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Margherita Hack

Astrofisica e Divulgatrice scientifica italiana

Nascita
Scomparsa

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Il rito

Per lasciare un gesto serve entrare: bastano pochi istanti.

Così la famiglia sa chi l'ha acceso.

Nacque a Firenze, in una casa di via Caselli poco lontana dal Campo di Marte, che allora era un prato immenso dove ogni tanto si alzava qualche aeroplano con le ali di tela. Era figlia unica e per anni il suo primo compagno di giochi fu il padre, Roberto, contabile di famiglia svizzera e di religione protestante. La madre, toscana e cattolica, era uscita dall’Accademia di Belle Arti e riproduceva in miniatura i quadri degli Uffizi per venderli ai turisti. Quando Margherita era ancora una bambina il padre perse il posto, e da allora non ebbe più un impiego fisso: sul perché le fonti dicono cose diverse, le idee politiche secondo l’Enciclopedia delle donne e Wikipedia, una sospetta tubercolosi che forse le copriva, secondo il Dizionario biografico Treccani. In ogni caso la famiglia si spostò in una via più modesta, via Ximenes,.

La targa sulla casa di via Giovanni Caselli 1, a Firenze, dove nacque Margherita Hack: la città la fece porre nel centenario della nascita, in una fotografia di Francesco Bini, su Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
La targa sulla casa di via Giovanni Caselli 1, a Firenze, dove nacque Margherita Hack: la città la fece porre nel centenario della nascita, in una fotografia di Francesco Bini, su Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0 — Francesco Bini, CC BY-SA 4.0. Wikimedia Commons

Nell’estate del 1933, al giardino del Bobolino, vicino a Boboli, conobbe un ragazzo di due anni più grande, Aldo De Rosa: giocarono insieme per qualche stagione, poi la famiglia di lui cambiò città e si persero di vista. Più o meno negli stessi anni ebbe il primo affetto per un animale, un pastore maremmano di nome Leo, dopo il quale vennero i gatti che l’accompagnarono per tutta la vita. Per l’ammissione alla prima liceo i genitori le regalarono una bicicletta, e quella bicicletta restò il suo mezzo preferito per decenni. Fu anche una sportiva: pallacanestro a scuola, poi atletica con la società Giglio Rosso, e nel 1941 vinse il salto in alto e il salto in lungo ai Littoriali di Firenze. Il Dizionario biografico aggiunge che per iscriversi dovette giurare fedeltà al fascismo e che se ne vergognò per il resto della vita; dice anche che il suo antifascismo maturò dopo il 1938, davanti alle leggi razziali. L’Enciclopedia delle donne racconta che il 10 giugno 1940, quando l’Italia entrò in guerra, strappò la bandierina tricolore che teneva sulla bici.

Alla scienza arrivò quasi per caso. Si iscrisse prima a Lettere, perché scriveva bene e amava raccontare per iscritto le partite della Fiorentina; alla prima lezione si annoiò talmente da passare a Fisica, dove studiava una sua amica del liceo. All’astronomia la portarono i corsi di Giorgio Abetti, che dirigeva l’osservatorio di Arcetri, e di Mario Fracastoro, il giovane assistente che le propose di studiare le Cefeidi, una classe di stelle variabili, e le insegnò a usare il telescopio e a sviluppare le lastre. Il 19 febbraio 1944, nella chiesa di San Leonardo in Arcetri, sposò Aldo, ritrovato per caso l’anno prima: lei era atea convinta e accettò il rito religioso per fare piacere alla famiglia di lui, con i cappotti vecchi rivoltati e un pranzo da soli, con il cibo razionato. Nell’agosto di quell’anno i tedeschi lasciarono Firenze facendo saltare tutti i ponti sull’Arno tranne Ponte Vecchio, e la tesi rimase indietro, fra la ricerca dell’acqua e della legna. Si laureò il 15 gennaio 1945, con 101 su 110.

La carriera non partì in fretta. Insegnò matematica all’Istituto di ottica, poi a Milano scrisse per la Ducati le istruzioni di una macchina fotografica d’avanguardia, la Sogno; un concorso per astronomo le andò male perché non seppe spiegare perché la Luna ci mostri sempre la stessa faccia, e raccontò di non averci mai pensato. Nel 1950 vinse il concorso da assistente. Poi vennero Parigi, l’osservatorio di Merate nel 1954, Utrecht con Marcel Minnaert, e a Dublino l’assemblea dell’Unione astronomica internazionale, dove conobbe Otto Struve. Nel dicembre del 1955 partì da Genova su un transatlantico, l’Augustus, per lavorare con lui a Berkeley, e più tardi a Princeton: il trattato di spettroscopia stellare che avevano cominciato insieme lo concluse lei dopo la morte di Struve, e uscì in due volumi nel 1969 e nel 1970, stampato dall’osservatorio di Trieste.

Margherita Hack a Genova, in una fotografia del 2011 scattata durante il Festival della Scienza, di Cirone-Musi, su Wikimedia Commons, CC BY-SA 2.0
Margherita Hack a Genova, in una fotografia del 2011 scattata durante il Festival della Scienza, di Cirone-Musi, su Wikimedia Commons, CC BY-SA 2.0 — Cirone-Musi, Festival della Scienza, CC BY-SA 2.0. Wikimedia Commons

Nel 1964 ottenne a Trieste la cattedra di astronomia, prima donna in Italia per quella materia. Quando le chiedevano se essere donna l’avesse danneggiata rispondeva di no, ma precisava che aveva pubblicato tre volte più dei colleghi risultati vincitori con lei. A Trieste non l’aspettavano tutti a braccia aperte: il direttore dell’osservatorio sperava di far assegnare la cattedra a un suo allievo, e a sostenerla fu il fisico Paolo Budinich, promotore del Centro di fisica teorica. Con la cattedra veniva allora anche la direzione dell’osservatorio, che aveva sede in un castello ottocentesco con merli e torrette; lei lo definiva l’ultimo d’Italia per personale e strumenti. Lo guidò per oltre vent’anni, lottò contro la burocrazia e lo portò a farsi conoscere nel mondo. Nel 1967 volle una sede distaccata sul Carso, a Basovizza, con un radiotelescopio solare e poi un paraboloide da dieci metri; studiò gli spettri ultravioletti dei satelliti TD1 e Copernicus. Nel 1978 fondò la rivista L’Astronomia, e entrò nell’Accademia dei Lincei, come socia corrispondente nel 1978 e come socia nazionale dal 1987.

Con gli anni diventò anche una voce che gli italiani riconoscevano. Dal 1989 fu garante scientifico del CICAP, il comitato che esamina le affermazioni sul paranormale; nel 1993 entrò nel consiglio comunale di Trieste, nella giunta del Sindaco Riccardo Illy; nel 1994 ebbe la Targa Giuseppe Piazzi e nel 1995 il Premio Cortina Ulisse per la divulgazione, per Il nuovo sistema solare scritto a quattro mani con un divulgatore. Quando andò in pensione, nel 1997, fu nominata Professore emerito, e da lì in poi, scrive il Dizionario biografico, le apparizioni in televisione e le conferenze non si contarono più. Tra i suoi libri ci sono Una vita tra le stelle, Perché sono vegetariana, La mia vita in bicicletta e Nove vite come i gatti. Nel 2004 portò in scena, lo spettacolo Variazioni sul cielo, che debuttò al Mittelfest, e nel 2011 e 2012 girò con una cantante il concerto L’anima della terra vista dalle stelle. Si candidò più volte con partiti di sinistra: nel 2006 fu eletta e rinunciò al seggio per restare all’astronomia. Parlò sempre apertamente del proprio ateismo, dell’etica che a suo dire nasce dalla coscienza e non dalla religione, di eutanasia, di diritti degli animali. Nel 2012 la Repubblica la insignì della Gran Croce dell’Ordine al merito.

Margherita Hack durante un incontro in una libreria, nel luglio 2010, in una fotografia di Matteo Rorato, su Wikimedia Commons, pubblico dominio
Margherita Hack durante un incontro in una libreria, nel luglio 2010, in una fotografia di Matteo Rorato, su Wikimedia Commons, pubblico dominio — Matteo Rorato, Public domain. Wikimedia Commons

Morì all’alba del 29 giugno 2013, a novantun anni, nell’ospedale di Cattinara, a Trieste. Il marito Aldo le sopravvisse poco più di un anno; Il Post scrive che sono sepolti insieme nel Cimitero di Sant’Anna, a Trieste. L’asteroide 8558 Hack porta il suo nome; nel centenario della nascita, nel 2022, Poste Italiane le dedicò un francobollo e a Milano fu inaugurata la statua Sguardo fisico, la prima in Italia a raffigurare una scienziata su suolo pubblico. Chi ne scrisse la biografia sul Dizionario biografico la ricorda come una donna guidata da un senso etico saldo e da molta tolleranza per chi era diverso, a volte fin troppo fiduciosa e generosa, e rimasta fedele ai suoi principi fino all’ultimo giorno. Per molti italiani è stata la persona che sapeva spiegare le stelle con parole semplici e senza semplificarle.

Dove riposa

Cimitero di Sant'Anna, Trieste

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Cirone-Musi, Festival della Scienza (Genova, 2011), CC BY-SA 2.0 (da Wikimedia Commons) (Wikimedia Commons)

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