Sandro Pertini
Politico, Giornalista e Partigiano italiano, Presidente della Repubblica
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Il rito
Un pensiero
Lascia un pensieroAlessandro Pertini, per tutti Sandro, nacque a Stella, nell’entroterra savonese, il 25 settembre 1896 (Treccani, AGI). Secondo Wikipedia era il quarto di cinque figli di una famiglia agiata: il padre Alberto possedeva terre, la madre, Maria Muzio, fu la persona a cui rimase più legato. Studiò dai salesiani a Varazze e poi al liceo Chiabrera di Savona, dove il professore di filosofia, Adelchi Baratono, un socialista riformista, gli indicò la strada verso il movimento operaio ligure (Wikipedia in italiano e in inglese).
La Grande Guerra lo trovò ufficiale dei mitraglieri sul fronte dell’Isonzo (Treccani, AGI). Eppure non amava la guerra: raccontò poi a Oriana Fallaci che, dopo aver visto un prigioniero con il volto ridotto a una maschera di sangue, gettò il caricatore della rivoltella e andò sempre all’assalto con l’arma scarica (AGI). Finito il conflitto si laureò in giurisprudenza a Modena e poi in scienze sociali a Firenze (Treccani). La tessera socialista la prese solo dopo l’assassinio di Matteotti, e volle che sul documento comparisse la data della morte del deputato (AGI).
Da avvocato a Savona fu picchiato più volte dai fascisti e il suo studio venne devastato (AGI). Nel 1925 lo arrestarono per un opuscolo clandestino, Sotto il barbaro dominio fascista, e davanti al giudice si prese ogni responsabilità (AGI, Treccani). L’anno dopo toccò a lui accompagnare Filippo Turati fuori dall’Italia. Lo ricordò con parole proprie in una testimonianza raccolta dalla Fondazione Turati: i due nascosti a Quigliano, in casa dell’amico Italo Oxilia, il motoscafo nella notte dal molo di Savona, il libeccio, la bussola impazzita e la rotta tenuta con le stelle. A Calvi, in Corsica, il comandante della capitaneria chiese chi fosse il capitano del motoscafo, e Turati si alzò: «Moi, Filippo Turati». Le fonti non sono d’accordo sul giorno: nel racconto di Pertini la partenza è del 12 dicembre 1926, per AGI e Wikipedia dell’11.
In Francia fece il muratore e il lavatore di taxi (AGI), ma l’esilio non faceva per lui. Nel 1929 rientrò in Italia con un passaporto falso, e il 14 aprile a Pisa lo riconobbe un fascista di Savona, che lo fece arrestare (AGI, Treccani). Il Tribunale speciale lo condannò il 30 novembre di quell’anno a più di dieci anni di reclusione: dieci anni e nove mesi per AGI, undici per Treccani. Non volle difendersi, perché non riconosceva quel tribunale, e quando il presidente lesse la sentenza si alzò in piedi gridando «Abbasso il fascismo! Viva il socialismo!» (AGI, Wikipedia).
Lo mandarono nel carcere di Santo Stefano, l’isola con l’edificio borbonico sopra gli scogli.

Dopo circa un anno, per la salute, fu spostato a Turi, dove era l’unico socialista e divenne amico di Gramsci (AGI, l’Unità); poi a Pianosa, nel sanatorio giudiziario. Gli amici convinsero la madre a chiedere la grazia a Mussolini, e lui le scrisse che per lui era come morta; la tenne due mesi senza lettere, e se ne pentì (AGI, Repubblica). Nel 1935 passò al confino, a Ponza e poi a Ventotene (Treccani, AGI), e il 13 agosto 1943, caduto Mussolini, il governo Badoglio lo liberò: erano passati quattordici anni (AGI).
A Roma ricostruì il partito socialista e combatté a Porta San Paolo. Il 15 ottobre 1943 lo arrestarono, e le SS lo condannarono a morte; a gennaio 1944 evase da Regina Coeli insieme a Saragat, con l’aiuto delle Brigate Matteotti (Treccani, AGI). Salì al Nord, a Milano, e fu fra i capi del Comitato di liberazione dell’Alta Italia e fra gli organizzatori dell’insurrezione dell’aprile 1945 (Treccani). Pochi giorni dopo, vedendo lo scempio dei corpi a piazzale Loreto, si arrabbiò e fece staccare i cadaveri: il nemico, disse, lo si combatte da vivo e non da morto (AGI). Sua madre morì in quell’anno e lo seppe durante la Liberazione (AGI); suo fratello Eugenio fu fucilato dai nazisti a Flossenbürg, e una lapide nella tomba di famiglia, a Stella, ne ricorda il sacrificio (l’Unità).
Nel 1946 fu eletto alla Costituente e sposò Carla Voltolina, staffetta partigiana conosciuta a Torino (AGI). Diresse l’Avanti! e fu per otto anni presidente della Camera (Treccani). L’8 luglio 1978, a ottantun anni, dopo giorni di scrutini inutili, il Parlamento lo scelse come presidente della Repubblica con 832 voti su 995, la maggioranza più larga della storia repubblicana (AGI, Wikipedia). Non andò ad abitare al Quirinale: con la moglie prese in affitto una mansarda sopra la Fontana di Trevi (Il Post, AGI). Per gli italiani resta l’uomo con la pipa e gli occhiali spessi (Focus).
Il 23 novembre 1980 un terremoto devastò l’Irpinia: quasi tremila morti, interi paesi cancellati (AGI, Sky TG24). Pertini andò sul posto in elicottero e il 26 novembre parlò alla televisione. Denunciò la lentezza dei soccorsi, e lo fece in termini che a quel tempo nessuno si aspettava da un capo dello Stato (Treccani, Sky TG24): «il modo migliore per ricordare i morti è quello di pensare ai vivi» (AGI).
Il 12 giugno 1981 arrivò a Vermicino, dove un bambino di sei anni, Alfredo Rampi, era finito in un pozzo artesiano (Il Fatto Quotidiano, Il Post). Restò accanto alla famiglia e ai soccorritori nelle ore peggiori (GreenMe), mentre l’Italia guardava la scena in diretta. Il bambino non fu salvato. Da quei giorni nacque l’idea della Protezione civile (Il Post, Panorama).
L’11 luglio 1982, nello stadio Bernabéu di Madrid, l’Italia batté la Germania Ovest per tre a uno. Pertini era in piedi ad applaudire, sotto gli occhi un po’ divertiti e un po’ imbarazzati dei reali di Spagna; sul tre a zero, a quanto si racconta, disse che ormai non li avrebbero più presi (Il Post, Wikipedia: le cronache riportano la frase in due forme). Sull’aereo del ritorno si giocò a scopone con il commissario tecnico Bearzot, Zoff e Causio, e la coppa del mondo stava sul tavolo accanto alle carte (Il Post, Sky TG24).
Nel giugno del 1985 il mandato finì ed egli divenne senatore a vita, come prevede la Costituzione (Treccani). Secondo Wikipedia si dimise pochi giorni prima della scadenza, per lasciare subito il posto a Cossiga.
Morì il 24 febbraio 1990, a novantatré anni, nella casa di via della Stamperia, accanto alla fontana di Trevi, per le conseguenze di una caduta di pochi giorni prima (AGI, Wikipedia, l’Unità). Aveva chiesto funerali privati, e la vedova chiuse il portone a tutti, salvo al presidente Cossiga (Repubblica). Lunedì 26 febbraio, alle sette del mattino, la bara uscì dal cortile fra un applauso e un fiore lanciato da una donna. La cremazione a Prima Porta durò quasi due ore; sull’urna il cognato di Pertini posò una vecchia bandiera rossa socialista, quella che Sandro aveva portato con sé da Milano il 25 aprile 1945, con la scritta «Lavoratori di tutti i paesi, unitevi» (l’Unità). Un DC9 dell’aeronautica portò l’urna da Ciampino a Genova. A Stella, nel piccolo Cimitero, entrarono i familiari e un piccolo gruppo di amici e di artigiani liguri (La Provincia di Cremona), anche se l’Unità parlò di soli familiari; fuori i bambini del paese tenevano un cartello: «Sarai sempre vivo nei nostri cuori». La cerimonia durò meno di mezz’ora (l’Unità).

Riposa lì, nella tomba della sua famiglia, accanto a Carla Voltolina, in un piccolo Cimitero di campagna.
Dove riposa
Da dove viene quello che c'è scritto
- Treccani, Enciclopedia on line: Pertini, Sandro consultata il 23 ottobre 2026
- AGI, 21 febbraio 2020: Trent'anni fa moriva Sandro Pertini, il presidente più amato consultata il 23 ottobre 2026
- l'Unità, 27 febbraio 1990, pagina 9: Solo i familiari presenti ai funerali di Sandro Pertini nel piccolo Cimitero di Stella consultata il 23 ottobre 2026
- la Repubblica, 27 febbraio 1990: L'ultima lezione consultata il 23 ottobre 2026
- la Repubblica, 27 febbraio 1990: Se n'è andato da solo e in silenzio consultata il 23 ottobre 2026
- Fondazione di Studi Storici Filippo Turati: L'espatrio di Filippo Turati nella testimonianza di Sandro Pertini consultata il 23 ottobre 2026
- AGI, 23 novembre 2025: Terremoto Irpinia, l'Italia spezzata in due consultata il 23 ottobre 2026
- Sky TG24, 22 novembre 2017: Trentasette anni fa il terremoto scuoteva l'Irpinia consultata il 23 ottobre 2026
- Il Post, 11 luglio 2012: Italia-Germania, Spagna 82 consultata il 23 ottobre 2026
- Il Post, 18 marzo 2016: Il Dc9 di Pertini consultata il 23 ottobre 2026
- Sky TG24, 8 luglio 2022: 1982 Andata e ritorno consultata il 23 ottobre 2026
- Il Post (Stefano Nazzi), 9 giugno 2010: Vermicino e l'Italia intorno consultata il 23 ottobre 2026
- Panorama: 13 giugno 1981, l'Italia si ferma a Vermicino consultata il 23 ottobre 2026
- GreenMe: Alfredino Rampi, 45 anni fa la tragedia di Vermicino consultata il 23 ottobre 2026
- Il Fatto Quotidiano, 24 febbraio 2020: Sandro Pertini, trent'anni senza il presidente pop consultata il 23 ottobre 2026
- Il Post, 22 dicembre 2025: La casa di Pertini e Voltolina consultata il 23 ottobre 2026
- Focus: Sandro Pertini, il presidente di tutti gli italiani consultata il 23 ottobre 2026
- Wikipedia in italiano: Sandro Pertini consultata il 23 ottobre 2026
- Wikipedia in inglese: Sandro Pertini consultata il 23 ottobre 2026
- Wikimedia Commons: Sandro Pertini consultata il 23 ottobre 2026
Immagine: Severino Crescente (Fototeca ICCD), pubblico dominio (Wikimedia Commons)
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