Silvio Pellico
Scrittore, Poeta e Patriota italiano
- Nascita
- Scomparsa
Riposa a Cimitero Monumentale, Torino
Il rito
Un pensiero
Lascia un pensieroNascita: 24 giugno 1789, Saluzzo. Morte: 31 gennaio 1854, Torino, a 64 anni.
Chi era
Silvio Pellico è stato uno scrittore, poeta e patriota piemontese. Autore di tragedie di successo come Francesca da Rimini, fu arrestato dagli austriaci nel 1820 per l’appartenenza alla Carboneria e trascorse dieci anni in carcere, in gran parte nella fortezza dello Spielberg. Da quell’esperienza nacque Le mie prigioni (1832), il libro per cui è ricordato: il racconto sereno e privo di rancore di quegli anni fece conoscere in tutta Europa la causa italiana e diventò una lettura molto diffusa nel Risorgimento.
Infanzia e famiglia
Nacque a Saluzzo, in Piemonte, il 24 giugno 1789 (la data indicata da Wikipedia in italiano e dalle schede biografiche italiane; l’Enciclopedia Italiana del 1935 scrive il 25 giugno). Era il secondogenito di Onorato Pellico, commerciante di origine salentina, e di Margherita Tournier, originaria di Chambéry. L’educazione religiosa gli venne dalla madre, devota. Tra i fratelli, Francesco entrò nei gesuiti e due sorelle, Giuseppina e Maria Angiola, si fecero religiose; Luigi, il primogenito (1788-1841), provò invece la strada della politica.
La famiglia si trasferì a Pinerolo, dove il padre gestiva un negozio, e dal 1799 a Torino. Poi il ragazzo fu mandato a Lione a fare pratica di commercio, ma a Lione mostrò poca inclinazione per i traffici: preferiva leggere i classici, studiare le lingue e ammirare gli scrittori contemporanei, in particolare Foscolo e Alfieri (Wikipedia in italiano).
A Milano: il teatro e il Conciliatore
Tornato in Italia nel 1809, raggiunse i suoi a Milano, città in cui il padre aveva ottenuto un posto negli uffici della Guerra del Regno d’Italia; lui insegnò francese in un collegio militare. Frequentò Vincenzo Monti e Ugo Foscolo, legandosi soprattutto a quest’ultimo, e scrisse tragedie in versi, tra cui Laodamia (1813) ed Eufemio di Messina. Quando cadde il regime napoleonico, nel 1814, perse la cattedra.
Il successo arrivò il 18 agosto 1815 con la Francesca da Rimini, rappresentata al Teatro Re di Milano. Foscolo gli aveva consigliato di bruciarla, ma il pubblico la applaudì sulle scene per oltre mezzo secolo (Treccani). Pellico si schierò con i romantici nella polemica tra classicisti e romantici e, dal 1816, visse ad Arluno in casa del Conte Porro Lambertenghi, di cui educava i figli. In quel giro di intellettuali incontrò Madame de Staël, Romagnosi, Confalonieri e Berchet, e nel 1818 fu tra i fondatori e i redattori della rivista Il Conciliatore, che nel giro di un anno fu soppressa dalla censura austriaca.
L’arresto e il processo
Pellico apparteneva, con molti amici, alla società segreta dei Federati, vicina alla Carboneria. Le lettere di Piero Maroncelli intercettate dalla polizia austriaca portarono all’arresto di entrambi il 13 ottobre 1820. Pellico fu portato a Venezia e rinchiuso prima nei Piombi e poi nel carcere dell’isola di San Michele, vicino a Murano, fino al 20 febbraio 1822. Il giorno dopo fu letta la sentenza del processo istruito dal magistrato Antonio Salvotti: pena di morte, commutata subito in quindici anni di carcere duro per Pellico e venti per Maroncelli. Wikipedia in italiano e in inglese e la Britannica del 1860 indicano quindici anni per Pellico; Treccani e l’Enciclopedia Italiana scrivono venti, la pena che toccò a Maroncelli.

Lo Spielberg
I due condannati lasciarono Venezia a fine marzo del 1822 e, attraverso Udine e Lubiana, raggiunsero la fortezza dello Spielberg, a Brno, in Moravia, dove secondo l’Enciclopedia Italiana giunsero il 10 aprile. Nel carcere duro Pellico continuò a scrivere: per salvare la tragedia Leoniero da Dertona, secondo Wikipedia in inglese, dovette affidarsi alla memoria. Tornò alla fede cristiana, che aveva abbandonato negli anni di Lione: il compagno di prigionia Antonio Fortunato Oroboni lo aiutò in questo cammino (Wikipedia in italiano). Fu liberato nel 1830, assai provato nel fisico e nell’animo. Un pannello del museo di Brno ricorda che dei quindici anni di condanna ne scontò allo Spielberg più di otto.


Il libro e le sue conseguenze
Tornato a Torino, nel 1832 pubblicò con l’editore Bocca Le mie prigioni. Lo scopo dichiarato, secondo Treccani, era mostrare quanto conforto la religione dia nella sventura; il libro fu invece letto soprattutto come atto d’accusa contro l’Austria, e lo scrittore fu criticato sia dai cattolici intransigenti, sia dai patrioti più ardenti, che gli rimproveravano un tono troppo mite e religioso. Il Cancelliere Metternich tentò invano di farlo confutare e di farlo mettere all’Indice. La frase che il libro nocque all’Austria più di una battaglia persa è attribuita dalla tradizione a Metternich, ma secondo Treccani non fu sua.
Un giudizio sulle opere
Per la critica, ricorda Treccani, la fama di Pellico resta legata soprattutto alle Mie prigioni. Le tragedie, che un tempo lo fecero considerare il maggiore tragediografo italiano dopo Alfieri, valgono soprattutto per l’abilità scenica e per alcuni personaggi femminili, adatti alle grandi attrici del tempo; le cantiche, novelle in versi di argomento medievale, ebbero largo successo per la novità, mentre le liriche contano meno. L’epistolario, invece, è stato apprezzato soprattutto per ciò che rivela dell’animo di chi scrive. Dei doveri degli uomini, trattato morale, si diffuse largamente come lettura devota e come testo scolastico.
Gli ultimi anni a Torino
Dopo il 1830 pubblicò altre tragedie, tra cui Gismonda da Mendrisio, Erodiade, Tommaso Moro e Corradino, un trattato morale, Dei doveri degli uomini (1834), e raccolte di poesie religiose. Fu accolto in casa dei marchesi di Barolo, che gli aveva presentato Cesare Balbo, e vi rimase fino alla morte, aiutando la Marchesa nelle opere di beneficenza. Nel 1851 entrò con lei nel laicato francescano come terziario. Accompagnò la Marchesa a Roma nel 1845 e di nuovo nel 1847, quando toccarono anche Napoli; gli avvenimenti del 1848 lo commossero, secondo Treccani, e sperò nella vittoria delle armi italiane, pur deplorando gli eccessi.

Nella vita sentimentale ebbe due legami importanti: con l’attrice Teresa Marchionni, finito con l’arresto nel 1820, e con la nobildonna Cristina Archinto Trivulzio, di cui si innamorò nell’estate del 1819; si rividero solo nel 1836 e si ritrovarono definitivamente undici anni più tardi (Wikipedia in italiano).
Le opere
- 1813 — Laodamia, tragedia
- 1815 — Francesca da Rimini, rappresentata a Milano il 18 agosto
- 1820 — Eufemio di Messina
- 1832 — Le mie prigioni
- 1833 — Tommaso Moro
- 1834 — Dei doveri degli uomini e la tragedia Corradino
- 1837 — Poesie inedite
- Postuma — il romanzo Raffaella
La morte
Silvio Pellico morì a Torino il 31 gennaio 1854, nel palazzo dei Barolo dove viveva. Per la data le fonti sono quasi tutte concordi: la indicano Wikipedia in italiano e in inglese, l’Enciclopedia Italiana del 1935 e le schede biografiche, e Wikidata la dà come valore preferito. Wikidata riporta però anche il 1° febbraio, tratto da un archivio di sepolture, e l’ottava edizione dell’Encyclopaedia Britannica (1860) scrive il 1° gennaio, a Moncalieri, nella villa della Marchesa. Si segue qui la data comune delle fonti italiane. Le fonti consultate non indicano la causa del decesso.
Dove riposa
Pellico è sepolto nel Cimitero monumentale di Torino: Wikipedia in italiano precisa che la tomba è nel campo primitivo Ovest, edicola n. 266, e una guida di Torino lo elenca tra i personaggi famosi che vi riposano. Wikidata indica lo stesso Cimitero.
L’eredità
Molte scuole, teatri e vie d’Italia portano il suo nome. A Brno la strada che gira intorno alla collina della fortezza si chiama Pellicova. In Argentina, nella provincia di Córdoba, c’è un piccolo paese chiamato Silvio Pellico, fondato nel 1884 da emigranti partiti da Saluzzo. Le mie prigioni fu tradotto in tutte le principali lingue europee quando l’autore era ancora in vita, e le opere complete furono raccolte a Firenze tra il 1856 e il 1860 (Treccani).
Date da ricordare
- 24 giugno 1789 — nasce a Saluzzo
- 18 agosto 1815 — la prima della Francesca da Rimini
- 1818 — il Conciliatore
- 13 ottobre 1820 — l’arresto a Milano
- 21 febbraio 1822 — la sentenza a Venezia
- 10 aprile 1822 — l’arrivo allo Spielberg
- 1830 — la liberazione
- 1832 — esce Le mie prigioni
- 31 gennaio 1854 — muore a Torino
1789–1854
Dove riposa
Cimitero Monumentale, Torino, Torino (TO)
Cimitero monumentale di Torino (campo primitivo Ovest, edicola n. 266)
Da dove viene quello che c'è scritto
- Wikipedia in italiano, voce «Silvio Pellico» consultata il 16 ottobre 2026
- Wikipedia in inglese, voce «Silvio Pellico» consultata il 16 ottobre 2026
- Wikidata, «Silvio Pellico» (Q435151) consultata il 16 ottobre 2026
- Treccani, Enciclopedia online, voce «Pèllico, Silvio» consultata il 16 ottobre 2026
- Treccani, Enciclopedia Italiana (1935), voce «Pellico, Silvio» di Egidio Bellorini consultata il 16 ottobre 2026
- Encyclopaedia Britannica, 8ª edizione (1860), voce «Pellico», trascrizione storica consultata il 16 ottobre 2026
- Studenti.it, «31 gennaio 1854: muore Silvio Pellico» consultata il 16 ottobre 2026
- GuidaTorino, «Visita guidata al Cimitero Monumentale di Torino» consultata il 16 ottobre 2026
Immagine: Autore sconosciuto, Public domain (Wikimedia Commons).png)
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