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Franco Corelli

Tenore italiano

Nascita
Scomparsa

Riposa a Cimitero Monumentale, Milano

Un QR per raggiungere questa memoria

Il rito

Per lasciare un gesto serve entrare: bastano pochi istanti.

Così la famiglia sa chi l'ha acceso.

Chi era

Franco Corelli, all’anagrafe Dario Franco, è stato uno dei grandi tenori del Novecento. Nato ad Ancona l’8 aprile 1921, cantò sui palcoscenici di mezzo mondo fra il 1951 e il 1976, e in particolare al Metropolitan di New York, dove tornò per quindici stagioni. La sua voce era ampia e potente, con acuti folgoranti, adatta ai ruoli drammatici e di «spinto» dell’opera italiana e francese; la prestanza fisica e il fascino scenico lo fecero amare dal pubblico quanto la voce. Morì a Milano il 29 ottobre 2003, a ottantadue anni.

La famiglia e la giovinezza

Corelli nacque in una famiglia dove la lirica non era una novità. Il nonno Augusto aveva cantato da tenore, due zii paterni facevano parte del coro del Teatro delle Muse di Ancona, e i genitori, Remo e Natalina Marchetti, cantavano per diletto. La voce inglese di Wikipedia ricorda un fratello maggiore, Aldo, divenuto baritono, e precisa che il padre lavorava in un cantiere navale della Marina. Il giovane amava il mare e il nuoto.

Le fonti raccontano in due modi gli studi di quegli anni. Per Wikipedia in italiano si diplomò geometra nel 1939 e, finita la naia, nel 1942 ottenne un impiego al Comune di Ancona. Secondo la voce inglese e il sito Italy on This Day, si iscrisse invece a ingegneria navale a Bologna. In entrambi i casi la musica entrò nella sua vita quasi per gioco: Corelli stesso disse di aver cominciato a cantare con un amico, ascoltando dischi per ore. Seguì gli incontri culturali organizzati al Teatro delle Muse e, dal 1946, entrò come baritono nella Corale Bellini di Ancona.

Gli studi di canto

Un amico lo portò dal maestro Arturo Melocchi, che insegnava al Conservatorio Rossini di Pesaro: grazie alle sue lezioni la voce poté salire al registro di tenore. Corelli raccontò di aver ritrovato dopo alcuni mesi la libertà nel canto e le note alte. Era un uomo diffidente verso i maestri: la voce inglese riferisce che li definiva «persone pericolose» e che, dopo un periodo al conservatorio che giudicò dannoso, volle fare da maestro a sé stesso. Si affidò all’ascolto dei dischi di Caruso, Lauri-Volpi, Pertile e Gigli, e studiò la tecnica della laringe abbassata già usata da Mario Del Monaco, modificandola perché la laringe, diceva, «galleggiasse». Più tardi si perfezionò con Giacomo Lauri-Volpi, amico e collega.

Il debutto e gli anni italiani

Nel 1950 ottenne un posto in un corso di specializzazione a Firenze, nel Teatro comunale. Il 1951 portò l’esordio: le fonti non concordano sul concorso che lo mise in luce, perché per la voce italiana vinse quello del Teatro lirico sperimentale di Spoleto, per la voce inglese e per Italy on This Day quello del Maggio musicale fiorentino. Tutte però dicono che debuttò a Spoleto nel 1951 come Don José in «Carmen»; per la voce italiana la data fu il 26 agosto. Aveva studiato per mesi Radamès in «Aida», ma si sentì ancora privo del legato necessario e scelse l’altro ruolo.

Dal 1952 cantò all’Opera di Roma, dove nel 1953 sostenne la parte di Pollione in «Norma» accanto a Maria Callas: fu la prima volta che i due cantarono insieme, e la soprano lo ammirò subito. Fino al 1958 fu un cantante di punta del teatro romano, mentre si faceva conoscere in molti altri teatri italiani, anche di provincia.

La Scala e l’Europa

Nel 1954 arrivò alla Scala di Milano, per l’apertura della stagione, con «La vestale» di Spontini, ancora con la Callas. Nel decennio seguente vi cantò titoli come «La fanciulla del West», «Turandot», «Fedora», «Andrea Chénier», «Il trovatore», «Il pirata» e «Poliuto». Fu importante la sua «Fanciulla del West» del 1956, trasmessa in diretta alla radio, con Gigliola Frazzoni e Tito Gobbi. Nel 1962 contribuì a riportare in scena «Gli ugonotti» di Meyerbeer, in un’edizione diretta da Gianandrea Gavazzeni con Joan Sutherland.

Franco Corelli in «Tosca», in una fotografia del 1956 con dedica a Tino Barindelli
Franco Corelli in «Tosca», in una fotografia del 1956 con dedica a Tino Barindelli — Tino Barindelli collection, Public domain. Wikimedia Commons

Altri debutti seguirono. Con la voce inglese si ricordano l’Arena di Verona e il Maggio musicale fiorentino nel 1955; il Covent Garden di Londra nel 1957, come Cavaradossi in «Tosca»; poi Lisbona, Chicago, San Francisco e Berlino. A Napoli, al San Carlo, cantò con Renata Tebaldi nella «Forza del destino» del 1958 e con Magda Olivero in «Adriana Lecouvreur» l’anno dopo. Nel 1962 fu a Salisburgo, nel «Trovatore» diretto da Herbert von Karajan con Leontyne Price e Giulietta Simionato, e nel 1964 all’Opéra di Parigi con la Callas, in «Tosca» e «Norma». Fra le opere rare che portò in scena la voce inglese cita «Agnese di Hohenstaufen», «Giulio Cesare» e «Hercules» di Händel e «Guerra e pace» di Prokof’ev.

Il Metropolitan Opera

Il 27 gennaio 1961 Corelli debuttò al Metropolitan di New York come Manrico nel «Trovatore», la stessa sera dell’esordio di Leontyne Price. Le fonti dicono che vi rimase quindici stagioni: la voce italiana indica 369 recite, l’Associated Press 368, Italy on This Day e la radio NPR 365. In quel teatro cantò Calaf in «Turandot» accanto a Birgit Nilsson, Cavaradossi, Maurizio, Ernani, Rodolfo ed Edgardo, e partecipò a due nuove produzioni francesi, «Roméo et Juliette» e «Werther». Prese parte anche a serate memorabili, come la chiusura del vecchio teatro e il ritorno di Callas in «Tosca». Per la voce inglese la sua ultima recita fu il 28 dicembre 1974, come Calaf; l’AP indica come ultima apparizione con la compagnia una «Bohème» in tournée il 28 giugno 1975.

Di quegli anni restano episodi che l’AP e Italy on This Day raccontano con ironia. Nel 1961, a Boston, durante il duetto di «Turandot» Nilsson tenne l’acuto più a lungo di lui, ed egli lasciò la scena; si dice che il direttore del Met, Rudolf Bing, lo convinse a tornare scherzando sull’idea di mordere la collega invece di baciarla. Nilsson, ricordandolo dopo la morte, disse che non l’aveva né morsa né baciata e che era stato un collega gentile ma imprevedibile, e che sul palco a volte era come una corrida. A Napoli, secondo Italy on This Day, una volta lasciò la scena in costume da Manrico per affrontare uno spettatore che lo aveva fischiato da un palco. Prima di ogni recita era nervosissimo e ritualistico: un contratto lo faceva servire con una porzione di carne cruda condita al limone e all’aglio.

La voce e la critica

La voce italiana definisce la sua voce una delle più grandi della seconda metà del Novecento per ampiezza e interpretazione: un registro centrale molto largo, acuti brillanti, in un materiale che il lavoro costante rese più duttile e morbido. La voce inglese ricorda il giudizio di Luciano Pavarotti, che parlava di «corde vocali d’acciaio», e quello di Harold Schonberg del «New York Times», che difese la sua libertà espressiva. Non mancarono i critici: nel 1966 Alan Rich, sul «New York Herald Tribune», riconosceva l’ardore del canto ma lo giudicava un tenore d’altri tempi, e alcuni non apprezzavano la sua pronuncia nei ruoli francesi, che furono tuttavia fra i suoi più amati, come Don José, che cantò oltre cento volte.

Alla notizia della morte Placido Domingo disse che nessun altro tra i tenori da lui ascoltati dal vivo gli aveva fatto un’impressione così forte. Carlo Bergonzi lo definì uno dei maggiori tenori del secolo.

Il ritiro

All’inizio degli anni Settanta, scrive la voce inglese, la voce cominciò a risentire del lavoro in un repertorio faticoso, e l’ansia delle serate si faceva più difficile da gestire. Corelli raccontò di essersi sentito stanco e meno brillante, e di non mangiare né dormire prima di cantare. L’ultima recita fu «La bohème» a Torre del Lago nel 1976, a cinquantacinque anni. Tornò sul palco per due concerti nel 1980 e nel 1981, e disse addio al canto in un concerto di Stoccolma, nel novembre 1981, dedicato alla collega Birgit Nilsson. Secondo la voce italiana scelse di ritirarsi al primo accenno di cedimento, mentre poteva ancora dare prove notevoli. Insegnò canto a New York.

Gli affetti

Nel 1957 conobbe Loretta Di Lelio, una giovane cantante che andò a chiedergli un autografo dopo una recita all’Opera di Roma. Si sposarono nel 1958. Lei lasciò la carriera per occuparsi del marito, come segretaria, procuratrice e traduttrice, e il matrimonio durò fino alla morte di lui, quarantacinque anni dopo, secondo la voce inglese. L’Associated Press scrisse che sopravviveva la moglie. La voce italiana lo ricorda come persona riservata e gentile, che non si vantò mai e diceva spesso di essere stato soltanto fortunato.

La morte

Corelli morì a Milano il 29 ottobre 2003. L’Associated Press scrisse che era stato ricoverato in agosto per quello che si riteneva un ictus; la voce italiana attribuisce la morte a un ictus, mentre Italy on This Day parla di problemi cardiaci. Anche il giorno è oggetto di una piccola divergenza: l’AP, pubblicata il 30 ottobre, parla di un decesso «il giorno prima», mentre la radio NPR dice che morì giovedì, cioè il 30. Alla notizia arrivarono i ricordi dei colleghi: Beverly Sills, Presidente del Met, disse di rimpiangere di non aver mai cantato con lui; Mirella Freni ricordò i suoi acuti incredibili e la bellezza in scena. I funerali furono fissati nella chiesa di San Carlo, a Milano, nel pomeriggio di venerdì 31 ottobre.

Dove riposa

Dopo la cremazione, secondo la voce italiana di Wikipedia, le ceneri furono deposte nel Cimitero Monumentale di Milano; il suo nome è stato poi iscritto nel Famedio, il sacrario degli uomini illustri. La voce inglese parla invece di una sepoltura nello stesso Cimitero, e l’Associated Press, che citava siti dedicati all’opera, indicava anch’essa una sepoltura al Monumentale. Una fotografia mostra il busto che ne ricorda il nome presso la sua tomba.

Il busto di Franco Corelli presso la tomba nel Cimitero Monumentale di Milano, aprile 2023
Il busto di Franco Corelli presso la tomba nel Cimitero Monumentale di Milano, aprile 2023 — Georg Longino, CC BY-SA 4.0. Wikimedia Commons

L’eredità

Nel 1982 fu realizzato un film sulla sua carriera, montato con le sue numerose incisioni. Ad Ancona un concorso di canto gli fu dedicato per tre anni, in collaborazione con l’associazione Amici della lirica, ed egli ne fu presidente; durante la seconda edizione rilasciò un’intervista video in cui raccontò tutta la carriera. Nell’ottobre 2002 era stato ospite d’onore di una cerimonia a Milano e aveva ricevuto una standing ovation. Sempre secondo la voce italiana, ad Ancona gli è intitolato il Teatro delle Muse.

La carriera in breve

  • 1951: debutto a Spoleto come Don José in «Carmen».
  • 1953: Pollione in «Norma» a Roma, con Maria Callas.
  • 1954: alla Scala con «La vestale».
  • 1956: «La fanciulla del West» alla Scala; ritratto in «Tosca» in una fotografia dello stesso anno.
  • 1957: debutto al Covent Garden di Londra.
  • 1961: debutto al Metropolitan come Manrico.
  • 1962: «Gli ugonotti» alla Scala, «Il trovatore» a Salisburgo.
  • 1964: all’Opéra di Parigi con Callas.
  • 1976: ultimo spettacolo a Torre del Lago.
  • 1981: addio al canto a Stoccolma.

Date da ricordare

  • 8 aprile 1921: nasce ad Ancona.
  • 1951: esordio a Spoleto.
  • 1954: prima volta alla Scala.
  • 27 gennaio 1961: debutto al Metropolitan.
  • 1976: ultima recita d’opera.
  • 29 ottobre 2003: muore a Milano.

1921–2003

Dove riposa

Cimitero Monumentale, Milano, Milano (MI)

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Autore sconosciuto, CC BY-SA 4.0 (Wikimedia Commons)

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