Fabrizio De André
Cantautore italiano
- Nascita
- Scomparsa
Riposa a Cimitero Monumentale di Staglieno, Genova
Il rito
Un pensiero
Lascia un pensieroNascita: 18 febbraio 1940, Genova (Pegli). Morte: 11 gennaio 1999, Milano, a 58 anni.
Chi era
Fabrizio De André è stato un cantautore genovese, chiamato Faber dall’amico Paolo Villaggio. Ha scritto canzoni sugli emarginati, sui ribelli e sugli sconfitti, ispirandosi a Georges Brassens, a Leonard Cohen e all’Antologia di Spoon River, e ha dato dignità poetica al genovese e ad altre lingue minori. Fra le sue opere ci sono La buona novella, Creuza de mä e Anime salve. È ricordato anche per il sequestro subìto in Sardegna nel 1979 con la compagna Dori Ghezzi.
Infanzia e famiglia
Nacque il 18 febbraio 1940 a Pegli, un quartiere di Genova, in una famiglia benestante, figlio di Giuseppe De André e di Luigia, detta Luisa, Amerio, entrambi piemontesi. Il padre, laureato in filosofia, divenne imprenditore e dopo la guerra vicesindaco di Genova; il fratello maggiore Mauro, che sarebbe diventato avvocato, sarebbe stato uno dei suoi ammiratori più fedeli e più critici. Durante la guerra la famiglia visse da sfollata in una cascina dell’Astigiano, a Revignano d’Asti, dove Fabrizio conobbe una coetanea, Nina Manfieri, a cui avrebbe dedicato più tardi la canzone Ho visto Nina volare (Wikipedia in italiano).

La giovinezza e le prime letture
A scuola era un ragazzo indocile e a sedici anni, nel 1956, si iscrisse al liceo classico «Cristoforo Colombo». Con Paolo Villaggio, conosciuto negli anni del dopoguerra e diventato un amico intimo, condivise le scorribande giovanili e certi lavori saltuari, come suonare sulle navi da crociera. Lasciata la casa dei genitori a diciotto anni, frequentò l’università fra Lettere, Medicina e Giurisprudenza, e si fermò a sei esami dalla laurea quando arrivarono i primi contratti discografici.
L’incontro decisivo fu con la musica di Georges Brassens, di cui tradusse alcune canzoni. A Genova suonava con Luigi Tenco, Gino Paoli e Umberto Bindi; leggendo Bakunin, Malatesta e Max Stirner si avvicinò alle idee libertarie e nel 1957 si iscrisse alla Federazione anarchica di Carrara. Nell’estate del 1960 scrisse con Clelia Petracchi La ballata del Miché, che considerò sempre la sua prima canzone.
Gli anni sessanta
Nel 1961 sposò Enrica Rignon, detta Puny, e l’anno dopo nacque il figlio Cristiano; per un periodo fece il vicepreside in una scuola del padre. Nell’ottobre 1961 uscì il primo 45 giri, con Nuvole barocche ed E fu la notte, e il 2 maggio 1963 il debutto in televisione. Nel 1964 incise La canzone di Marinella, che diventò famosa solo nel 1967, quando la cantò Mina. Nel 1966 vennero La canzone dell’amore perduto e Amore che vieni, amore che vai, che gli aprirono la strada del successo.
Il primo vero album, Volume 1º (1967), si apre con Preghiera in gennaio, scritta dopo la morte di Luigi Tenco al Festival di Sanremo del gennaio 1967: una preghiera a Dio per un amico morto suicida. Nel 1968 uscì Tutti morimmo a stento, il suo primo concept album, con arrangiamenti di Gian Piero Reverberi e un testo di apertura tratto da una poesia di Riccardo Mannerini.
I concept album degli anni settanta
La buona novella (1970) rilegge la storia di Gesù attraverso i vangeli apocrifi e ne sottolinea l’umanità; De André la considerò a lungo la sua incisione migliore. Nel 1971 pubblicò Non al denaro, non all’amore né al cielo, ricavato con libertà dall’Antologia di Spoon River, con le musiche di Nicola Piovani, e conobbe Fernanda Pivano, traduttrice di Edgar Lee Masters. Storia di un impiegato (1973), sul Sessantotto, ebbe un’accoglienza fredda da parte della stampa militante e del pubblico; la critica ne ha poi riconosciuto il valore soprattutto dagli anni novanta.
Nel 1973 finì il matrimonio con Puny e l’anno dopo, durante le registrazioni di Canzoni, iniziò la relazione con Dori Ghezzi. Lui, timidissimo, non saliva sul palco: il primo concerto, alla Bussola di Marina di Pietrasanta, fu il 16 marzo 1975, e quel tour fu criticato da parte della sinistra extraparlamentare. Fra il 1969 e il 1979, ricostruisce Wikipedia in italiano, fu sorvegliato dalle forze di polizia e dai servizi segreti, che lo ritenevano vicino ad ambienti estremisti, mentre la sua attività politica si limitava a finanziare una rivista anarchica. Nel 1974 uscì Canzoni e nel 1975 Volume 8, scritto in gran parte con Francesco De Gregori; nel 1978 Rimini, con Massimo Bubola, e il tour con la Premiata Forneria Marconi, da cui nacquero due album dal vivo.
Il sequestro
La sera del 27 agosto 1979 De André e Dori Ghezzi furono rapiti nella tenuta dell’Agnata, a Tempio Pausania, in Sardegna, dove vivevano, e tenuti prigionieri per quattro mesi sul Monte Lerno, vicino a Pattada. Furono liberati la notte fra il 21 e il 22 dicembre, dopo il pagamento di un riscatto da circa 550 milioni di lire, versati soprattutto dal padre. Il cantautore raccontò l’esperienza con tono pacato e ai suoi carcerieri disse di provare pietà; al processo confermò il perdono per gli esecutori materiali ma non per i mandanti. Quell’esperienza e il legame con la Sardegna entrarono nell’album Fabrizio De André, detto L’indiano (1981), con la canzone Hotel Supramonte.
Da Creuza de mä ad Anime salve
Nel 1984, con Mauro Pagani, pubblicò Creuza de mä, interamente in genovese e ispirato alla musica del Mediterraneo: Wikipedia in italiano lo descrive come una pietra angolare della world music nascente, e in inglese si ricorda che David Byrne lo indicò fra i dischi più importanti del decennio. Nel 1985 morì il padre e De André, per una promessa fattagli, smise di bere. Il 7 dicembre 1989 sposò a Tempio Pausania Dori Ghezzi, con Beppe Grillo come testimone; la figlia Luisa Vittoria, detta Luvi, era nata nel 1977.
Nel 1990 uscì Le nuvole, con canzoni in italiano, genovese, gallurese e napoletano, fra cui Don Raffaè. Anime salve (1996), scritto con Ivano Fossati e dedicato alla solitudine, fu il suo ultimo disco in studio e viene considerato il suo testamento artistico. Nel 1996 firmò con Alessandro Gennari il romanzo Un destino ridicolo. Il 26 luglio 1997 la Pivano gli consegnò il Premio Lunezia per il testo di Smisurata preghiera.
I successi
- 1961 — il primo 45 giri, Nuvole barocche / E fu la notte
- 1964 — La canzone di Marinella
- 1968 — Tutti morimmo a stento
- 1970 — La buona novella
- 1971 — Non al denaro, non all’amore né al cielo
- 1973 — Storia di un impiegato
- 1978 — Rimini, con la canzone Andrea
- 1984 — Creuza de mä
- 1990 — Le nuvole
- 1996 — Anime salve
Con sei Targhe e un Premio Tenco, scrive Wikipedia in italiano, è l’artista più premiato dal Club Tenco.
La morte
La tournée di Mi innamoravo di tutto cominciò il 2 novembre 1997 e proseguì in estate: il 13 agosto 1998 il concerto di Roccella Ionica fu l’ultimo. Durante le prove di quello successivo, a Saint-Vincent, fu colto da forti dolori e annullò la serata; ad Aosta gli esami rivelarono un carcinoma polmonare. Ricoverato verso la fine di novembre, uscì dall’ospedale il giorno di Natale per passare le feste in famiglia. Si spense a Milano, all’Istituto nazionale dei tumori, nella notte dell’11 gennaio 1999, alle due e mezza, a un mese dai cinquantanove anni.
I funerali furono celebrati il 13 gennaio a Genova, nella basilica di Carignano dedicata a Santa Maria Assunta, con il celebrante don Antonio Balletto, amico di vecchia data, davanti a più di diecimila persone (Wikipedia in italiano, Unione Sarda). Nella bara la famiglia mise alcuni oggetti a lui cari, fra cui le sigarette, una sciarpa del Genoa e un naso da clown. L’amico Paolo Villaggio disse in seguito di avere provato invidia per quella cerimonia (Unione Sarda).
Dove riposa
De André riposa nella tomba di famiglia del Cimitero monumentale di Staglieno, a Genova, accanto al padre Giuseppe, alla madre Luisa Amerio e al fratello Mauro (Dilei; Wikipedia in inglese; Rockit). Sulle ceneri le fonti non concordano. Wikipedia in italiano scrive che dopo la cremazione, avvenuta il giorno dopo i funerali, per sua volontà le ceneri furono disperse nel Mar Ligure, e che il suo nome resta comunque nella tomba, dove l’urna fu inizialmente collocata; lo scrive anche il sito turistico VisitGenoa. Rockol, invece, racconta che nella tomba furono riunite le sue ceneri con quelle dei familiari. Per questo, più che un luogo preciso delle ceneri, si può indicare con certezza solo la tomba di famiglia a Staglieno, dove il suo nome compare insieme a quello del fratello.

L’eredità
A due mesi dalla scomparsa, nel 1999, fu istituito il Premio De Fabula, poi chiamato Premio Fabrizio De André, per chi diffonde la cultura ligure fuori dalla regione. Ogni anno, l’11 gennaio, in molte piazze si cantano le sue canzoni nella cosiddetta Cantata anarchica. La biblioteca dell’università di Siena conserva il Fondo De André, con carte di famiglia, corrispondenza e materiali legati ai testi.
A Genova, in via del Campo, un bassorilievo posto dalla Fondazione Fabrizio De André il 18 febbraio 2001 riporta il suo verso «Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior».

A Tempio Pausania, il 21 luglio 2016, è stata inaugurata piazza Fabrizio De André, con un’installazione disegnata da Renzo Piano; a Manarola, nelle Cinque Terre, un monumento firmato da Silvio Benedetto (come indica la scheda della foto su Wikimedia Commons) ricorda il cantautore. Nel 2018 Luca Facchini ha diretto il film Fabrizio De André – Principe libero.
Date da ricordare
- 18 febbraio 1940 — nascita a Pegli, Genova
- Ottobre 1961 — il primo disco, un 45 giri
- 16 marzo 1975 — il primo concerto, alla Bussola di Marina di Pietrasanta
- 27 agosto 1979 — il sequestro in Sardegna
- 22 dicembre 1979 — la liberazione
- 7 dicembre 1989 — il matrimonio con Dori Ghezzi
- 11 gennaio 1999 — la morte a Milano
- 13 gennaio 1999 — i funerali a Genova
1940–1999
Dove riposa
Cimitero Monumentale di Staglieno, Genova (GE)
Cimitero monumentale di Staglieno, Genova (tomba di famiglia)
Da dove viene quello che c'è scritto
- Wikipedia in italiano, voce «Fabrizio De André» consultata il 16 ottobre 2026
- Wikipedia in inglese, voce «Fabrizio De André» consultata il 16 ottobre 2026
- Wikidata, «Fabrizio De André» (Q25106) consultata il 16 ottobre 2026
- Rockol, «Fabrizio De André, la storia di La morte» consultata il 16 ottobre 2026
- Dilei, «Fabrizio De André a 25 anni dalla morte: dove è sepolto» consultata il 16 ottobre 2026
- VisitGenoa, «Fabrizio De André» consultata il 16 ottobre 2026
- L'Unione Sarda, «Fabrizio De André, ventiquattro anni senza il poeta degli ultimi» consultata il 16 ottobre 2026
- Rockit, «Riposano in pace. Le tombe dei grandi musicisti italiani, e le loro storie» consultata il 16 ottobre 2026
Immagine: Fabrizio De Andre durante le prove di un concerto nel 1977. Agenzia LaPresse, pubblico dominio secondo Wikipedia.
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A cura di Cimiteri.Online