916: Il signore di San Francisco.
  • 1925: L’amore di Mitja.
  • 1927-1939: La vita di Arsen’ev, romanzo autobiografico.
  • 1943-1946: Viali oscuri.
  • 1950: Memorie.
  • 1955: A proposito di Čechov, postumo e incompiuto.

La morte

Bunin morì nelle prime ore dell’8 novembre 1953, a ottantatré anni, nel suo appartamento parigino. Come cause sono indicate lo scompenso cardiaco, l’asma cardiaca e la sclerosi polmonare. Il medico di famiglia, Vladimir Zernov, ricordò di essere stato chiamato due volte quel giorno: la seconda, lo scrittore era già spirato. Poche ore prima aveva chiesto alla moglie di leggergli ad alta voce le lettere di Čechov. Le esequie si tennero nella chiesa russa di rue Daru, e i giornali russi e francesi pubblicarono lunghi necrologi.

Dove riposa

La bara rimase per un certo tempo in una cripta provvisoria; il 30 gennaio 1954 Bunin fu deposto a Sainte-Geneviève-des-Bois, nel camposanto degli esuli russi: lo dicono l’it.wikipedia, la Wikipedia francese e quella inglese. Secondo l’edizione francese Vera, morta nel 1961, riposa accanto a lui; per la Wikipedia russa il monumento della tomba fu realizzato su un disegno del pittore Aleksandr Benois.

La tomba di Bunin nel Cimitero russo di Sainte-Geneviève-des-Bois
La tomba di Bunin nel Cimitero russo di Sainte-Geneviève-des-Bois — Vitold Muratov, CC BY-SA 3.0. Wikimedia Commons
La targa al numero 1 di rue Jacques-Offenbach, a Parigi: «Qui visse dal 1920 al 1953 Ivan Bounine, scrittore russo, premio Nobel 1933»
La targa al numero 1 di rue Jacques-Offenbach, a Parigi: «Qui visse dal 1920 al 1953 Ivan Bounine, scrittore russo, premio Nobel 1933» — Wikimedia Commons / Mu, CC BY-SA 3.0. Wikimedia Commons

L’eredità

Negli anni Cinquanta, dopo la morte di Stalin, Bunin fu il primo fra gli scrittori russi in esilio a essere pubblicato ufficialmente in Unione Sovietica; nel 1965 uscì a Mosca un’edizione delle opere in nove volumi, mentre il diario Giorni maledetti restò vietato fino alla fine degli anni Ottanta. Oggi tre musei portano il suo nome in Russia, a Orël, a Elec e a Efremov, e un premio letterario lo ricorda; gli è intitolato l’asteroide 3890 Bunin. Britannica lo conta fra i più raffinati stilisti russi, e Gor’kij, secondo la Wikipedia francese, lo giudicava il migliore della sua generazione.

Ivan Bunin nel 1933, anno del premio Nobel
Ivan Bunin nel 1933, anno del premio Nobel — Nobel Foundation, Public domain. Wikimedia Commons

Date da ricordare

  • 22 ottobre 1870: nasce a Voronež.
  • 1887: pubblica il primo componimento.
  • 1910: esce Il villaggio, che lo rende famoso.
  • 21 maggio 1918: lascia Mosca.
  • 28 marzo 1920: arriva a Parigi.
  • 1933: riceve il premio Nobel per la letteratura.
  • 8 novembre 1953: muore a Parigi.
  • 30 gennaio 1954: è deposto a Sainte-Geneviève-des-Bois.

1870–1953

Dove riposa

Cimitero russo di Sainte-Geneviève-des-Bois (Francia)

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Georgi Vasilievich Trunov, Public domain (Wikimedia Commons)

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