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Fausto Coppi

Ciclista su strada e Pistard italiano

Nascita
Scomparsa

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Il rito

Per lasciare un gesto serve entrare: bastano pochi istanti.

Così la famiglia sa chi l'ha acceso.

Fausto Coppi nacque il 15 settembre 1919 a Castellania, nell’Alessandrino, quarto di cinque figli. Venivano da una famiglia di contadini: Domenico e Angiolina avevano un piccolo podere (Treccani, Il Post). Era un ragazzo magro, a scuola andava poco e nei campi, a quanto si racconta, non rendeva granché (Il Post).

A tredici anni il padre gli trovò un posto da garzone in una salumeria di Novi Ligure (Treccani, Il Post). Wikipedia dà il nome del salumiere, Merlano, e una paga di cinque lire la settimana. Le consegne si facevano in bicicletta, e Il Post parla di almeno settanta chilometri al giorno. A quindici anni arrivò la sua prima bicicletta, una Maino grigio perla: per Wikipedia la comprò con i soldi di uno zio, per Sky Sport fu lo zio a regalargliela.

Nel 1938 vinse la sua prima corsa, a Castelletto d’Orba, e nello stesso anno incontrò Biagio Cavanna (Wikipedia, Wikipedia in inglese). Cavanna era un massaggiatore che aveva seguito Girardengo e Learco Guerra (Il Post); a Pozzolo Formigaro teneva una scuola di giovani corridori ed era diventato cieco nel 1938 (Treccani, Wikipedia). Chi lo conobbe lo descriveva a metà fra un guaritore e una guida spirituale (Il Post). Fu lui a spingere il ragazzo verso il professionismo.

Biagio Cavanna, cieco, con gli occhiali scuri e le mani sul bastone, e Fausto Coppi in maglia Bianchi, tra il 1951 e il 1959. Fotografia di autore ignoto, su Wikimedia Commons, pubblico dominio
Biagio Cavanna, cieco, con gli occhiali scuri e le mani sul bastone, e Fausto Coppi in maglia Bianchi, tra il 1951 e il 1959. Fotografia di autore ignoto, su Wikimedia Commons, pubblico dominio — Autore sconosciuto, Public domain. Wikimedia Commons

Nel 1940, a poco più di vent’anni, corse il suo primo Giro d’Italia, nella Legnano di Gino Bartali, che era il capitano (Il Post, Wikipedia). Bartali cadde. Coppi vinse la tappa da Firenze a Modena e indossò la maglia rosa (Wikipedia). Il 9 giugno 1940 chiuse il Giro davanti a Mollo, con 2’40” di vantaggio (Treccani). Era il più giovane vincitore della corsa (Il Post, Wikipedia). Il giorno dopo l’Italia entrò in guerra (LaPresse, Il Post).

Il 7 novembre 1942 si presentò al velodromo Vigorelli di Milano e in un’ora percorse più di quarantacinque chilometri e ottocento metri: 45,871 secondo la misura di allora, corretta poi in 45,798 (Treccani, Wikipedia). Il primato resistette fino al 29 giugno 1956, quando lo superò Jacques Anquetil (Treccani).

Fausto Coppi in curva al Vigorelli di Milano durante il record dell'ora, 7 novembre 1942. Fotografia di autore ignoto, su Wikimedia Commons, pubblico dominio
Fausto Coppi in curva al Vigorelli di Milano durante il record dell'ora, 7 novembre 1942. Fotografia di autore ignoto, su Wikimedia Commons, pubblico dominio — Autore sconosciuto, Public domain. Wikimedia Commons

La guerra lo prese comunque. Nel marzo del 1943 fu mandato in Tunisia e il 13 aprile cadde prigioniero degli inglesi (Treccani, Wikipedia); passò mesi nei campi in Algeria (Wikipedia, Il Post). Il Post aggiunge che lì si ammalò di malaria e fu curato col chinino. Tornò in Italia nel febbraio del 1945 (Treccani) e rimontò in sella: cinque giorni di bicicletta verso casa per Wikipedia, sei per Sky Sport. Nel 1946 passò alla Bianchi e vinse la Milano-Sanremo con quattordici minuti sul gruppo (Il Post).

Il 10 giugno 1949, diciassettesima tappa del Giro, si correva da Cuneo a Pinerolo: 254 chilometri e cinque colli, Maddalena, Vars, Izoard, Monginevro e Sestriere (Il Post, Il Giornale). Coppi era secondo in classifica, a meno di un minuto dal primo, Adolfo Leoni (Il Post). Scattò sulla prima salita, a 192 chilometri dal traguardo, e restò solo fino all’arrivo (Il Post, Il Giornale). Il Giornale conta cinque forature lungo la strada. Arrivò dopo poco più di nove ore, con quasi dodici minuti su Bartali (Il Post, Il Giornale; la Wikipedia inglese scrive undici). Il radiocronista Mario Ferretti aprì dicendo che un uomo solo era al comando, con la maglia biancoceleste, e che il suo nome era Fausto Coppi (Wikipedia, Il Post). Dino Buzzati chiamò quella tappa «divoratrice di uomini» (Il Post).

In quel 1949 vinse anche il Tour de France, il primo che correva, e fu il primo a prendere Giro e Tour nello stesso anno (Il Post, LaPresse, Wikipedia). Nel 1952 ripeté la doppietta; il 4 luglio vinse all’Alpe d’Huez, primo arrivo in salita nella storia del Tour (Wikipedia, Treccani). Alla fine i Giri d’Italia furono cinque, i Tour due, le Milano-Sanremo tre (La Nazione, Wikipedia).

Con Bartali si gareggiava e si discuteva. Il Giornale scrive che la rivalità fu ingigantita dalla stampa. Una fotografia del Tour 1952 li mostra mentre si passano una bottiglietta, e non si è mai chiarito chi la desse a chi: i due ne raccontarono versioni diverse (Wikipedia in inglese, Nova Uvi).

Fausto Coppi, a sinistra, e Gino Bartali che scherzano prima della partenza del Giro di Romagna, 1952. Fotografia di autore ignoto, su Wikimedia Commons, pubblico dominio
Fausto Coppi, a sinistra, e Gino Bartali che scherzano prima della partenza del Giro di Romagna, 1952. Fotografia di autore ignoto, su Wikimedia Commons, pubblico dominio — Autore sconosciuto, Public domain. Wikimedia Commons

L’11 marzo 1951 si ruppe la clavicola nella Milano-Torino (Treccani). Il 29 giugno, al Giro del Piemonte, il fratello Serse, nato nel 1923 e suo gregario alla Bianchi, cadde in volata a poca distanza dal traguardo, sbatté la testa e morì poche ore dopo per un’emorragia cerebrale (Treccani, Wikipedia, Wikipedia in inglese). Aveva 28 anni, scrive Wikipedia, che aggiunge come Fausto, sconvolto, avesse pensato di smettere.

Intanto la sua vita privata era finita nelle cronache: il legame con la donna che i giornali chiamarono la Dama Bianca, che allora la legge puniva come adulterio, con una condanna poi sospesa (Il Post, Il Giornale).

Il 10 dicembre 1959 partì per l’Alto Volta, oggi Burkina Faso: un criterium a Ouagadougou e poi battute di caccia (Wikipedia, Treccani). Con lui c’era il francese Raphaël Géminiani. Per Wikipedia fu durante le uscite di caccia che le zanzare li infettarono, e Il Giornale ricorda che Géminiani si salvò, curato per la malaria. A casa, il 27 dicembre, Coppi ebbe febbre alta, nausea e brividi (Treccani, Wikipedia). I medici lo curarono per un’influenza, forse più grave del solito, e per Il Giornale parlarono di asiatica, anche se gli amici avevano parlato di malaria. Fu portato in ospedale a Tortona fra il 31 dicembre e il 1° gennaio. Morì alle 8.45 del 2 gennaio 1960, a quarant’anni, prima che si capisse di che male si trattasse (Treccani, Wikipedia, Il Giornale). Il Post scrive che non ebbe il chinino.

Il funerale fu il 4 gennaio a Castellania, sul colle di San Biagio (Treccani, Wikipedia, archivio fotografico di Regione Lombardia); un cronista presente, Gianpaolo Ormezzano, ne data il racconto al 5. Il paese aveva circa quattrocento abitanti. Era una mattina fredda e limpida, con la neve a chiazze e la brina che si scioglieva al sole. La strada, in cima, diventava mulattiera. Ormezzano stima la folla in ventimila persone, «forse»; Wikipedia scrive cinquantamila. I corridori portarono la bara a spalla, e a un certo punto sembrò andare su e giù come un sughero nel mare in tempesta. Le corone erano circa cinquecento. Il Cimitero era un fazzoletto di terra dentro un muro antico, con un centinaio di tombe (Tuttosport, Ormezzano).

Fu sepolto lì, dove già riposavano i genitori (Wikipedia). Poi, verso il 1969, lui e Serse furono traslati in un mausoleo costruito vicino al municipio (Wikipedia, Find a Grave).

Riposa a Castellania, con il fratello Serse, nel mausoleo accanto al municipio, sulla piazza della chiesa. Dentro ci sono oggetti arrivati da tutto il mondo (Il Piccolo, Tuttosport). Il 2 gennaio, ogni anno, vi si celebra una messa.

Dove riposa

Mausoleo di Castellania (Alessandria), accanto al fratello Serse

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: J.D. Noske (Anefo), 18 luglio 1952, Nationaal Archief (da Wikimedia Commons), licenza CC BY-SA 3.0 NL (Wikimedia Commons).jpg)

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