Salta al contenuto
Accedi

Giuseppe «Peppino» Impastato

Giornalista, Conduttore radiofonico e Attivista italiano

Nascita
Scomparsa

Un QR per raggiungere questa memoria

Il rito

Per lasciare un gesto serve entrare: bastano pochi istanti.

Così la famiglia sa chi l'ha acceso.

Giuseppe Impastato, per tutti Peppino, venne al mondo a Cinisi, nel Palermitano, il 5 gennaio 1948. I suoi genitori erano Felicia Bartolotta e Luigi Impastato (Casa Memoria; Il Post). Era una famiglia dentro il mondo che Peppino avrebbe poi combattuto: Treccani ricorda che il padre era in rapporti con la mafia del paese, come altri familiari, e Internazionale scrive che Peppino nacque proprio in una famiglia mafiosa. Il titolo del film che lo avrebbe fatto conoscere, I cento passi, misura la distanza fra la casa degli Impastato e quella del capomafia Gaetano Badalamenti: cento passi, raccontano Casa Memoria e un’università americana che ha schedato la pellicola.

Peppino Impastato a due anni con il padre Luigi e la madre Felicia Bartolotta, in una fotografia del 1950 secondo Wikimedia Commons
Peppino Impastato a due anni con il padre Luigi e la madre Felicia Bartolotta, in una fotografia del 1950 secondo Wikimedia Commons — Autore sconosciuto, Public domain. Wikimedia Commons

Da ragazzo si allontanò dal padre, che lo cacciò di casa (Internazionale; Il Post). Treccani colloca nel 1965 l’adesione al Partito socialista italiano di unità proletaria e la fondazione del periodico L’idea socialista; poi vennero i gruppi comunisti locali e, dagli anni Settanta, Lotta Continua. Nel 1975 fondò a Cinisi il circolo Musica e cultura, che Treccani descrive come un luogo di incontro per i giovani e Internazionale come un circolo che si occupava di ambiente, nucleare ed emancipazione femminile, nato sull’esempio di Danilo Dolci e di Mauro Rostagno. Casa Memoria ricorda che fra quelle stanze nacquero anche un collettivo femminista e, all’inizio del 1978, un collettivo antinucleare.

Nella primavera del 1977 la voce trovò un microfono. Radio Aut, una radio libera autofinanziata, iniziò le prove di trasmissione alla fine di aprile, sulla frequenza di 98,800 megahertz, e dal primo maggio andarono in onda i notiziari (Casa Memoria). La sede fu messa a Terrasini, nel corso Vittorio Emanuele, perché da lì il segnale arrivava meglio che da Cinisi (Casa Memoria; l’AGI e GreenMe confermano Terrasini). Treccani, Internazionale e Casa Memoria la descrivono come uno strumento di controinformazione, per denunciare abusi, speculazioni, connivenze e clientelismi. Fra le trasmissioni c’era Onda Pazza, andata in onda, scrive Casa Memoria, fra marzo e aprile del 1978: una satira che prendeva in giro mafiosi e politici (GreenMe). Cinisi diventava Mafiopoli, e Badalamenti diventava «Tano Seduto» (AGI; GreenMe; Panorama). La satira, spiega l’AGI, spezzava il muro dell’omertà perché toglieva ai boss quell’aria di rispetto di cui vivevano.

Il cartellone di Radio Aut, radio libera di Terrasini attiva fra il 1976 e il 1978, con la frequenza 98,800 MHz
Il cartellone di Radio Aut, radio libera di Terrasini attiva fra il 1976 e il 1978, con la frequenza 98,800 MHz — Andre86, CC0. Wikimedia Commons

Nel 1978 Peppino si candidò alle elezioni comunali nella lista di Democrazia proletaria (Treccani; Internazionale; Casa Memoria). Non arrivò al voto. Nella notte fra l’8 e il 9 maggio 1978 fu ucciso a Cinisi e il suo corpo fu fatto saltare con il tritolo sui binari della ferrovia Palermo-Trapani (Il Post; Internazionale; Treccani). Per quel delitto, nel 2002, la Corte d’assise di Palermo condannò come mandante Badalamenti. La stessa mattina, a Roma, in via Caetani, fu ritrovato il corpo di Aldo Moro: l’AGI, Internazionale, Il Post e GreenMe notano la coincidenza, e Internazionale scrive che quella notizia oscurò l’omicidio di un giovane di provincia.

Le prime ore furono quelle della versione sbagliata. I carabinieri e la magistratura parlarono di un attentato terroristico finito male, con l’attentatore morto, oppure di un suicidio (Internazionale; Il Post; AGI). Quella versione sembrò chiudere la storia in poche ore: la Commissione parlamentare antimafia, nella sua relazione, riporta le parole di un testimone, che trovò i carabinieri «già arrivati alle conclusioni». La verità fu sostenuta da chi non voleva dimenticare: la madre Felicia, il fratello Giovanni e i compagni del Centro di documentazione che porta il nome di Peppino. Nel maggio 1984 l’Ufficio istruzione di Palermo riconobbe la matrice mafiosa del delitto, senza però poter indicare i colpevoli (AGI; Internazionale; Il Post). Il 6 dicembre 2000 la Commissione parlamentare antimafia approvò una relazione sul caso: il suo compito, precisa il testo, non era giungere a conclusioni sul delitto, ma capire che cosa si fosse opposto alla verità e alla giustizia, e lo chiamò «anatomia di una deviazione». AGI e Casa Memoria ricordano che la relazione riconobbe responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio.

Il processo ebbe una strada lunga. Nel maggio 1992 il caso fu archiviato: i giudici riconobbero il contesto mafioso di Cinisi, ma non trovarono i responsabili. Nel giugno 1996 l’inchiesta si riaprì dopo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Palazzolo, e nel novembre 1997 fu emesso un ordine di cattura per Badalamenti (AGI; Internazionale; Casa Memoria). Il 5 marzo 2001 i giudici della Corte d’assise condannarono a trent’anni Vito Palazzolo; l’11 aprile 2002 condannò Badalamenti all’ergastolo, come mandante, ventiquattro anni dopo il delitto (AGI; Internazionale; Casa Memoria). Badalamenti era già detenuto negli Stati Uniti, condannato a quarantacinque anni nel processo noto come Pizza Connection (AGI; ANSA), e secondo ANSA e Il Post morì in carcere nel 2004.

Nel 2000 il regista Marco Tullio Giordana portò sullo schermo la sua storia con I cento passi (Treccani; AGI; Casa Memoria). Ma il ricordo di Peppino non dipende dal film. Felicia Bartolotta, nata a Cinisi nel 1915 e morta il 7 dicembre 2004, a 88 anni (AGI; Il Post), ha custodito quella memoria per il resto della sua vita, e il fratello Giovanni la porta ancora nelle scuole: ad ANSA, nel 2018, disse ai ragazzi di affidare a loro la storia di Peppino. Nel 2010 è nata l’associazione Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato (Treccani), nella casa di famiglia, a Cinisi (Il Post). Ogni 9 maggio, ricorda l’AGI, ci si ritrova al casolare dove fu ucciso e poi un corteo va da Radio Aut a Terrasini fino alla Casa Memoria. La sua tomba, scrive Wikipedia, è a Cinisi, e Domani racconta che il 9 maggio 2021 Giovanni vi portò fiori di campo, «che a lui piacevano tantissimo». Resta una frase di Peppino, riportata dall’AGI e da GreenMe: se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà.

La casa di Gaetano Badalamenti a Cinisi, a cento passi dalla casa di Peppino, in una fotografia dell'agosto 2006
La casa di Gaetano Badalamenti a Cinisi, a cento passi dalla casa di Peppino, in una fotografia dell'agosto 2006 — Dontomsci at Italian Wikipedia, Public domain. Wikimedia Commons

Dove riposa

Cimitero di Cinisi (Palermo)

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Autore sconosciuto, pubblico dominio secondo Wikimedia Commons (Wikimedia Commons)

Scheda scritta dalla redazione di Cimiteri.Online, che ne risponde.

Segnala un errore

Chi ha scritto questa scheda

Questa scheda l'ha scritta la redazione di Cimiteri.Online, e ne rispondiamo noi. Non è stata creata da un familiare e non è una memoria di famiglia: le memorie le crea chi ha titolo, e restano sue.

Correggila, o falla togliere

Se qui c'è un errore, dillo e lo correggiamo. E se sei un familiare di Giuseppe «Peppino» Impastato e non vuoi che questa scheda resti sul sito, scrivicelo. Non serve iscriversi. La decide la Redazione, non un sistema automatico: per sicurezza ti mandiamo un'e-mail con un link, valido 24 ore, da aprire per confermare.

Cosa vuoi fare?

A cura di Cimiteri.Online