John McCarthy nacque a Boston da un padre irlandese e da una madre ebrea lituana, emigrati entrambi. Negli anni della Grande Depressione la famiglia cambiò spesso città, finché il padre trovò un posto come organizzatore sindacale a Los Angeles. John era un bambino cagionevole, e i genitori lo portarono in California anche per la sua salute. Prima di iniziare il liceo lesse la traduzione di un libro russo di divulgazione per ragazzi, 100.000 perché, e da lì gli venne il gusto per la scienza. Finì il liceo con due anni di anticipo, fu ammesso al Caltech nel 1944 e, avendo studiato da solo sui testi dei corsi universitari, saltò i primi due anni di matematica.
Il Caltech lo sospese perché non frequentava le ore di educazione fisica; lui passò un periodo nell’esercito, poi rientrò e si laureò in matematica nel 1948. Fu lì che ascoltò una conferenza di John von Neumann, che orientò le sue scelte successive. Il dottorato arrivò a Princeton nel 1951, con una tesi sulle equazioni differenziali alle derivate parziali. Seguirono brevi incarichi a Princeton e a Stanford e, nel 1955, il posto di professore assistente di matematica al Dartmouth College. Con Claude Shannon aveva curato un volume, Automata Studies, e si era accorto che quel titolo non accendeva nessun entusiasmo: così, per la conferenza di Dartmouth dell’estate 1956, scelse un’etichetta più forte, «intelligenza artificiale». La proposta del 1955 portava anche le firme di Marvin Minsky, Nathaniel Rochester e dello stesso Shannon. C’è un’ironia in questo: un uomo che delle parole gonfiate non sapeva che farsene è ricordato soprattutto per aver trovato il nome di una disciplina.
Fra il 1956 e il 1958, le fonti non concordano, passò al MIT, dove con Minsky formò il gruppo di ricerca sull’intelligenza artificiale. Alla fine degli anni cinquanta si era accorto che le funzioni ricorsive potevano lavorare non solo sui numeri ma anche su espressioni simboliche. Ne uscì il linguaggio Lisp (da «LISt Processor»), descritto nel 1960 in un articolo sulla rivista Communications of the ACM. Divenne lo strumento preferito dei ricercatori di intelligenza artificiale e ancora oggi ha dei discendenti, fra cui Scheme. Intorno al 1959, per risolvere un problema del Lisp, ideò anche la «garbage collection», la pulizia automatica della memoria che molti linguaggi di oggi danno per scontata. Nell’agosto 1959 propose di usare ricorsione ed espressioni condizionali, che entrarono in ALGOL 60.
C’è poi un’idea meno visibile ma di peso enorme. Al MIT McCarthy osservava i computer del sistema di difesa aerea SAGE, che servivano molti utenti insieme ma non permettevano di programmare in modo interattivo. Scrisse un promemoria per un sistema a condivisione di tempo, il time-sharing, e il suo schema ispirò più di un gruppo. Il primo sistema dimostrativo, CTSS, entrò in funzione nel giugno 1962; un altro nacque pochi mesi dopo con la sua consulenza alla BBN. Nel 1961, parlando per il centenario del MIT, fu forse il primo a dire in pubblico che un giorno la potenza di calcolo si sarebbe venduta come l’acqua o la luce. Il suo collega Lester Earnest lo riassunse così: senza il time-sharing Internet non sarebbe arrivata tanto presto, e quello che oggi chiamiamo cloud è ancora la stessa cosa con un nome nuovo.
Alla fine del 1962 tornò a Stanford come professore ordinario e vi avviò un nuovo progetto di intelligenza artificiale, di cui fu il primo direttore. Dal 1972 si chiamò Stanford Artificial Intelligence Laboratory, per tutti SAIL. Nel 1971 era forse il primo laboratorio al mondo con un terminale sulla scrivania di ognuno. Dai terminali si vedevano le telecamere del laboratorio e la televisione in diretta, così gli appassionati di football venivano a lavorare anche il sabato e la domenica. Da quel gruppo uscirono molti dottori di ricerca e molte imprese, e sedici premi Turing sono andati a persone che con SAIL ebbero a che fare. A metà degli anni sessanta McCarthy sfidò anche un gruppo di Mosca con due programmi di scacchi che si scambiavano le mosse per telegrafo: vinse il programma sovietico. Nel 1968 scommise con un maestro di scacchi che entro dieci anni un programma lo avrebbe battuto. Perse la scommessa, e la pagò; un computer batté il campione del mondo solo nel 1997.
Era un uomo curioso di tutto. Amava sentire idee nuove in qualsiasi campo, comprava apparecchi appena usciti per vedere cosa ci si poteva fare, era un lettore vorace e un ottimista. Gli studenti del MIT lo chiamavano affettuosamente «zio John». Per anni firmò i suoi messaggi su Usenet con una frase, e una frase quasi uguale stava sulla cornice della targa della sua auto: chi si rifiuta di fare i conti è condannato a dire sciocchezze. Frequentava le cene dei lettori del gruppo rec.arts.books a Palo Alto. Nel 2001 scrisse un racconto, The Robot and the Baby, sull’ipotesi che i robot debbano avere, o fingere di avere, delle emozioni. Aveva sistemato in una pagina web le sue idee sul progresso materiale umano, che per lui era desiderabile e sostenibile. La sua seconda moglie, Vera Watson, programmatrice e alpinista, morì nel 1978 sull’Annapurna durante una spedizione di sole donne. Nel 1982 gli si attribuisce anche l’idea della «fontana spaziale», una torre sospesa nello spazio tenuta dritta da un flusso di pallini.
Il premio Turing arrivò nel 1971, il premio Kyoto nel 1988, la Medaglia nazionale della scienza degli Stati Uniti nel 1990. Più tardi il Computer History Museum lo nominò suo Fellow, nel 1999, e il Franklin Institute gli assegnò la Medaglia Benjamin Franklin nel 2003. Aveva seguito trenta dottorandi. A Stanford rimase fino alla fine del 2000, quando andò in pensione, e continuò a lavorare e a scrivere. Morì nella sua casa a Stanford il 24 ottobre 2011, a ottantaquattro anni. Le fonti che abbiamo consultato non dicono dove riposi. Chi vuole incontrarlo ancora può leggere l’articolo del 1960 sul Lisp, o provare a fare i conti prima di parlare.
Da dove viene quello che c'è scritto
- Wikipedia in italiano: John McCarthy (consultata il 23 ottobre 2026) consultata il 23 ottobre 2026
- Wikipedia in inglese: John McCarthy (computer scientist) (consultata il 23 ottobre 2026) consultata il 23 ottobre 2026
- Treccani: McCarthy, John, Enciclopedia on line (consultata il 23 ottobre 2026) consultata il 23 ottobre 2026
- ACM A.M. Turing Award: John McCarthy (consultata il 23 ottobre 2026) consultata il 23 ottobre 2026
- Computer History Museum: John McCarthy (consultata il 23 ottobre 2026) consultata il 23 ottobre 2026
- Wikimedia Commons: John McCarthy Stanford.jpg, "null0", CC BY-SA 2.0 (consultata il 23 ottobre 2026) consultata il 23 ottobre 2026
Immagine: "null0" (Flickr), 13 maggio 2006, CC BY-SA 2.0 (da Wikimedia Commons) (Wikimedia Commons)
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