Luigi Bramieri, per tutti Gino, nacque a Milano nel giugno del 1928. Secondo it.wikipedia era l’ultimo di tre figli: il padre, Angelo, lavorava il legno come falegname ed ebanista, la madre si chiamava Giulia, e la famiglia viveva in una casa di ringhiera nel quartiere di Brera. Quando aveva quattordici anni il padre gli procurò un impiego da fattorino in una banca di piazza della Scala, a due passi dal teatro. Lui però preferì lavorare in teatro come apprendista, tra bottoni da cucire e corde del sipario da tirare. Più tardi prese il diploma di ragioniere frequentando la scuola la sera, e di giorno continuò a cercare palcoscenici.
La prima volta davanti a un pubblico, racconta it.wikipedia, fu alla fine del 1943, in un recital organizzato per gli sfollati di un paese lombardo. L’esordio in un vero teatro arrivò a sedici anni, il 27 settembre 1944, all’Augusteo di Milano, nella rivista Cretinopoli, dove diceva una sola frase: «C’è una lettera per te!». Poi venne il primo spettacolo con il biglietto pagato, all’Anteo, e un periodo in una compagnia di Genova, dove imparò la parlata genovese che avrebbe poi usato in alcune sue scenette. En.wikipedia scrive che a lanciarlo fu Erminio Macario, che nel 1949 lo volle nella sua compagnia; Treccani ricorda che accanto a lui recitò in Votate per Venere, e poi in riviste con Walter Chiari, Wanda Osiris e Raimondo Vianello.
La televisione lo rese popolare. Treccani lo ricorda in L’amico del giaguaro, nei primi anni Sessanta, poi in Il signore ha suonato?, in Hai visto mai? e nel G. B. Show, un programma a suo nome che andò in onda dal 1982 al 1988. Alla radio condusse Batto quattro, il varietà del sabato mattina scritto da Italo Terzoli ed Enrico Vaime, e vi diede vita a macchiette come quella del Carugati (it.wikipedia). Fra il 1978 e il 1979, sempre secondo it.wikipedia, presentò gli ultimi cicli di Gran varietà, e nel 1976 fondò anche una radio privata, Radio Milano Ticinese. Fu fra i primi comici a presentarsi in gara a Sanremo, nel 1962.

Il teatro leggero gli diede i successi più grandi. I testi erano di Terzoli e Vaime, e fra i titoli it.wikipedia mette La sveglia al collo, La vita comincia ogni mattina e Anche i bancari hanno un’anima. Dalla fine degli anni Sessanta quegli spettacoli li produssero Garinei e Giovannini; il sodalizio cominciò nel 1969 con Angeli in bandiera, accanto a Milva. Il cinema lo chiamò in più di trenta film: it.wikipedia ne ricorda uno diretto da Lina Wertmüller, Rita la zanzara, e uno diretto da lui stesso. Ma per tutti era il re della barzelletta, come lo chiama en.wikipedia.
Il suo numero forte erano le barzellette. Brevissime, a volte di due battute soltanto, botta e risposta, spesso surreali: ne conosceva migliaia. Le mise in libri a decine, da 50 chili fa, che nasce dal dimagrimento dei primi anni Settanta e dal nuovo personaggio che ne uscì, fino a raccolte per ragazzi e per adulti, e a un volume di ricette, La cucina di Gino Bramieri, nel 1977. Una serie di spot di Carosello per il Moplen, scrive it.wikipedia, fu fra le più apprezzate. Diceva, per scherzo, che chi ne racconta una bella rischia di far venire in mente a chi ascolta una terribile.

Negli ultimi anni tornò al pubblico di casa con una sit-com: Nonno Felice, dal 1993 al 1996 secondo Treccani, fu il suo ruolo televisivo più tardo. A teatro, ricorda ancora Treccani, era in scena nel 1993 con Se un bel giorno all’improvviso.
Morì a Milano nel giugno del 1996, a sessantasette anni, per un tumore (it.wikipedia, en.wikipedia, Il Giorno): le fonti non concordano sul giorno, e preferiamo non scegliere. Secondo it.wikipedia il funerale si tenne nella basilica di San Nazaro in Brolo; Il Giorno, che lo racconta nel 2018, scrive che attorno alla bara, avvolta in un drappo nerazzurro dell’Inter, si strinsero duemila persone. Il suo nome è inciso nella stele del Famedio del Cimitero Monumentale di Milano: lo scrivono it.wikipedia, che indica il 2 novembre 2005, e Milanofree. Dove riposa, invece, lo dicono soltanto le due Wikipedia, che contano come una sola fonte: per ora non lo scriviamo.
Nel 2006, dieci anni dopo la scomparsa, Milano ha dato il suo nome a una via nella zona di Porta Nuova, fra via Monte Santo e via Marco Polo; Roma, nel 2009, gli ha dedicato un viale nel parco del Pineto. Visse a lungo, scrive it.wikipedia, in un appartamento della Torre Velasca, nel cuore della sua città. Aveva cominciato rammendando bottoni in un teatro, e ha fatto ridere l’Italia con due battute alla volta, senza mai alzare la voce. Cimiteri.Online lo ricorda così.
Da dove viene quello che c'è scritto
- Wikipedia in italiano: Gino Bramieri (consultata il 23/10/2026) consultata il 23 ottobre 2026
- Wikipedia in inglese: Gino Bramieri (consultata il 23/10/2026) consultata il 23 ottobre 2026
- Treccani, Enciclopedia on line: Bramièri, Gino (consultata il 23/10/2026) consultata il 23 ottobre 2026
- Il Giorno: Gino Bramieri, 25/11/2018 (consultata il 23/10/2026) consultata il 23 ottobre 2026
- Milanofree: Gino Bramieri, il re milanese della battuta, ultimo aggiornamento 22/9/2023 (consultata il 23/10/2026) consultata il 23 ottobre 2026
- Wikimedia Commons: Gino Bramieri 1975, Mondadori Publisher (autore ignoto), pubblico dominio (consultata il 23/10/2026) consultata il 23 ottobre 2026
- Wikimedia Commons: Gino Bramieri 1966, Mondadori Publisher (autore ignoto), pubblico dominio (consultata il 23/10/2026) consultata il 23 ottobre 2026
Immagine: Mondadori Publisher (autore ignoto), pubblico dominio (da Wikimedia Commons) (Wikimedia Commons)
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