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Primo Levi

Scrittore, Partigiano e Chimico italiano

Nascita
Scomparsa

Riposa a Cimitero Monumentale, Torino

Un QR per raggiungere questa memoria

Il rito

Per lasciare un gesto serve entrare: bastano pochi istanti.

Così la famiglia sa chi l'ha acceso.

Nascita: 31 luglio 1919, Torino. Morte: 11 aprile 1987, Torino, a 67 anni.

Chi era

Primo Levi è stato uno scrittore e chimico torinese, ebreo, partigiano e sopravvissuto al campo di Auschwitz. Con Se questo è un uomo raccontò con parole misurate l’anno trascorso nel lager, e ne fece uno dei libri di testimonianza più letti del Novecento. Non smise per questo di fare il chimico: diresse una fabbrica di vernici fino al pensionamento e dalla chimica trasse racconti e immagini, come ne Il sistema periodico. Nato e morto nella stessa casa di Torino, in corso Re Umberto, ebbe una vita che fu quasi tutta lì, tranne un’assenza di circa tre anni.

Infanzia e famiglia

Nacque a Torino il 31 luglio 1919, primo figlio di Cesare Levi, ingegnere spesso lontano per lavoro, e di Ester Luzzati, di famiglie ebree piemontesi di origine spagnola e provenzale. Quanto alla data di nascita, Wikipedia in italiano, Wikipedia in inglese, Treccani e il Centro internazionale di studi Primo Levi indicano il 1919; su Wikidata, invece, compaiono anche il 1918 e un 1919 senza giorno. Il padre, appassionato di libri, gli comprò un microscopio e gli trasmise l’interesse per la scienza. Nel 1921 nacque la sorella Anna Maria, alla quale Primo restò legato per tutta la vita.

Primo Levi e la sorella Anna Maria bambini a Torre Pellice, 1927-1928 circa (archivio CDEC)
Primo Levi e la sorella Anna Maria bambini a Torre Pellice, 1927-1928 circa (archivio CDEC) — AnonymousAutore sconosciuto, Public domain. Wikimedia Commons

Fece le elementari alla scuola Rignon, poi un anno di lezioni private, perché era di salute fragile. Dal 1930 frequentò il ginnasio e poi il liceo classico Massimo d’Azeglio, noto per avere avuto tra gli insegnanti e gli allievi diverse figure dell’antifascismo torinese. Era uno studente timido e diligente, attratto dalla chimica e dalla biologia, meno da storia e italiano. In prima liceo ebbe per qualche mese Cesare Pavese come supplente di italiano. Da quegli anni gli restò l’amore per la montagna.

Gli studi e le leggi razziali

Nel 1937, rimandato in italiano a giugno e promosso alla maturità a settembre, si iscrisse a Chimica all’Università di Torino. Nel 1938 entrarono in vigore le leggi razziali, che vietarono agli ebrei l’accesso alle scuole pubbliche, ma permisero di concludere gli studi a chi li aveva già cominciati. Levi poté dunque laurearsi, nel 1941, con lode; trovare un relatore fu però difficile, e il diploma porta la dicitura «di razza ebraica». Frequentò circoli di studenti antifascisti e lesse Darwin, Mann, Tolstoj.

Il padre si ammalò di tumore e, per le difficoltà economiche, Levi accettò un lavoro semiclandestino: cercava un metodo per ricavare tracce di nichel dagli scarti di una cava d’amianto presso Lanzo. Nel 1942 si trasferì a Milano alla Wander, un’azienda svizzera, dove studiava farmaci contro il diabete; lì conobbe ambienti antifascisti e si iscrisse al clandestino Partito d’Azione.

La Resistenza e l’arresto

Dopo l’8 settembre 1943 si unì a un gruppo partigiano in Valle d’Aosta, sul Col de Joux. Fu un’esperienza breve, che lui stesso giudicò quella di giovani ben intenzionati ma senza armi né contatti. All’alba del 13 dicembre 1943 fu arrestato dalla milizia fascista ad Amay, vicino a Saint-Vincent. Davanti agli interrogatori scelse di dire di essere ebreo e non partigiano, e fu mandato nel campo di Fossoli, presso Carpi.

Auschwitz

Il 22 febbraio 1944 Levi fu caricato con circa seicentocinquanta altri ebrei su un treno merci per Auschwitz. Nel suo vagone, scrisse poi, c’erano quarantacinque persone. Il viaggio durò cinque giorni. All’arrivo fu registrato con il numero 174517 e destinato a Buna-Monowitz, detto anche Auschwitz III, dove restò fino all’arrivo dei soldati sovietici, il 27 gennaio 1945.

Il cancello del campo di Auschwitz I con la scritta Arbeit macht frei (2005)
Il cancello del campo di Auschwitz I con la scritta Arbeit macht frei (2005) — Tulio Bertorini (tbertor1), CC BY-SA 2.0. Wikimedia Commons

Attribuì la sopravvivenza a una catena di circostanze. Aveva imparato un po’ di tedesco leggendo pubblicazioni scientifiche e capiva gli ordini; un civile italiano, il muratore Lorenzo Perrone, gli procurò regolarmente del cibo, correndo un forte rischio; verso la fine del 1944 superò un esame per chimici ed entrò nel laboratorio della Buna, la fabbrica di gomma sintetica dell’IG Farben, dove le mansioni erano meno dure. A gennaio 1945, ammalato di scarlattina, fu ricoverato nell’infermeria: quando i tedeschi evacuarono il campo i malati furono lasciati lì, e così evitò la marcia in cui morì il suo amico Alberto Dalla Volta. Secondo Wikipedia in italiano, fu uno dei venti sopravvissuti tra i circa seicentocinquanta ebrei italiani del suo convoglio.

Veduta dello stabilimento Buna dell'IG Farben presso Auschwitz, in una foto d'archivio del Bundesarchiv (1941 secondo la scheda Commons)
Veduta dello stabilimento Buna dell'IG Farben presso Auschwitz, in una foto d'archivio del Bundesarchiv (1941 secondo la scheda Commons) — UnknownUnknown, CC BY-SA 3.0 de. Wikimedia Commons

Il ritorno

Il viaggio di ritorno, che racconterà ne La tregua, fu lungo: qualche mese da infermiere in un campo sovietico a Katowice, poi da giugno a ottobre 1945 un percorso in treno che dalla Russia Bianca lo condusse in Italia passando per Ucraina, Romania, Ungheria, Austria e Germania. A Torino trovò lavoro alla fabbrica di vernici Duco-Montecatini, ad Avigliana, da cui si dimise nel 1947.

Lo scrittore

Il manoscritto di Se questo è un uomo fu pronto nel 1947; cinque capitoli erano già usciti sull’Amico del popolo, giornale vercellese. Nel settembre 1947 si sposò con Lucia Morpurgo, che gli stette accanto per tutta la vita. Einaudi rifiutò il manoscritto, per una scelta presa da Natalia Ginzburg; il libro uscì invece da De Silva, piccola casa editrice, con la cura di Franco Antonicelli, in 2.500 copie, delle quali se ne vendettero solo 1.500 secondo la maggior parte delle fonti (il Centro internazionale di studi Primo Levi ne indica 1.400). Una nuova edizione di Einaudi, nel giugno 1958, ebbe invece un successo immediato. Prima ancora, Levi aveva scritto con il medico Leonardo De Benedetti un rapporto sulle condizioni sanitarie nel lager, richiesto dalle autorità sovietiche.

Dal 1948 al 1957 nacquero i figli Lisa Lorenza e Renzo. Levi lavorò alla Siva, a Settimo Torinese, di cui assunse la direzione. La sua vita si divideva fra fabbrica, famiglia e scrittura. Con La tregua vinse nel 1963 il primo Premio Campiello. Nel 1966 uscì Storie naturali, firmato con lo pseudonimo Damiano Malabaila, e nel 1971 Vizio di forma; come racconta Treccani, sono racconti di apparenza fantascientifica con la stessa tensione morale dei libri sul lager.

Primo Levi alla scrivania, intorno al 1960 (archivio CDEC)
Primo Levi alla scrivania, intorno al 1960 (archivio CDEC) — AnonymousAutore sconosciuto, Public domain. Wikimedia Commons

Nel 1975 lasciò la direzione della fabbrica e si dedicò alla scrittura e agli incontri con gli studenti. In quell’anno uscì Il sistema periodico, racconti ciascuno legato a un elemento chimico; nel 2006 la Royal Institution del Regno Unito lo votò come il migliore libro scientifico di sempre. Con La chiave a stella (1978) vinse il Premio Strega nel 1979, e con Se non ora, quando? (1982) il Campiello e il Viareggio. Nel 1983 tradusse Il processo di Kafka. Nel 1986 pubblicò I sommersi e i salvati, ultima riflessione sul lager, dove introdusse l’idea della «zona grigia» per indicare chi, in vario modo, collaborò al sistema concentrazionario.

Fu laico, e non credente: disse che la sua era la vita di un uomo vissuto senza Dio. Fu però molto interessato alla cultura ebraica. Nei confronti di Israele, come ricorda Wikipedia in italiano, passò da una iniziale simpatia a un giudizio critico, e nel 1982 prese posizione contro l’invasione del Libano.

Le opere

  • 1947 — Se questo è un uomo
  • 1963 — La tregua, Premio Campiello
  • 1966 — Storie naturali, con lo pseudonimo Damiano Malabaila
  • 1975 — Il sistema periodico
  • 1978 — La chiave a stella, Premio Strega nel 1979
  • 1981 — Lilìt e altri racconti
  • 1982 — Se non ora, quando?, Premi Campiello e Viareggio
  • 1984 — Ad ora incerta, poesie
  • 1986 — I sommersi e i salvati

La morte

Primo Levi morì a Torino sabato 11 aprile 1987, intorno alle 11.25 secondo la ricostruzione del Post, a 67 anni. La moglie era fuori casa; la portinaia, che gli aveva consegnato la posta, lo trovò poco dopo senza vita nella tromba delle scale del palazzo di corso Re Umberto 75, dove era nato e viveva. L’ipotesi del suicidio è quella di gran lunga più accreditata: lo scrive Wikipedia in italiano, lo dice Treccani, e il Centro internazionale di studi Primo Levi parla di morte per suicidio. Il Post riferisce che la moglie avrebbe confermato alla Stampa che da tempo Levi era depresso; a marzo era stato operato e aveva sospeso gli antidepressivi, ed era preoccupato per la salute della madre, che aveva 92 anni.

Altri hanno avanzato una spiegazione diversa. Wikipedia in inglese ricorda che il medico legale concluse per il suicidio, che tre biografi sono d’accordo, ma che alcuni amici, tra cui il sociologo Diego Gambetta e la premio Nobel Rita Levi-Montalcini, ritengono che possa essere stato un incidente dovuto alle vertigini di cui soffriva dopo l’operazione. Il Post, dal canto suo, scrive che l’ipotesi del suicidio è la più probabile ma che chi sostiene l’incidente si ripresenta ogni tanto. Elie Wiesel disse allora, nella nostra traduzione: «Primo Levi è morto ad Auschwitz quarant’anni dopo.»

I funerali furono lunedì 13 aprile 1987, con una cerimonia sobria perché il giorno dopo cominciava la Pasqua ebraica: lesse il Salmo 91 il rabbino Emanuele Artom; la bara era coperta di velluto nero. Fra i presenti, associazioni di deportati, Norberto Bobbio, Giulio Einaudi e i colleghi della Siva.

Dove riposa

Il Post scrive che la bara fu portata nel primo reparto israelitico, quello ebraico, del Cimitero Generale di Torino, e Wikipedia in italiano precisa che la tomba è nel reparto ebraico del Monumentale, il grande Cimitero cittadino di Torino. Una fotografia della Giornata europea della cultura ebraica 2022 mostra sulla lapide i sassolini lasciati dai visitatori, secondo l’usanza ebraica.

La lapide di Primo Levi nel Cimitero monumentale di Torino, con i sassolini lasciati dai visitatori secondo la tradizione ebraica (2022)
La lapide di Primo Levi nel Cimitero monumentale di Torino, con i sassolini lasciati dai visitatori secondo la tradizione ebraica (2022) — Mastrocom, CC BY-SA 4.0. Wikimedia Commons

L’eredità

Nel 1987 l’Accademia dei Lincei gli assegnò il premio Feltrinelli per la narrativa. L’Università di Torino ha intitolato a lui, nel 2007, l’aula magna dell’Istituto di Chimica dove si era laureato, con una lapide nell’atrio. Nel 2008 la città di Torino e altri enti hanno istituito il Centro internazionale di studi Primo Levi. Nel 2011 gli è stato dedicato un asteroide e dal 2012 un albero lo ricorda al Giardino dei Giusti di Milano. Nel 2019, per il centenario della nascita, il Centro di Torino ha allestito la mostra I mondi di Primo Levi – Una strenua chiarezza. La fabbrica Siva è oggi il Museo della Chimica.

La sala di lettura della Biblioteca Primo Levi di Torino (2022)
La sala di lettura della Biblioteca Primo Levi di Torino (2022) — Mastrocom, CC BY-SA 4.0. Wikimedia Commons

Date da ricordare

  • 31 luglio 1919 — nascita a Torino
  • 1941 — la laurea in chimica con lode
  • 13 dicembre 1943 — l’arresto in Valle d’Aosta
  • 22 febbraio 1944 — la partenza da Fossoli per Auschwitz
  • 27 gennaio 1945 — la liberazione del campo
  • 1947 — la prima edizione di Se questo è un uomo
  • 1975 — Il sistema periodico
  • 11 aprile 1987 — la morte a Torino

1919–1987

Dove riposa

Cimitero Monumentale, Torino, Torino (TO)
Cimitero monumentale di Torino (Torino)

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Monozigote, CC BY-SA 4.0 (Wikimedia Commons)

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