Harry McNish
Carpentiere scozzese della spedizione Endurance
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Il rito
Un pensiero
Lascia un pensieroHarry McNish, detto Chippy, nacque l’11 settembre 1874. Secondo en.wikipedia vide la luce a Port Glasgow, in Scozia, terzo di undici figli di John e Mary Jane McNish; it.wikipedia indica Glasgow, e perciò qui si dice soltanto che era scozzese. Il padre faceva il calzolaio a giornata. Lui aveva idee socialiste, apparteneva alla Chiesa libera unita di Scozia e non sopportava le parolacce, e nel suo diario si lamentò più volte del linguaggio dei compagni. Anche il nome si scrive in due modi, McNish e McNeish: i documenti della spedizione e la sua lapide hanno spesso la seconda grafia, ma la prima sembra quella giusta (en.wikipedia).
Era un carpentiere di mare, un falegname navale: «Chippy», in gergo, è il soprannome tradizionale di chi fa quel mestiere. Nel 1914 si imbarcò sull’Endurance, la nave di Ernest Shackleton che doveva compiere la prima traversata dell’Antartide da una costa all’altra. Soffriva di emorroidi e di reumatismi alle gambe, e passava per un uomo un po’ strano, poco raffinato, che fumava la pipa e parlava con un accento scozzese che qualcuno paragonò a un cavo sfilacciato. Ma il comandante, Frank Worsley, lo chiamava uno «splendido costruttore navale». Shackleton, scrive en.wikipedia, era sicuro di tutti gli uomini dell’equipaggio, tranne di lui.
Durante il viaggio verso sud fu sempre occupato. Costruì un cassettone per Shackleton, ripiani per gli esemplari del biologo, custodie per gli strumenti del meteorologo, e un falso ponte per coprire il carbone in più; faceva anche il barbiere della nave. Quando la nave entrò nel pack del mare di Weddell, tirò su un semaforo di legno alto sei piedi per guidare il timoniere, e una piccola piattaforma a poppa per tenere d’occhio l’elica. Con lui, a bordo, aveva portato il suo gatto, Mrs Chippy.
Poi l’Endurance restò intrappolata nel ghiaccio. McNish costruì rifugi di fortuna, la sala dove l’equipaggio mangiava, che chiamarono «il Ritz», e i box per dormire; fece i canili per i cani, piantò le porte per le partite di calcio sul ghiaccio. Quando la pressione cominciò a far entrare l’acqua nello scafo, costruì una cassa di tenuta, calafatandola con strisce di coperte, restando per ore con l’acqua gelida fino alla vita. Non poteva salvare la nave dallo schiacciamento, e fu abbastanza esperto da capire quando smettere (en.wikipedia).

Dopo la perdita della nave, Shackleton fece abbattere quattro cani e Mrs Chippy, il gatto di McNish. La ragione, scrive en.wikipedia, era che non c’erano scorte per tutti e che gli animali avrebbero sofferto la fame; anche it.wikipedia ricorda la soppressione del gatto. McNish non perdonò mai quel gesto. Era a disagio, soffriva, e sul ghiaccio ci fu un momento in cui si rifiutò di tirare le scialuppe, sostenendo che, perduta la nave, l’equipaggio non era più tenuto a ubbidire. Le versioni di come Shackleton rispose non concordano. Alla fine McNish dovette cedere, perché senza il gruppo non poteva sopravvivere. Nel suo diario, scrive la stessa fonte, annotò la tristezza per i cani, e anche che la loro carne era una vera festa dopo tanta carne di foca.
Il suo mestiere tornò decisivo sull’isola Elephant. Shackleton decise di partire con cinque uomini, a bordo della scialuppa James Caird, per cercare aiuto in Georgia del Sud, e chiese a McNish di renderla adatta alla traversata. Lui usò l’albero di un’altra scialuppa per rinforzare la chiglia e alzare le fiancate della barca, lunga poco più di sei metri, calafatò con una miscela di sangue di foca e farina, e costruì con legno e chiodi tolti da casse e pattini delle slitte un’intelaiatura che coprì di tela. Shackleton temeva che somigliasse a una scenografia teatrale, e riconobbe poi che l’equipaggio non sarebbe sopravvissuto senza quel lavoro.
La traversata durò quindici giorni: il 10 maggio 1916 sbarcarono in Georgia del Sud, sulla costa sbagliata, a Cave Cove. Annotò nel diario di essere salito su una collina e di essersi steso sull’erba, e di aver ripensato alla casa, quando da ragazzo guardava il mare da un pendio. Il tragitto sulle montagne fino alla stazione baleniera lo fecero Shackleton, Worsley e Crean; McNish e un altro uomo erano troppo provati, e restarono nella baia, sotto la barca capovolta, con un terzo compagno. McNish tolse le viti alla barca e le fissò agli scarponi di chi partiva, perché mordessero il ghiaccio. Shackleton gli affidò il comando di chi restava. Quando poi la nave di soccorso li raggiunse, Shackleton scrisse che, a vedere McNish così smagrito, capì che i soccorsi erano arrivati appena in tempo.
Alla fine, però, il nome di McNish non fu nell’elenco dei raccomandati per la Medaglia polare: Shackleton lo escluse, e con lui altri tre. Il medico Alexander Macklin lo giudicò un’ingiustizia grave, perché il vecchio carpentiere, scrisse, era fra tutti quello che più meritava un riconoscimento. Più tardi lo Scott Polar Research Institute, la New Zealand Antarctic Society e l’autrice di un libro sull’Endurance criticarono quella scelta (en.wikipedia).
Tornato dalla spedizione, McNish riprese a lavorare nella marina mercantile; si lamentava che le ossa gli facessero sempre male per il freddo del viaggio sulla James Caird. Nel 1925 emigrò in Nuova Zelanda, dove lavorò al porto di Wellington finché un infortunio gli tolse il lavoro. Secondo en.wikipedia, ridotto in miseria, dormiva sotto un telo nei magazzini del molo e viveva delle collette mensili dei portuali; ebbe poi un posto in un ricovero, l’Ohiro Benevolent Home. Morì il 24 settembre 1930, a cinquantasei anni, a Wellington, e la data è incisa anche sulla sua lapide.
Fu sepolto il 26 settembre al Cimitero di Karori, a Wellington, con gli onori militari della marina: la nave HMS Dunedin, che era in porto, mandò dodici uomini per la salva e otto portatori (en.wikipedia). La sua tomba rimase senza lapide per quasi trent’anni, fino alla fine degli anni Cinquanta, quando la New Zealand Antarctic Society pose una lastra: la data indicata da en.wikipedia è il 1959, quella della Karori Historical Society il 1957, e perciò scriviamo solo la fine di quel decennio. Nel 2004, per sottoscrizione pubblica, sopra la tomba fu messa la scultura in bronzo, a grandezza naturale, di Mrs Chippy, il gatto che amava. Il nipote disse che quell’omaggio avrebbe significato per lui più della medaglia polare (it.wikipedia ed en.wikipedia). Nel 1998 l’isola vicino alla Georgia del Sud, che portava il suo nome scritto McNeish, fu ribattezzata McNish; nel 2006 una targa fu scoperta alla biblioteca di Port Glasgow, nel suo paese.

Un falegname che non perse la barca e non perdonò mai di aver perso il suo gatto, e che ancora oggi, nella tomba, ha il suo gatto accanto: è questa l’immagine che Wellington gli ha dato. La storia di Mrs Chippy, della sua vita sull’Endurance e di quel che ne è rimasto, si legge nella nostra raccolta della memoria degli animali: la lapide di Mrs Chippy, il gatto di Shackleton, ne racconta la parte che qui manca. Cimiteri.Online ricorda così Harry McNish.
Dove riposa
Karori Cemetery, Wellington (Nuova Zelanda)
Da dove viene quello che c'è scritto
- Wikipedia in inglese: Harry McNish (consultata il 23/10/2026) consultata il 23 ottobre 2026
- Wikipedia in italiano: Harry McNish (consultata il 23/10/2026) consultata il 23 ottobre 2026
- Karori Historical Society (pagina letta solo nel riassunto di un motore di ricerca) (consultata il 23/10/2026) consultata il 23 ottobre 2026
- Cimiteri.Online: Mrs Chippy, il gatto di Shackleton, memoria di un animale (consultata il 23/10/2026) consultata il 23 ottobre 2026
- Wikimedia Commons: Chippy McNish ca 1914, Frank Hurley, pubblico dominio (consultata il 23/10/2026) consultata il 23 ottobre 2026
- Wikimedia Commons: Mrs Chippy sculpture, Tom Ackroyd, CC BY-SA 4.0 (consultata il 23/10/2026) consultata il 23 ottobre 2026
Immagine: Ritratto disegnato dalla Redazione da una fotografia di Frank Hurley (pubblico dominio)
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A cura di Cimiteri.Online