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James Senese

Sassofonista e Cantante italiano

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Scomparsa

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Il rito

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James Senese, all’anagrafe Gaetano, nacque a Napoli da una ragazza napoletana, Anna Senese, e da un soldato afroamericano della Carolina del Nord, James Smith, arrivato in città con la 92nd Infantry Division. L’uomo tornò negli Stati Uniti dopo un paio d’anni; a seguire il bambino fu il nonno Gaetano, nel quartiere di Miano, dove Senese abitò per tutta la vita.

Da piccolo si riempì le orecchie dei dischi lasciati dai militari americani, fra swing, boogie woogie e Glenn Miller, finché un disco di John Coltrane lo conquistò con il suono del sassofono. A dodici anni la madre gliene regalò uno, e iniziò a studiare con il maestro Pasquale Santoro, della banda di Piscinola.

Nel 1961, a Terzigno, fondò con l’amico Mario Musella la sua prima band, Gigi e i suoi Aster. Nel 1965, con Franco Del Prete e altri, nacquero The Showmen, che riprendevano brani di Otis Redding, di James Brown e di Marvin Gaye e portarono al successo Un’ora sola ti vorrei, vincitrice del Cantagiro 1968.

Nel 1975, insieme a Del Prete, creò i Napoli Centrale: jazz-rock dall’anima popolare, cantato in dialetto, con Campagna come primo singolo. Nel 1978 la band ingaggiò come bassista un giovanissimo Pino Daniele, e Senese entrò nel gruppo che lo accompagnò nei primi dischi, con il batterista Tullio De Piscopo, il contrabbassista Rino Zurzolo, il pianista Joe Amoruso e Tony Esposito. Dopo lo scioglimento del 1983 iniziò la carriera solista: Hey James (1991) è un omaggio al padre, Zitte! Sta arrivanne ‘o mammone (2001) ospita Enzo Gragnaniello, Lucio Dalla e Raiz, e ‘O sanghe (2016) ricevette la Targa Tenco per il miglior album in dialetto. Nel 2021 uscì James Is Back, il suo ventunesimo album.

Suonò con Gil Evans, Ornette Coleman, Roberto De Simone ed Enzo Avitabile, e nel 1990 all’Apollo Theater di New York il pubblico americano lo chiamò Brother in soul. Al cinema fu accanto a Lello Arena e Massimo Troisi in No grazie, il caffè mi rende nervoso (1982) e in Passione di John Turturro (2010); nel 2020 la Mostra di Venezia presentò il documentario James di Andrea Della Monica. Morì a Napoli a ottant’anni, dopo il ricovero all’ospedale Cardarelli.

Nei brani di Pino Daniele il suo sax faceva da contrappeso alla voce calda del cantautore, ruvido e incisivo, e i suoi lunghi assoli, pieni di ritmo e di improvvisazione, erano spesso la parte più attesa dei concerti. Fu uno dei protagonisti del Neapolitan power, la stagione in cui Napoli unì la musica popolare a jazz e blues.

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Immagine: roberto scorta, CC BY 2.0 (Wikimedia Commons)

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