John Keats
Poeta inglese
- Nascita
- Scomparsa
Riposa a Cimitero acattolico di Roma
Il rito
Un pensiero
Lascia un pensieroLa sera del 23 febbraio 1821, in una stanza al numero 26 di piazza di Spagna, a Roma, un ragazzo di venticinque anni chiede all’amico che lo veglia di sollevarlo un poco. «Severn, io… sollevami, sto morendo. Morirò sereno, non spaventarti, stai saldo e ringrazia Dio che sia arrivata.» Joseph Severn, pittore, lo tiene fra le braccia per ore, fino alle undici. L’uomo che ha scritto alcune fra le odi più amate della lingua inglese si spegne così piano che l’amico lo crede ancora addormentato.
John Keats era nato a Londra il 31 ottobre 1795, primo dei figli di un garzone di scuderia che aveva preso in mano la locanda del suocero, la Swan and Hoop di Moorgate. Il padre morì nel 1804, cadendo da cavallo mentre tornava da una visita ai figli in collegio; la madre se ne andò nel 1810, di tubercolosi. A scuola, a Enfield, era un ragazzino rissoso e svogliato, finché il figlio del direttore, Charles Cowden Clarke, gli mise in mano Spenser e l’Omero tradotto da George Chapman. Verso i tredici anni si buttò nello studio e vinse il suo primo premio.
I tutori, però, gli avevano scelto la medicina. Fece l’apprendista da un chirurgo-speziale di Edmonton, poi entrò al Guy’s Hospital di Londra, dove in un mese divenne assistente nelle sale operatorie, e nel 1816 prese la licenza. Intanto scriveva. Il sonetto O Solitude uscì nel maggio di quell’anno sul giornale di Leigh Hunt e fu la sua prima poesia a stampa. A dicembre annunciò al tutore Richard Abbey, che andò su tutte le furie, che avrebbe fatto il poeta e non il chirurgo. Il primo libro, Poems, nel 1817 non interessò quasi nessuno. Endymion, l’anno dopo, fu massacrato dalle riviste, e una gli consigliò di tornare «alla bottega, ai cerotti, alle pillole e ai vasetti di unguento». In vita, i suoi tre volumi vendettero forse duecento copie.
Il suo anno più fecondo cominciò dopo la morte del fratello Tom, il 1° dicembre 1818, che aveva assistito fino all’ultimo. Si trasferì a Wentworth Place, a Hampstead, in casa dell’amico Charles Armitage Brown, e nella primavera del 1819 compose lì cinque delle sue sei odi maggiori. Brown raccontò che un usignolo aveva fatto il nido nel giardino. Una mattina Keats portò la sedia sotto un susino e ci restò due o tre ore. Rientrò con dei foglietti che infilò dietro i libri: era l’Ode to a Nightingale (Ode a un usignolo). Il coproprietario della casa, Charles Dilke, negò la scena: resta una storia tramandata, non provata. Nell’altra metà abitava Fanny Brawne, con la madre. Le prestava libri, leggevano insieme, le diede il sonetto Bright Star. Non poterono sposarsi, perché lui non aveva un soldo e la salute peggiorava. «L’amore è la mia religione», le scrisse nell’ottobre 1819, «potrei morire per questo, potrei morire per te.»
Il 13 settembre 1820 lasciò Londra con Severn, sul brigantino Maria Crowther, per cercare un clima più dolce. Ci furono tempeste, dieci giorni di quarantena a Napoli e l’arrivo a Roma il 14 novembre, quando la speranza di un inverno mite era svanita. Nell’ultima lettera, il 30 novembre, scrisse a Brown di sentirsi come se la sua vera vita fosse già passata. Il medico, James Clark, lo mise a un’acciuga e un pezzo di pane al giorno e continuò a cavargli sangue. Keats chiedeva il laudano, che non gli fu dato, e domandava a Severn quanto sarebbe durata ancora quella sua «esistenza postuma». Dopo la morte le autorità fecero bruciare i mobili della stanza, raschiare le pareti e rifare porte e pavimenti.
Per la tomba non volle né nome né data, soltanto Here lies One whose Name was writ in Water («Qui giace Uno il cui nome fu scritto sull’acqua»). Severn e Brown fecero scolpire, sotto una lira dalle corde spezzate, anche parole di protesta contro i critici. La data incisa è il 24 febbraio: a Roma il giorno nuovo cominciava all’Ave Maria della sera, e per le carte ufficiali Keats morì già il 24. Sette settimane dopo il funerale Shelley gli dedicò l’elegia Adonais. Oscar Wilde, davanti a quel prato, si inginocchiò. Keats riposa nel Cimitero acattolico di Roma, vicino alla Piramide Cestia, con Severn accanto a lui e le margherite che Clark fece piantare. A pochi passi si trova la tomba di Shelley. In piazza di Spagna, ai piedi della scalinata di Trinità dei Monti, la casa dove morì è oggi la Keats-Shelley Memorial House; a Hampstead, Wentworth Place è diventata la Keats House.
Dove riposa
Cimitero acattolico di Roma, Roma (RM)
Da dove viene quello che c'è scritto
- it.wikipedia: John Keats (consultata il 23/10/2026) consultata il 23 ottobre 2026
- en.wikipedia: John Keats (consultata il 23/10/2026) consultata il 23 ottobre 2026
- it.wikipedia: Cimitero acattolico di Roma (consultata il 23/10/2026) consultata il 23 ottobre 2026
- Wikimedia Commons: John Keats by William Hilton circa 1822 02.jpg (consultata il 23/10/2026) consultata il 23 ottobre 2026
Immagine: William Hilton, pubblico dominio, Wikimedia Commons
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