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Owney

Cane mascotte del Railway Mail Service americano, viaggiatore sui treni postali

Nascita
Scomparsa

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Il rito

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Prima di chiamarsi Owney, forse, si chiamava Tony. A dirlo è Nancy Pope, curatrice del National Postal Museum dello Smithsonian, che dopo aver spulciato i giornali dell’epoca ha trovato un’origine meno romantica di quella tramandata. Niente cucciolo randagio entrato una notte di gelo nell’ufficio postale di Albany, nello stato di New York: era il cane di un impiegato delle poste, che gli permetteva di accompagnarlo al lavoro ogni giorno. Come abbia poi preso il nome con cui lo conosciamo non si sa. Quando l’uomo lasciò l’impiego, nel 1888, il cane restò fra i sacchi della posta, per abbandono o per scelta sua: nessuno può dirlo con certezza.

Era un meticcio di tipo terrier, dal pedigree illeggibile, con una coda ridotta a un moncherino. Ad Albany gli impiegati dividevano con lui il pranzo, e lui trovava i sacchi di tela un giaciglio più che soddisfacente, forse per la ruvidezza, forse per l’odore. Prima li seguì sui carri, poi sui treni. Un giornale di Cincinnati raccontò nel 1893 che uno dei postini se lo portò su una corsa veloce della New York Central e che da allora non ci fu più modo di fermarlo: disdegnava le carrozze e i vagoni letto, voleva soltanto la carrozza postale. Il suo letto era sotto il bancone di smistamento e, di giorno, passava ore sulla porta aperta con le zampe puntate ai lati, a guardare scorrere la campagna; se il paesaggio non gli piaceva, si girava con aria disgustata e si sdraiava fuori dai piedi di chi lavorava.

Gli impiegati notarono presto che nessun treno su cui viaggiava Owney era mai finito in un incidente, e cominciarono a considerarlo un portafortuna. Lui, dal canto suo, faceva la guardia ai sacchi con una serietà che a volte spaventava: un giornale di San Francisco scrisse che li avrebbe difesi contro chiunque, tranne un postino, e che in quella difesa diventava piuttosto feroce. Era anche un modello difficile. Il giornale dei ferrovieri postali, il RMS Bugle, annotò che era quasi impossibile convincerlo a posare per una fotografia, a meno che non gli lasciassero sedere sopra i sacchi della posta.

Poi vennero le medagliette. I postini furono i primi ad appendergli un gettone al collare, ma presto chiunque ne avesse l’occasione gli lasciava un ricordo del suo passaggio: ottone, argento, alluminio, cuoio, a volte con il nome di chi gli voleva bene, a volte soltanto con la città e la data. Il collare si fece così pesante che il cane riusciva a stento a tenere alta la testa. Gli uffici di Albany chiedevano ai colleghi sparsi per il paese di avvisarli ogni volta che Owney compariva, e rimandavano a casa le medaglie in eccedenza; il direttore generale delle Poste, John Wanamaker, gli fece costruire una speciale bardatura perché il peso si distribuisse su tutto il corpo. Un cronista del Brooklyn Daily Eagle scrisse che quando trotterellava tintinnavano come i campanelli di un carretto da robivecchi. Nel 1893 il direttore dell’Enquirer di Cincinnati gli agganciò di persona una medaglia d’argento massiccio. Alla fine se ne contarono 1.017, tra medaglie e gettoni.

Per nove anni fu un cane da ferrovia. Le cronache sono discordi su dove sia stato di preciso, ma sembra che abbia messo piede in tutti e quarantotto gli stati dell’epoca, in Canada e forse in Messico. Nel 1893 fu mostrato all’Esposizione colombiana di Chicago, nel padiglione delle poste. Un anno dopo, a settembre, fu ospite a Cincinnati del congresso annuale degli impiegati delle ferrovie postali e finì a teatro, insieme a ottocentocinquanta di loro, per la commedia Rush City. Quando dalla platea si levarono richieste di vederlo, Owney avanzò fino alla ribalta, scodinzolando con il suo moncherino, e guardò la sala con la calma di un vecchio attore. Il cronista dell’Enquirer gli dedicò una recensione. Fuori dal palcoscenico il carattere era meno docile: non tollerava confidenze da nessuno che non fosse un postino e a Cincinnati ringhiava dalla porta del vagone a chiunque si fermasse a guardarlo.

Il viaggio più lungo fu quello del 1895. Alcuni commercianti di Tacoma, nello stato di Washington, si rivolsero alle Poste con un’idea pubblicitaria: mandare il cane più celebre del paese intorno al mondo. Il 19 agosto Owney salpò dal porto sul piroscafo postale Victoria. Le fonti non concordano sul percorso: si hanno prove certe del Giappone, della Cina e dell’Egitto, mentre un articolo di Cincinnati lo porta anche in Europa e il Washingtonian, che si appoggia sulle carte d’epoca, la esclude. Tornò a New York alla fine di dicembre e, in treno, a Tacoma il 29: centotrentadue giorni dalla partenza. Già a gennaio di quell’anno un giornale del Kentucky aveva scritto che di uffici postali ne aveva visti dentro più di quanti ne avesse visti l’ispettore più anziano del servizio.

Poi gli anni cominciarono a pesare. Nessuno sapeva quanti ne avesse, ma i giornali lo descrivevano stanco, magro, con la vista che calava e un umore sempre più scontroso. Alla primavera del 1897 stava male, era stato «messo a riposo» e viveva a Saint Louis con un impiegato delle poste, ma il richiamo dei treni postali fu più forte e a giugno era di nuovo in viaggio. L’11 giugno arrivò all’ufficio postale di Toledo, in Ohio, seguendo i sacchi come aveva sempre fatto; il direttore, Tucker, e gli impiegati lo accolsero con affetto. Owney non aveva mai gradito che qualcuno gli guardasse le medaglie e quel giorno la sua riluttanza si trasformò in un morso: azzannò un impiegato e, secondo una versione, anche il vice maresciallo chiamato sul posto. Il maresciallo gli sparò. Wikipedia riporta che era stato legato in uno scantinato e che fu il direttore a ordinarne l’abbattimento; le circostanze esatte restano incerte.

Gli impiegati di Toledo si rifiutarono di seppellirlo. Da tutto il paese i postini chiesero che Owney fosse conservato e consegnato alla sede del Dipartimento delle poste, e raccolsero i soldi per farlo imbalsamare. Il Dipartimento lo tenne in mostra e nel 1904 lo portò all’Esposizione universale di Saint Louis; passò allo Smithsonian nel 1911, o nel 1912 secondo un’altra fonte dello stesso istituto. Nel 2011 fu restaurato e il 27 luglio di quell’anno le Poste americane gli dedicarono un francobollo, con il suo muso di profilo davanti ad alcune delle medaglie.

Oggi Owney è seduto al National Postal Museum di Washington, accanto alla stazione Union, con la bardatura di Wanamaker e una parte delle sue medaglie addosso; le altre sono conservate negli archivi del museo. Non ebbe un solo padrone né una sola casa: ebbe una strada fatta di binari e migliaia di mani che, ognuna, gli lasciarono un pezzetto di metallo con un nome e una data. Di lui resta il ricordo di un cane che andava dove andava la posta.

Dove riposa

Corpo imbalsamato, National Postal Museum (Smithsonian), Washington, D.C.

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Smithsonian Institution, CC0 (Wikimedia Commons)

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Immagini

  • Owney in un ritratto d’epoca, con le medaglie appese alla bardatura

  • Owney, il cane dei treni postali

  • Owney con le medaglie e le targhette ricevute lungo le linee ferroviarie

A cura di Cimiteri.Online