Philippe Daverio
Storico dell'arte, Critico d'arte, Conduttore televisivo
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Il rito
Un pensiero
Lascia un pensieroPhilippe Daverio nacque a Mulhouse, in Alsazia, quarto di sei figli: il padre Napoleone era un costruttore italiano, la madre Aurelia era alsaziana. Discendeva del patriota Francesco Daverio. Dopo il collegio, dove ricevette un’educazione di stampo ottocentesco, frequentò la Scuola europea di Varese e poi Economia e commercio alla Bocconi di Milano, dove superò tutti gli esami senza scrivere la tesi. Disse poi che a quei tempi all’università si andava per studiare, non per laurearsi.
Cominciò come gallerista. Nel 1975 aprì a Milano, in via Monte Napoleone 6, la Galleria Philippe Daverio, dedicata alle avanguardie della prima metà del Novecento. Nel 1986 aprì a New York la Philippe Daverio Gallery per l’arte del XX secolo e nel 1989 una seconda galleria milanese di arte contemporanea, in corso Italia. Come gallerista ed editore allestì molte mostre e pubblicò una cinquantina di titoli, tra cui il catalogo ragionato di Giorgio De Chirico per gli anni 1924-1929 e quello generale su Gino Severini.
Fra il 1993 e il 1997 fu assessore del Comune di Milano nella giunta del Sindaco Marco Formentini, con deleghe a Cultura, Tempo libero, Educazione e Relazioni internazionali: curò più di sessanta mostre e si adoperò per chiudere il contenzioso sull’eredità Boschi, da cui nacque la fondazione che gestisce il Museo Boschi Di Stefano.
La televisione arrivò nel 1999: fu inviato di Art’è su Rai 3, nel 2000 autore e conduttore di Art.tù, poi dal 2001 al 2011 di Passepartout, seguito da Il Capitale; nel 2011 su Rai 5 condusse Emporio Daverio, un invito a viaggiare attraverso l’Italia. Scrisse per Panorama, Vogue, Avvenire, Il Sole 24 Ore e altre testate, diresse Art e Dossier, e per Rizzoli pubblicò tra gli altri Il museo immaginato (2011), Il secolo lungo della modernità (2012) e Il secolo spezzato delle avanguardie (2014). Insegnò Storia dell’arte allo IULM, Storia del design al Politecnico di Milano e fu professore di disegno industriale a Palermo. Nel 2011 fondò il movimento d’opinione Save Italy per difendere il patrimonio culturale, e tra le sue battaglie ci fu quella contro la discarica vicino a Villa Adriana, a Tivoli, poi abbandonata.
Morì a Milano a 70 anni per un tumore e fu tumulato in un colombario del Cimitero Monumentale, nel cui Famedio il 2 novembre 2020 fu iscritto il suo nome. Spiegò di aver scelto il nome inglese di Save Italy perché il patrimonio culturale italiano non è soltanto degli italiani, ma del mondo.
Da dove viene quello che c'è scritto
- Wikipedia in italiano: Philippe Daverio consultata il 19 ottobre 2026
- Wikidata: Q3901498 consultata il 19 ottobre 2026
Immagine: br1 (Bruno Cordioli), CC BY-SA 4.0 (Wikimedia Commons)
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