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Henry Dunant

Umanista, Imprenditore e Filantropo svizzero, nonché Fondatore della Croce Rossa

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Chi era

Henry Dunant, all’anagrafe Jean-Henri Dunant, è stato un uomo d’affari e filantropo svizzero, nato a Ginevra, ricordato come l’ideatore della Croce Rossa e promotore della prima Convenzione di Ginevra. Dopo aver assistito alle conseguenze della battaglia di Solferino, nel 1859, trasformò quella esperienza in un libro e in un progetto che portò alla nascita di una rete internazionale di soccorso ai feriti di guerra. Nel 1901 ricevette il primo Nobel per la pace, che divise con il francese Frédéric Passy. Morì il 30 ottobre 1910 a Heiden, in Svizzera, a ottantadue anni, dopo decenni vissuti in povertà e lontano dalla propria città.

Infanzia e famiglia

Venne al mondo a Ginevra l’8 maggio 1828, primo figlio del commerciante Jean-Jacques Dunant e di Antoinette Colladon, in una famiglia calvinista molto devota e ben inserita nella vita cittadina. Secondo Wikipedia in inglese, il padre si occupava di orfani e di ex detenuti, mentre la madre assisteva malati e poveri; Wikipedia in italiano aggiunge che la madre portava con sé il figlio nelle visite alle famiglie in difficoltà. Il ragazzo crebbe negli anni del Risveglio, il movimento religioso che riportava i protestanti ginevrini a una fede più rigorosa, e imparò presto che la carità si pratica andando a trovare le persone.

Giovinezza e primi impegni

A scuola non fu un allievo brillante: lasciò il Collège de Genève per i voti scarsi e, nel 1849, cominciò a lavorare come apprendista in una ditta di cambio, restando poi come impiegato in banca. A diciotto anni entrò nella Società ginevrina dell’elemosina e l’anno dopo, con alcuni amici, diede vita a un gruppo che si riuniva il giovedì per leggere la Bibbia e aiutare chi aveva bisogno. Nel tempo libero visitava i detenuti. Il 30 novembre 1852 fondò a Ginevra una sezione dell’Unione cristiana dei giovani, la YMCA, e tre anni dopo partecipò a Parigi all’incontro che ne creò l’organizzazione internazionale.

Gli affari in Africa del Nord

Nel 1853, a venticinque anni, partì per l’Algeria, la Tunisia e la Sicilia per conto di una società che sfruttava terre nei dintorni di Sétif. Dal viaggio nacque il suo primo libro, pubblicato nel 1858 e dedicato alla reggenza di Tunisi; il Nobel ricorda che contiene anche un lungo capitolo sulla schiavitù, stampato a parte nel 1863. Nel 1856 mise in piedi una propria impresa di mulini in Algeria. Ma i diritti sulla terra e sull’acqua non erano stati definiti con chiarezza e le autorità coloniali non collaborarono: per sbloccare la situazione, Dunant decise di rivolgersi direttamente all’Imperatore Napoleone III, che nel 1859 si trovava in Lombardia con il suo esercito.

Solferino

Arrivò nei pressi di Solferino la sera del 24 giugno 1859, poche ore dopo la battaglia fra l’esercito franco-piemontese e quello austriaco. Wikipedia in tedesco e in francese parlano di circa trentottomila tra feriti, morenti e morti rimasti sul terreno, Wikipedia in inglese di quarantamila; in ogni caso mancava quasi del tutto chi si occupasse di loro. Wikipedia in italiano colloca invece l’incontro con la segreteria dell’Imperatore a Cavriana il 28 giugno, quando Dunant cercava di far valere i propri interessi. Sconvolto da ciò che vedeva, il giovane uomo d’affari mise da parte i progetti e organizzò i civili del posto, soprattutto donne e ragazze, perché prestassero soccorso a tutti i feriti, senza badare alla divisa. Si diffuse così l’espressione «Tutti fratelli», coniata dalle donne di Castiglione delle Stiviere. Dunant si occupò di comprare il materiale necessario, aiutò a allestire ospedali improvvisati e ottenne la liberazione dei medici austriaci catturati dai francesi.

Copertina della prima edizione di Un souvenir de Solférino, pubblicata a Ginevra nel 1862, conservata nella biblioteca del Comitato internazionale della Croce Rossa.
Copertina della prima edizione di Un souvenir de Solférino, pubblicata a Ginevra nel 1862, conservata nella biblioteca del Comitato internazionale della Croce Rossa. — RomanDeckert, CC BY-SA 4.0. Wikimedia Commons

Un ricordo di Solferino

Tornato a Ginevra, Dunant scrisse il racconto di quei giorni. Un souvenir de Solférino uscì nel 1862 in milleseicento copie, a spese dell’autore. Il libro descrive la battaglia, lo stato del campo dopo i combattimenti e l’opera di soccorso a Castiglione; e propone un piano, come ricorda il Nobel: in ogni paese dovevano nascere società di volontari, preparati in tempo di pace per curare i feriti in tempo di guerra. Dunant ne mandò copia a molti personaggi politici e militari d’Europa e ricevette lodi da scrittori come Victor Hugo e Charles Dickens, ma anche critiche, tra cui quelle del Ministro della guerra francese.

La nascita della Croce Rossa

Fra i lettori colpiti dal libro c’era il giurista ginevrino Gustave Moynier, Presidente della Società ginevrina di utilità pubblica. Il 9 febbraio 1863 la società discusse le proposte di Dunant e creò una commissione di cinque membri: Dunant, Moynier, il Generale Guillaume-Henri Dufour e i medici Louis Appia e Théodore Maunoir. La loro prima riunione, il 17 febbraio 1863, è oggi considerata la data di fondazione del Comitato internazionale della Croce Rossa. Il Comitato convocò a Ginevra una conferenza internazionale, che si tenne a fine ottobre 1863 con delegati di sedici Stati, secondo il Nobel; fra le decisioni ci fu quella di adottare un segno comune per i soccorritori, una croce rossa su fondo bianco, che rovescia i colori della bandiera svizzera. Dunant, mentre i colleghi preparavano i documenti, viaggiò per l’Europa per ottenere dai governi la promessa di inviare rappresentanti.

Il 22 agosto 1864 dodici Stati firmarono a Ginevra la prima Convenzione, che garantiva la neutralità del personale sanitario e dei trasporti di soccorso. Fin dall’inizio, però, fra Dunant e Moynier c’erano visioni diverse: il primo, più idealista, insisteva sulla neutralità delle cure, il secondo, più pragmatico, la riteneva irrealizzabile. Era un contrasto destinato a pesare sul resto della vita di Dunant.

I cinque membri del comitato del 1863: Louis Appia, Guillaume-Henri Dufour, Henry Dunant, Théodore Maunoir e Gustave Moynier.
I cinque membri del comitato del 1863: Louis Appia, Guillaume-Henri Dufour, Henry Dunant, Théodore Maunoir e Gustave Moynier. — ICRC Audiovisual archives, CC BY-SA 4.0. Wikimedia Commons

Il fallimento e gli anni dell’oblio

Intanto gli affari in Algeria andavano male. Nell’aprile 1867 il fallimento del Crédit Genevois, un istituto finanziario legato alle sue imprese, travolse anche Dunant, che dichiarò bancarotta. A Ginevra, città di forte tradizione calvinista, lo scandalo fu vissuto come una vergogna: il 25 agosto 1867 si dimise dalla carica di segretario del Comitato e l’8 settembre fu escluso del tutto. Il tribunale di commercio lo condannò il 17 agosto 1868 per pratiche ingannevoli connesse ai fallimenti. Furono coinvolti la famiglia e molti amici, che avevano investito nella società. Nel febbraio 1868 morì la madre. Lui aveva lasciato Ginevra, secondo Wikipedia in inglese, nel marzo 1867 e non vi sarebbe più tornato.

A Parigi visse in condizioni modeste, ma non rinunciò ai suoi progetti. Durante la guerra franco-prussiana fondò una società di aiuto e poi un’Alleanza universale per l’ordine e la civiltà, che sosteneva l’arbitrato internazionale e una tutela più estesa dei prigionieri di guerra; pensò anche a una biblioteca universale. Il Nobel racconta che, in quegli anni, a volte mangiava un tozzo di pane, anneriva con l’inchiostro il cappotto liso e sbiancava il colletto con il gesso. Tra il 1874 e il 1886 si spostò fra Stoccarda, Roma, Corfù, Basilea e Karlsruhe. A Stoccarda conobbe lo studente Rudolf Müller, che gli sarebbe rimasto amico e che più tardi si batté per riconoscerne il ruolo. Le fonti italiane ricordano anche gli ultimi tormenti: una crescente paura di essere perseguitato dai creditori e dai suoi avversari.

Gli anni a Heiden

Dopo il 1881, quando vi era stato per la prima volta con alcuni amici di Stoccarda, Dunant si stabilì nel luglio 1887 a Heiden, un villaggio svizzero sopra il lago di Costanza, vivendo grazie a un piccolo aiuto mensile di lontani parenti. Dal 30 aprile 1892, secondo Wikipedia in inglese, abitò nell’ospedale e casa di cura diretto dal dottor Hermann Altherr; il Nobel precisa che passò gli ultimi diciotto anni in una stanza, la numero 12. A Heiden conobbe il giovane maestro Wilhelm Sonderegger, che lo incoraggiò a mettere per iscritto i ricordi, e nel 1890 diventò presidente onorario della sezione locale della Croce Rossa.

La svolta arrivò nel settembre 1895, quando il direttore di un giornale di San Gallo, Georg Baumberger, scrisse di lui dopo averlo incontrato durante una passeggiata. L’articolo fu ripreso in tutta Europa. Dunant ricevette nuovo interesse, un premio svizzero e un messaggio di Papa Leone XIII; dal 1897, per quanto riportato da Wikipedia in italiano e in inglese, la zarina vedova Maria Fëdorovna gli assegnò un sostegno annuale che migliorò le sue condizioni. Scrisse molto, anche sui diritti delle donne, e nel 1897 contribuì alla nascita di una piccola organizzazione femminile, la «Croce verde».

Henry Dunant negli anni di Heiden, in un ritratto del 1895-1896.
Henry Dunant negli anni di Heiden, in un ritratto del 1895-1896. — Franz Robert Richard Brendámour, Public domain. Wikimedia Commons

Il riconoscimento del 1901

Nel 1901 il comitato norvegese assegnò a Dunant il primo Nobel per la pace, insieme a Frédéric Passy, fondatore di una lega per la pace con cui Dunant aveva collaborato all’Alleanza di Parigi. Müller prima e poi il medico militare norvegese Hans Daae avevano sostenuto per quattro anni la sua candidatura. La scelta di dividere il riconoscimento tra un pacifista e un umanitario fu discussa e creò un precedente per le assegnazioni degli anni seguenti. Il Comitato internazionale della Croce Rossa gli scrisse che, senza di lui, quell’opera non sarebbe probabilmente mai nata. Dunant non spese nulla del denaro: la sua parte, centoquattromila franchi svizzeri, fu depositata in una banca norvegese al riparo dai creditori e destinata ai lasciti del testamento. Nel 1903 l’università di Heidelberg gli conferì una laurea honoris causa in medicina.

La morte

Gli ultimi anni furono segnati da depressione e da sospetti: secondo Wikipedia in inglese arrivò a far assaggiare i cibi al cuoco della casa di cura, per timore di essere avvelenato. Morì il 30 ottobre 1910 a Heiden. Wikipedia in italiano parla di una stanza d’albergo, mentre il Nobel, Wikipedia in inglese e in francese indicano la casa di cura dove viveva da molti anni. Secondo Wikipedia in inglese, le sue ultime parole furono una domanda: dov’è finita l’umanità?

Fu sepolto senza cerimonia tre giorni dopo, come aveva desiderato, nel Cimitero di Sihlfeld, a Zurigo; alla sepoltura erano presenti il medico Altherr, Müller, alcuni inviati delle società della Croce Rossa svizzera e tedesca e dei nipoti venuti da Ginevra (Wikipedia in tedesco e in francese). Il Nobel riferisce che la sua richiesta era quella di essere portato alla tomba «come un cane»; Wikipedia in tedesco precisa che quelle parole risalgono a una lettera del 1890, non al testamento, come spesso si legge. Con il testamento lasciò un «letto gratuito» nella casa di cura per un povero della zona, alcuni fondi ad amici e a opere di beneficenza in Svizzera e in Norvegia; il resto andò ai creditori, senza coprire tutti i debiti.

Dove riposa

Dunant riposa nel Cimitero di Sihlfeld, a Zurigo, secondo Wikipedia in italiano, in inglese, in tedesco e in francese. Le fonti consultate non indicano il numero o il settore della tomba.

L’eredità

L’8 maggio, giorno della sua nascita, si celebra la Giornata mondiale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa. A Heiden, nell’ex ospedale distrettuale dove visse e morì, c’è il museo che racconta la sua vita e le sue opere. A Ginevra e in molte altre città vie, piazze e scuole portano il suo nome, e la Medaglia Henry Dunant, assegnata ogni due anni dalla commissione permanente del Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, è il più alto riconoscimento del Movimento.

Il museo Henry Dunant a Heiden, nell'edificio dell'antico ospedale distrettuale dove Dunant visse dal 1892 alla morte.
Il museo Henry Dunant a Heiden, nell'edificio dell'antico ospedale distrettuale dove Dunant visse dal 1892 alla morte. — Mario Baronchelli, CC BY-SA 4.0. Wikimedia Commons

Date da ricordare

  • 8 maggio 1828: nasce a Ginevra.
  • 24 giugno 1859: arriva a Solferino, la sera della battaglia.
  • 1862: pubblica Un souvenir de Solférino.
  • 17 febbraio 1863: prima riunione del comitato dei cinque, considerata la data di fondazione del Comitato internazionale della Croce Rossa.
  • 22 agosto 1864: dodici Stati firmano a Ginevra la prima Convenzione.
  • 1867: il fallimento del Crédit Genevois e le dimissioni dal Comitato.
  • Luglio 1887: si stabilisce a Heiden.
  • 1901: riceve il primo Nobel per la pace.
  • 30 ottobre 1910: muore a Heiden.

1828–1910

Dove riposa

Cimitero di Sihlfeld, Zurigo (Svizzera)

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Time Life Pictures, Public domain (Wikimedia Commons)

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