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David Lynch

Regista, Sceneggiatore, Attore

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Chi era

David Lynch è stato un regista, sceneggiatore, pittore e musicista statunitense. Con Eraserhead, The Elephant Man, Velluto blu, Cuore selvaggio, Mulholland Drive e la serie I segreti di Twin Peaks costruì un modo di fare cinema così riconoscibile che dal suo cognome è nato un aggettivo, «lynchiano». Cominciò come pittore e non smise mai di dipingere. Morì il 16 gennaio 2025 a Los Angeles, quattro giorni prima di compiere settantanove anni.

Infanzia e famiglia

David Keith Lynch nacque il 20 gennaio 1946 a Missoula, in Montana. La madre, Edwina «Sunny» Sundholm, insegnava inglese; il padre, Donald Lynch, faceva il ricercatore per il ministero statunitense dell’Agricoltura (USDA). Seguendo gli incarichi del padre, la famiglia si spostò molto: Sandpoint, nell’Idaho, dove nacque il fratello John, poi Spokane, dove nacque la sorella Martha, Durham, Boise e infine Alexandria, in Virginia. Lynch ricordò di aver trovato il mondo «fantastico» da bambino, e ricordò con gratitudine le foreste dove il padre lo accompagnava con il camion del servizio forestale, un posto che gli dava conforto (Wikipedia in inglese). Fu cresciuto da presbiteriano.

Da ragazzo fu boy scout e raggiunse il grado più alto, quello di Eagle Scout: a lungo, per descriversi, preferì dire che era un Eagle Scout di Missoula. Il padre di un suo amico, il pittore Bushnell Keeler, gli regalò The Art Spirit di Robert Henri: da lì Lynch decise di dedicarsi alla vita dell’arte.

Formazione

Alla Francis C. Hammond High School di Alexandria non brillò nello studio, ma era popolare tra i compagni. Decise di studiare pittura e cominciò alla Corcoran School of the Arts di Washington, poi passò nel 1964 alla scuola del Museum of Fine Arts di Boston, che lasciò dopo un anno. Partì per l’Europa con l’amico Jack Fisk, anche lui insoddisfatto degli studi, nella speranza di studiare con Oskar Kokoschka a Salisburgo, ma il pittore non era disponibile e i due tornarono dopo appena due settimane.

Si iscrisse allora all’accademia di belle arti della Pennsylvania a Filadelfia, che preferì alla scuola di Boston; lo influenzò il pittore irlandese Francis Bacon. Filadelfia, con le sue fabbriche, il fumo e la paura, fu per sua stessa ammissione l’influenza più grande della sua vita. Lì conobbe la compagna di studi Peggy Reavey, che sposò (Wikipedia in inglese indica il 1967 in un punto e il gennaio 1968 in un altro); la figlia Jennifer, poi regista, nacque nel 1968.

Dai primi cortometraggi a Eraserhead

Voleva vedere i suoi quadri muoversi: nacque così Six Men Getting Sick (Six Times) (1967), un breve film girato con una cinepresa da 16 millimetri, mostrato in ciclo alla mostra di fine anno dell’accademia. Seguirono The Alphabet (1968) e The Grandmother, finanziato da una sovvenzione del neonato American Film Institute. Nel 1970 la famiglia si trasferì a Los Angeles, dove Lynch cominciò a studiare cinema all’AFI Conservatory. Le interferenze sul suo progetto Gardenback lo spinsero ad andarsene; accettò di restare solo a condizione di poter fare un film senza interferenze.

Fu Eraserhead. Le riprese, a notte fonda in alcune scuderie abbandonate, cominciarono il 29 maggio 1972 e andarono avanti a singhiozzo fra mancanza di soldi e pause: il film fu finito nel 1976. Lynch lo finanziò con una sovvenzione dell’AFI, un prestito del padre e un lavoro di consegna dei giornali. Distribuito dal 1977, diventò un cult dei cinema a mezzanotte, e Stanley Kubrick dichiarò di amarlo. Nel luglio del 1973 Lynch aveva intanto cominciato a praticare la meditazione trascendentale, su consiglio della sorella: da allora, disse, non saltò mai una seduta, venti minuti due volte al giorno.

Da The Elephant Man a Velluto blu

Il produttore Stuart Cornfeld, che vide Eraserhead, lo presentò a Mel Brooks, il cui studio produsse The Elephant Man (1980), la storia di Joseph Merrick, nella Londra vittoriana. Il film ebbe otto candidature all’Oscar, tra cui quella per la regia. Lynch rifiutò di dirigere Il ritorno dello Jedi e accettò invece Dune (1984), da Frank Herbert: lo considerò un compromesso con gli studi, perché non ebbe il controllo finale, ritirò il suo nome dalla versione televisiva allungata, e l’insuccesso al botteghino fu netto (costò 45 milioni di dollari e ne incassò 27,4 negli Stati Uniti).

Con Velluto blu (1986), un progetto personale a cui pensava dal 1973, ambientato in una cittadina del North Carolina, firmò uno dei suoi film più discussi. Il film, con Kyle MacLachlan, Laura Dern, Isabella Rossellini e Dennis Hopper, e con le musiche di Angelo Badalamenti, che lo accompagnò per quasi tutta la carriera, fece discutere, ma vinse il premio della National Society of Film Critics e gli diede la seconda candidatura all’Oscar per la regia.

Twin Peaks e gli anni novanta

Con il produttore televisivo Mark Frost ideò I segreti di Twin Peaks (1990-1991), ambientata in una cittadina dello stato di Washington, dove viene trovata morta la studentessa Laura Palmer. La serie, sull’ABC, ebbe un grande successo, diventò un fenomeno di culto e gli valse nove candidature agli Emmy. Lynch recitò anche nella serie, nel ruolo dell’agente dell’FBI Gordon Cole. Quando la rete volle svelare presto l’identità dell’assassino di Laura, Lynch accettò a malincuore, e lo definì poi uno dei suoi maggiori rimpianti professionali.

Il Twede's Cafe di North Bend, nello stato di Washington, locale che fu la sede originale del Double R Diner di Twin Peaks (2011)
Il Twede's Cafe di North Bend, nello stato di Washington, locale che fu la sede originale del Double R Diner di Twin Peaks (2011) — Steven Pavlov, CC BY-SA 4.0. Wikimedia Commons

Nel 1990 Cuore selvaggio, con Nicolas Cage e Laura Dern, vinse la Palma d’oro a Cannes, nonostante i fischi in sala. Nel 1992 uscì il film Fuoco cammina con me, un prequel in gran parte dedicato agli ultimi giorni di Laura Palmer, che all’uscita fu un insuccesso commerciale negli Stati Uniti e in seguito fu rivalutato dalla critica. Seguirono la serie On the Air (1992), la miniserie Hotel Room (1993) e Strade perdute (1997), scritto con Barry Gifford. Con Una storia vera (1999) sorprese molti: la storia di un anziano che parte dall’Iowa su un tagliaerba per raggiungere il fratello malato nel Wisconsin, senza violenza né volgarità, fu l’unico suo film distribuito dalla Disney.

Gli anni duemila e gli ultimi lavori

Con 7 milioni di dollari della francese StudioCanal trasformò in film il pilota di una serie accantonata dall’ABC: Mulholland Drive (2001), con Naomi Watts e Laura Harring, gli diede il premio per la regia a Cannes (a pari merito con Joel Coen), la terza candidatura all’Oscar come regista, e nel 2016 un sondaggio della BBC fra 177 critici di 36 paesi lo mise al primo posto tra i film del ventunesimo secolo. Dal 10 dicembre 2001 usò il suo sito, davidlynch.com, per diffondere serie e cortometraggi come Rabbits e DumbLand. L’ultimo lungometraggio fu Inland Empire (2006), tre ore con Laura Dern.

Nel 2017 tornò alla televisione con il ritorno di Twin Peaks, diciotto puntate, dirette tutte da lui, andate in onda dal 21 maggio. Nel 2020, chiuso in casa dalla pandemia, riprese a registrare i bollettini meteo di Los Angeles, fino all’ultimo, il 16 dicembre 2022. Nel 2022 interpretò il regista John Ford in The Fabelmans di Steven Spielberg, con una candidatura, con il cast, al premio del sindacato degli attori. L’ultimo disco, Cellophane Memories, uscì nell’agosto del 2024, con la cantante Chrystabell.

David Lynch a Cannes, nel giugno 2017, durante la presentazione della nuova stagione di Twin Peaks
David Lynch a Cannes, nel giugno 2017, durante la presentazione della nuova stagione di Twin Peaks — Georges Biard, CC BY-SA 3.0. Wikimedia Commons

Pittura, musica e design

Si considerava un artista visivo, a proprio agio con la pittura quanto con il cinema. La Fondation Cartier di Parigi gli dedicò nel 2007 la retrospettiva The Air is on Fire, e la sua vecchia accademia di Filadelfia, la mostra The Unified Field, dal 12 settembre 2014 all’11 gennaio 2015. Incise dischi, tra cui Crazy Clown Time (2011), disegnò mobili e nel 2011 ideò a Parigi il club Silencio, ispirato a quello di Mulholland Drive. A Los Angeles abitava nel complesso noto come «David Lynch Compound», progettato da Lloyd Wright, dove furono girate alcune scene di Strade perdute (Wikipedia in inglese).

La casa principale del David Lynch Compound, a Los Angeles (2025)
La casa principale del David Lynch Compound, a Los Angeles (2025) — BakedintheHole, CC0. Wikimedia Commons

Nel 2006 scrisse un libro sulla meditazione e la creatività, Catching the Big Fish, e nel 2018, con Kristine McKenna, la biografia-memoriale Room to Dream. Nel 2005 creò la David Lynch Foundation, che finanzia lezioni di meditazione per studenti.

Vita privata

Si sposò quattro volte, con Peggy Reavey, con Mary Fisk (1977), da cui ebbe Austin Jack nel 1982, con la montatrice e produttrice Mary Sweeney, da cui ebbe Riley nel 1992 (nozze nel maggio 2006, richiesta di divorzio un mese dopo) e con l’attrice Emily Stofle, nel 2009, da cui ebbe Lula nel 2012. Tra il 1986 e il 1991 visse con Isabella Rossellini. Nel 2023 Stofle chiese il divorzio e un accordo fu raggiunto il 20 dicembre 2024, ma il tribunale non aveva ancora emesso la sentenza finale alla morte di Lynch.

Le opere

  • 1977 — Eraserhead
  • 1980 — The Elephant Man
  • 1984 — Dune
  • 1986 — Velluto blu
  • 1990 — Cuore selvaggio e la serie I segreti di Twin Peaks
  • 1992 — Fuoco cammina con me
  • 1997 — Strade perdute
  • 1999 — Una storia vera
  • 2001 — Mulholland Drive
  • 2006 — Inland Empire, l’ultimo lungometraggio
  • 2017 — Twin Peaks, la nuova stagione

I riconoscimenti

Ebbe tre candidature all’Oscar per la regia (The Elephant Man, Velluto blu, Mulholland Drive); nel 2019 l’Academy gli assegnò l’Oscar alla carriera. Alla Mostra di Venezia ricevette il Leone d’oro alla carriera nel 2006 e nel 2017 la Festa del Cinema di Roma gli diede il premio alla carriera (Treccani). A titolo postumo il sindacato degli sceneggiatori americani gli conferì il Laurel Award.

La morte

Nell’agosto del 2024 Lynch disse di avere un enfisema, dopo una vita di fumo: aveva cominciato a otto anni e smesso nel 2022. Non usciva più di casa e dipendeva dall’ossigeno. Nel gennaio 2025, evacuato da casa per gli incendi che colpirono il sud della California, entrò in un declino fatale: morì il 16 gennaio nella casa della figlia Jennifer a Los Angeles, a 78 anni.

La famiglia diede la notizia su Facebook: «Keep your eye on the donut and not on the hole», scrissero, riprendendo una frase che amava dire («tieni gli occhi sulla ciambella, non sul buco»). Il certificato di morte, reso noto nel febbraio 2025, indica come causa immediata un arresto cardiaco, come causa di fondo la broncopneumopatia cronica ostruttiva e, tra i fattori, la disidratazione (News Tribune).

Steven Spielberg ricordò di averlo diretto in The Fabelmans come una voce originale e unica che il mondo avrebbe rimpianto; Kyle MacLachlan lo definì la persona più autenticamente viva che avesse mai incontrato (Philadelphia Inquirer). Lo ricordarono anche Martin Scorsese e gli attori con cui aveva lavorato, tra cui Laura Dern e Isabella Rossellini; per il critico del Guardian Peter Bradshaw era il grande surrealista americano.

Dove riposa

Lynch fu cremato e le ceneri sono sepolte all’Hollywood Forever Cemetery, a Los Angeles, lungo Santa Monica Boulevard, come riporta il certificato di morte citato da Wikipedia in inglese. Il luogo è stato confermato dalla figlia Jennifer, che, come riferì Euronews l’8 aprile 2025, pubblicò la foto della lapide scrivendo che il padre riposa lì. Sulla pietra nera, secondo Euronews, ci sono il nome David Keith Lynch, le date 1946-2025 e le parole «Night Blooming Jasmine», il gelsomino notturno.

L’eredità

Per Wikipedia in inglese è considerato uno dei registi più influenti della storia del cinema: il suo stile, tra surrealismo, noir e provincia americana, ha dato origine all’aggettivo «lynchiano». La Stockholm International Film Festival gli ha dedicato la sua edizione del 2025. I suoi dipinti sono stati esposti, tra l’altro, alla Fondation Cartier di Parigi.

Date da ricordare

  • 20 gennaio 1946 — nasce a Missoula
  • 1967 — il primo cortometraggio, Six Men Getting Sick
  • 1977 — Eraserhead
  • 1986 — Velluto blu
  • 1990 — Palma d’oro a Cannes per Cuore selvaggio; inizia Twin Peaks
  • 2001 — Mulholland Drive
  • 2019 — Oscar alla carriera
  • 16 gennaio 2025 — muore a Los Angeles

1946–2025

Dove riposa

Hollywood Forever Cemetery, Los Angeles (ceneri)

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Msubrizi, CC BY-SA 4.0 (Wikimedia Commons)

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