Koko
Gorilla che parlava a segni
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Il rito
Un pensiero
Lascia un pensieroKoko si chiamava all’origine Hanabi-ko, nome giapponese che significa bambina dei fuochi d’artificio, scelto perché nacque il 4 luglio 1971. Era una femmina di gorilla occidentale di pianura, venuta al mondo allo Zoo di San Francisco da Jacqueline e Bwana. Da piccola, gravemente malata, finì all’ospedale dello zoo.
La studentessa di psicologia Francine Patterson, detta Penny, la conobbe allo zoo e ne fece l’oggetto della tesi di dottorato a Stanford. Patterson ottenne di tenere con sé Koko anche dopo lo zoo, e con Ron Cohn e l’avvocato Edward Fitzsimmons fondò la Gorilla Foundation, organizzazione senza scopo di lucro che la ospitò poi a Woodside, in California. Con lei visse il gorilla Michael, morto nel 2000, e più tardi Ndume.
Koko usava segni derivati dalla lingua dei segni americana, che Patterson chiamò Gorilla Sign Language. Secondo Patterson ne conosceva più di mille e capiva circa duemila parole di inglese parlato. Nel 1979 Herbert Terrace, dopo i risultati negativi sullo scimpanzé Nim Chimpsky, sostenne che gli animali imitassero chi li addestrava. Per il consenso scientifico imparò molti segni per esprimere desideri, senza la sintassi di una lingua vera.
La fama arrivò nel 1978, quando la copertina di National Geographic mostrò la sua fotografia scattata allo specchio. Lo stesso anno uscì il documentario Koko: A Talking Gorilla di Barbet Schroeder. Nel luglio 1984 le fu lasciato scegliere un gattino grigio e bianco, di razza Manx, che chiamò All Ball; a dicembre fuggì e fu investito da un’auto. Patterson riferì che Koko rispose con i segni per triste e piangere. Una seconda copertina di National Geographic, nel 1985, la mostrò con il gatto, e lo stesso anno Scholastic pubblicò il libro illustrato Koko’s Kitten, tuttora in catalogo. A Woodside la visitarono Robin Williams e Fred Rogers.
Morì nel sonno, una mattina del giugno 2018, nella riserva della fondazione a Woodside, a quarantasei anni. Ndume, dopo una lunga controversia legale, fu trasferito allo Zoo di Cincinnati. In vita Patterson e la fondazione ricevettero anche critiche sul modo di accudirla e sull’eccesso di interpretazione dei suoi segni.
Restano i libri, i filmati e un’immagine dei gorilla cambiata: non più mostri da film, ma animali che le persone hanno imparato a guardare con attenzione. Per molti Koko fu la gorilla del gattino e dello specchio.
Da dove viene quello che c'è scritto
- Koko (gorilla) - Wikipedia in italiano consultata il 20 ottobre 2026
- Koko (gorilla) - Wikipedia in inglese consultata il 20 ottobre 2026
- Meet Koko - The Gorilla Foundation consultata il 20 ottobre 2026
Immagine: Ritratto illustrato, Cimiteri.Online, licenza CC BY-SA 4.0
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