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Luigi Pelloux

Generale e Politico italiano

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Chi era

Luigi Pelloux è stato un generale e un uomo politico italiano, nato in Savoia quando la regione apparteneva ancora al Regno di Sardegna. Ufficiale di artiglieria, fu lui a comandare le batterie che nel 1870 aprirono il varco nelle mura di Roma, a Porta Pia; poi fu deputato, senatore, più volte Ministro della Guerra e, dal giugno 1898 al giugno 1900, Presidente del Consiglio con l’incarico dell’Interno. Il suo nome resta legato agli anni della crisi di fine secolo: i suoi governi tentarono di restringere per decreto la libertà di stampa e di riunione e si scontrarono con l’ostruzionismo dell’opposizione. La morte lo colse a Bordighera, il 26 ottobre 1924, a ottantacinque anni.

Infanzia e famiglia

Nacque il 1º marzo 1839 a La Roche-sur-Foron, nell’Alta Savoia. Il padre, François-Joseph, medico (1799-1866), aveva partecipato ai moti del 1821 ed era stato per questo esiliato in Francia; rientrato nel 1828, fu sindaco del paese dal 1841 fino alla morte e per due legislature deputato al Parlamento sardo, dal 1857 al 1860. La madre, Virginie Laffin, figlia di un importante industriale, morì quando il bambino era ancora piccolo. Secondo il Dizionario biografico degli italiani, Luigi era il secondogenito di un’agiata famiglia borghese e fu attratto dalla vita militare anche per l’esempio del fratello Leone.

Quando nel 1860 la Savoia passò alla Francia, il padre, favorevole all’annessione, diventò cittadino francese. I due figli minori scelsero invece quella italiana e andarono a vivere a Torino. Wikipedia in francese riporta come data ufficiale della scelta il 20 marzo 1861. Leone divenne generale e Senatore.

Il soldato

Dall’ottobre 1852 all’agosto 1857 frequentò la Scuola militare di Torino e poi quella di applicazione; nel 1857 entrò nell’esercito sabaudo come sottotenente di artiglieria. Prese parte alla seconda e alla terza guerra d’indipendenza e a Custoza, nel 1866, ottenne la medaglia al valor militare. Di stanza a Crema, si sposò nel 1868 con Caterina Terni de Gregory, di famiglia nobile, e dal matrimonio nacquero tre figli: il primogenito Alberto, nato nello stesso anno, fu mineralogista e insegnò all’università di Genova.

Il 20 settembre 1870 guidava l’artiglieria di riserva nell’attacco a Roma. Nelle sue memorie, citate dal Dizionario biografico, raccontò di aver fatto aprire il fuoco poco dopo le cinque e mezzo e di aver ottenuto in meno di quattro ore un varco largo abbastanza per le colonne d’assalto, con 845 colpi sparati in tutto. Era la breccia vicino a Porta Pia, che permise ai bersaglieri di entrare in città.

La carriera proseguì fra lo stato maggiore e il ministero della Guerra. Nel 1872 pubblicò uno studio sull’approvvigionamento di cavalli in caso di mobilitazione; guidò l’Accademia militare torinese tra il 1873 e il 1876, nel 1879 fece una missione in Russia e tra il 1880 e il 1884 ricoprì il ruolo di segretario generale del dicastero della Guerra. Wikipedia in italiano ricorda che in quegli anni lavorò con il suo gruppo alla riforma dell’esercito legata al nome del Ministro Ferrero, che prevedeva due nuovi corpi d’armata.

Il generale Luigi Pelloux in una xilografia pubblicata dall'Illustrazione popolare nel 1891, quando divenne ministro della Guerra
Il Generale Luigi Pelloux in una xilografia pubblicata dall'Illustrazione popolare nel 1891, quando divenne Ministro della Guerra — Autore sconosciuto, Public domain. Wikimedia Commons

Dal Parlamento ai ministeri

Fu Benedetto Cairoli a spingerlo verso la politica, e nel 1881 venne eletto deputato per Livorno, aderendo alla sinistra. Il Dizionario biografico precisa i collegi e gli anni; Wikipedia in italiano fa durare il suo seggio fino al 1895. Tra il 1884 e il 1887 ebbe il comando della brigata di stanza a Roma, e nel 1895 il quinto corpo d’armata, a Verona. Fu Ministro della Guerra nel primo governo di Rudinì (1891-1892), nel primo governo Giolitti (1892-1893) e nel terzo governo di Rudinì (luglio 1896 – dicembre 1897); nel 1896 entrò anche in Senato, insieme con il fratello.

La sua nomina fu accolta bene da molti intellettuali, che lo consideravano un liberale. Nel 1893 l’economista Vilfredo Pareto scrisse però di una grande delusione: Pelloux era arrivato al governo con fama di uomo moderno, e dopo pochi mesi sembrava aver cambiato strada. Quanto all’Africa, dopo la disfatta di Adua nel 1896 il generale mostrò la sua contrarietà all’avventura coloniale, per ragioni tecniche e per fedeltà alla monarchia costituzionale uscita dal Risorgimento, come scrive Gastone Manacorda, citato dal Dizionario biografico.

Il 1898 e la presidenza del Consiglio

Nel maggio 1898 l’Italia fu scossa dai moti per il caro del pane. Pelloux, appena lasciato il ministero, era comandante di corpo d’armata a Roma e fu inviato a Bari come commissario del Re, con poteri eccezionali su tre regioni del Sud. Il Dizionario biografico dice che si oppose a dichiarare lo stato di guerra in Puglia, Basilicata e Calabria; Wikipedia in inglese aggiunge che fece tornare l’ordine senza ricorrere alla legge marziale, reprimendo le manifestazioni di strada. A Milano, intanto, i moti erano stati repressi dal Generale Bava Beccaris a colpi di cannone: i fatti avvennero sotto il governo di Rudinì, non sotto di lui, ma crearono, scrive il Dizionario biografico, le condizioni per una svolta autoritaria.

Caduto di Rudinì, il Re Umberto I, dopo avere sondato altri nomi, incaricò Pelloux di formare un governo. Il primo ministero ebbe vita fra la fine di giugno del 1898 e la metà di maggio dell’anno dopo, con il Presidente del Consiglio anche ministro dell’Interno. Nel maggio 1899 Pelloux si dimise dopo il fallimento dell’ultimatum alla Cina per la baia di San-Mun, giudicato dal Dizionario biografico un disastro dovuto a improvvisazione; il Re lo incaricò subito di nuovo. Il secondo, nato il 14 maggio 1899 e durato fino alla fine di giugno 1900, fu spostato nettamente a destra e comprendeva, tra gli altri, Antonio Salandra ed Emilio Visconti Venosta; l’ispiratore politico, secondo il Dizionario biografico, fu Sidney Sonnino.

«L'ostinazione di Pelloux»: la vignetta di Gabriele Galantara sull'Asino del 22 gennaio 1899, con il presidente del Consiglio che cerca di fermare l'orologio dell'amnistia
«L'ostinazione di Pelloux»: la vignetta di Gabriele Galantara sull'Asino del 22 gennaio 1899, con il Presidente del Consiglio che cerca di fermare l'orologio dell'amnistia — Gabriele Galantara, Public domain. Wikimedia Commons

I provvedimenti politici e l’ostruzionismo

Il governo portò alla Camera, il 4 febbraio 1899, un progetto sui cosiddetti «provvedimenti politici», che le opposizioni ribattezzarono «provvedimenti cosacchi». Secondo Wikipedia in inglese il testo vietava lo sciopero ai dipendenti dello Stato, dava all’esecutivo ampi poteri per proibire riunioni e sciogliere associazioni sovversive, ripristinava il domicilio coatto e l’arresto preventivo per i reati politici e rendeva gli autori responsabili degli articoli di giornale. Radicali, repubblicani e socialisti vi si opposero con tutti i mezzi; i liberali di Zanardelli e Giolitti, dopo averlo in un primo momento votato, passarono all’opposizione quando il governo scelse la via del decreto reale.

Il decreto fu emanato il 22 giugno 1899 per aggirare lo scontro parlamentare. L’estrema sinistra, guidata dal radicale Edoardo Pantano, rispose con l’ostruzionismo, e il 30 giugno il governo chiuse la sessione. Il 20 febbraio 1900 la Corte di cassazione di Roma dichiarò il decreto inapplicabile, perché la sessione si era chiusa prima che fosse convertito in legge. Nella primavera del 1900 il governo ripresentò il testo e le sedute, sempre più violente, si fecero ingovernabili; alla fine Pelloux e la destra ritirarono il progetto. La Camera fu sciolta il 18 maggio e le elezioni del 3 e 10 giugno premiarono la sinistra, soprattutto al Nord. Pelloux, che conservava ancora una maggioranza, preferì lasciare, e consigliò al Re di affidare l’incarico a Giuseppe Saracco.

Gli storici sono divisi sul significato di quei mesi. Il Dizionario biografico ricorda la tesi di Umberto Levra, che parlò di un «colpo di Stato della borghesia», e quelle di altri studiosi, fra cui Ragionieri, Cammarano e Malatesta, che la giudicano discutibile. Nelle sue memorie Pelloux sostenne invece che le misure erano state decise collegialmente, anche con i ministri indicati dalla sinistra, e continuò a ritenere ingiustificata la protesta.

Gli ultimi anni

L’assassinio di Umberto I a Monza, il 29 giugno 1900, gli fu comunicato all’alba del giorno seguente mentre si trovava a Wengen, in Svizzera. Nell’autunno del 1901 gli fu affidato il comando militare di Torino; nel 1905, a sua richiesta, andò in pensione con il grado di tenente generale. Wikipedia in tedesco indica invece il 15 giugno 1902 per il pensionamento; il Dizionario biografico e Wikipedia in italiano concordano sul 1905.

Continuò a intervenire in Senato sulle questioni militari. Sostenne la guerra di Libia del 1911-1912 senza approvare la politica coloniale di Giolitti, di cui fu sempre avversario; durante la prima guerra mondiale prese atto, a malincuore, della fine della Triplice alleanza e appoggiò le scelte di Salandra. Con l’età si fece sempre più vicino al nazionalismo e a un conservatorismo di stampo cattolico. Lasciò anche un libro di ricordi, scritto in francese, Quelques souvenirs de ma vie, pubblicato soltanto nel 1967 da Gastone Manacorda.

La morte

Si spense a Bordighera, in Liguria, il 26 ottobre 1924. Il Dizionario biografico cita, fra le fonti, i necrologi usciti sul Corriere della sera e su La Stampa il 28 ottobre. Nessuna delle fonti consultate dice dove sia stato sepolto. Una fotografia pubblicata su Wikimedia Commons mostra, nel Cimitero di Bordighera, la cappella funeraria della famiglia Pelloux; la didascalia non dice però chi vi riposi, e per questo non possiamo affermare che il generale sia lì. Le carte di Pelloux, scrive il Dizionario biografico, sono conservate dalla famiglia a Bordighera. Negli anni ottanta del Novecento, secondo Wikipedia in italiano, 182 volumi della sua biblioteca, in prevalenza di storia e di arte militare, furono acquisiti dalla Biblioteca universitaria di Genova.

La cappella funeraria della famiglia Pelloux nel Cimitero di Bordighera (2015)
La cappella funeraria della famiglia Pelloux nel Cimitero di Bordighera (2015) — Bettylella, CC BY-SA 4.0. Wikimedia Commons

Il giudizio sulla sua figura

Pelloux fu un ufficiale di carriera e Ministro della Guerra, ma il suo governo resta ricordato soprattutto per i tentativi di limitare le libertà e per lo scontro con la Camera. Wikipedia in inglese riassume il giudizio degli storici su quell’esperienza definendola conservatrice e militarista. Il Dizionario biografico riporta il giudizio di Umberto Levra, per cui la sua chiamata al governo servì a far approvare le leggi volute dalla destra, e ricorda che il voto del giugno 1900 fu la sconfitta delle politiche reazionarie.

Date da ricordare

  • 1º marzo 1839 — nasce a La Roche-sur-Foron, in Savoia
  • 1857 — entra nell’esercito sabaudo come sottotenente di artiglieria
  • 1866 — la medaglia al valor militare a Custoza
  • 20 settembre 1870 — i suoi cannoni aprono la breccia di Porta Pia
  • 1881 — è eletto deputato di Livorno
  • 1891 — primo incarico da Ministro della Guerra
  • 29 giugno 1898 — diventa Presidente del Consiglio
  • 22 giugno 1899 — il decreto sui provvedimenti politici
  • 24 giugno 1900 — il governo si dimette dopo le elezioni
  • 26 ottobre 1924 — muore a Bordighera

1839–1924

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Autore sconosciuto, Public domain (Wikimedia Commons)

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