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Pietro Martini

Storico e Bibliotecario

Nascita
Scomparsa

Riposa a Cimitero monumentale di Bonaria, Cagliari

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Il rito

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Nel 1845 un frate gli portò una pergamena di origine incerta. Pietro Martini la comprò di tasca sua e la donò alla Biblioteca dell’Università di Cagliari. Fu l’inizio di una storia che gli avrebbe dato fama e poi un posto poco invidiabile nella storiografia sarda: quella delle Carte d’Arborea.

Era nato a Cagliari il 29 settembre 1800, figlio di un Notaio originario di Sanremo, Nicolò, e di Giuseppa Rita Cadeddu. Studiò dagli Scolopi e si laureò in legge nel 1823. Tre anni dopo entrò nella Segreteria di Stato e di Guerra del Regno di Sardegna, dove restò fino al 1842, dal 1838 come capo di divisione. Insieme ai fratelli, Antonio, che faceva l’Avvocato, e Michele, che lavorava agli Archivi regi, animò dal 1837 il settimanale L’Indicatore sardo, che difendeva la monarchia assoluta.

Intanto scriveva. La Biografia sarda uscì in tre volumi fra il 1837 e il 1838, con centocinquantanove vite, ed ebbe meno fortuna del dizionario rivale di Pietro Tola. Più apprezzata fu la Storia ecclesiastica di Sardegna, del 1839-1840. La sua opera storica più riuscita arrivò nel 1852: la Storia di Sardegna dall’anno 1799 al 1816, nata anche dal lavoro fatto insieme a Giuseppe Manno. Nel 1842, per motivi di salute, lasciò la Segreteria e fu nominato Presidente della Biblioteca universitaria, incarico che tenne fino alla morte. Riordinò i fondi, li arricchì di libri e periodici. Nel 1843 accolse la biblioteca sarda di Lodovico Baille, donata dal fratello Francesco Carlo, e alle pareti delle sale di lettura appese i ritratti dei sardi illustri.

La politica lo toccò da vicino. Nel 1847 parlò a favore dell’unione civile della Sardegna con il Piemonte e la Liguria, e nel giugno del 1848 fu eletto Deputato; a ottobre rinunciò al mandato, sempre per salute. Il democratico Giovanni Battista Tuveri lo attaccò in un opuscolo, e Martini rispose con una querela. Negli anni Cinquanta stette dalla parte della politica liberale di Cavour. Intorno a lui e ai fratelli si formò un gruppo influente, che si riuniva nella sua casa in Castello e che gli avversari chiamavano la Camarilla cagliaritana.

Le Carte d’Arborea, intanto, crescevano: pergamene, codici e fogli che dovevano illuminare i secoli bui dell’isola. Martini ne fu il sostenitore più convinto e ne stampò più raccolte, fra cui nel 1863 Pergamene, codici e fogli cartacei d’Arborea. L’Accademia delle scienze di Torino ne riconobbe l’autenticità nel 1853; i primi sospetti vennero nel 1858. Nel 1870, quattro anni dopo la sua morte, una commissione dell’Accademia di Berlino guidata da Theodor Mommsen le dichiarò una falsificazione recente. Chi le avesse fabbricate non fu mai provato in tribunale: si fecero i nomi dell’archivista Ignazio Pillito e, dietro di lui, di Salvatore Angelo De Castro e di Giovanni Nino.

Martini morì a Cagliari il 17 febbraio 1866. Il Comune, che lo teneva per il più importante storico sardo dell’Ottocento, decise che le sue spoglie fossero conservate e le affidò al dottor Efisio Marini, che le sottopose a un trattamento di pietrificazione. Oggi a Cagliari un istituto tecnico commerciale porta il suo nome. La sua tomba è a Bonaria, nei quadrati di San Bardilio, lungo le mura. La parete che la ospita è stata oggetto di restauri, e la lapide deve tornare al suo posto alla fine dei lavori.

Dove riposa

Cimitero monumentale di Bonaria, Cagliari (CA)
Cimitero monumentale di Bonaria, Cagliari

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