Mario Corso
Calciatore e Allenatore di calcio italiano
- Nascita
- Scomparsa
Il rito
Un pensiero
Lascia un pensieroMario Corso, detto Mariolino, nacque a San Michele Extra, quartiere alla periferia di Verona, e cominciò nell’Azzurra Verona e nell’Audace San Michele. L’Inter lo scoprì e lo portò a Milano nell’estate 1958, insieme a due compagni, per nove milioni di lire in tutto; a lui toccarono settantamila lire al mese. Debuttò in nerazzurro a 16 anni e 10 mesi, in Coppa Italia contro il Monza, e due settimane più tardi segnò il suo primo gol, diventando il più giovane marcatore della storia interista.
Era uno dei pilastri della Grande Inter, fantasista e regista accanto a Mazzola, Facchetti, Suárez e agli altri campioni di quella squadra. Si riconosceva dai calzettoni abbassati, omaggio a Omar Sívori, e dal sinistro con cui tirava le punizioni a foglia morta; il destro lo usava pochissimo. Aveva lanci lunghi millimetrici e corsa a testa alta. Gianni Brera lo chiamò con ironia «participio passato del verbo correre»; lui rispondeva che all’Inter non si resta tanti anni senza correre.
Tra il 1963 e il 1971 conquistò quattro scudetti (1963, 1965, 1966, 1971) e vinse due volte la Coppa dei Campioni e due la Coppa Intercontinentale, nel 1964 e nel 1965. È rimasto famoso il gol del 26 settembre 1964, nel primo supplementare del terzo incontro con l’Independiente, che diede ai nerazzurri il titolo di campioni del mondo. Con l’allenatore Helenio Herrera i rapporti furono freddi: ogni anno ne chiedeva la cessione e ogni anno il Presidente Moratti rifiutava. Lasciò l’Inter dopo una partita di Coppa Italia con la Juventus, nel giugno 1973, e passò al Genoa, dove una frattura alla tibia, ripetutasi dopo l’operazione, chiuse la carriera nel 1975.
In nazionale debuttò nel 1961 e giocò 23 partite con 4 gol, ma senza mai disputare un Mondiale o un Europeo: restò fuori dal Cile 1962, dal 1966 e dall’Europeo 1968 per dissidi con i commissari tecnici. Nel 1967 la FIFA lo scelse per il Resto del Mondo, nell’amichevole in onore di Ricardo Zamora.
Preso il patentino a Coverciano nel 1977, allenò la Primavera del Napoli, scudettata nel 1978-1979, poi Lecce, Catanzaro e, dal novembre 1985, la prima squadra dell’Inter, portata al sesto posto. Guidò ancora Mantova, che vinse la C2 nel 1987-1988, Barletta e Verona; dal 1990 al 1995 commentò A tutta B su Rai 3. Morì a Milano a 78 anni e riposa nel Cimitero maggiore. Il Genoa gli ha riservato un posto nella propria Hall of Fame. Di lui resta l’immagine di un fantasista irriverente, che faceva viaggiare il pallone più di quanto correva lui.
Da dove viene quello che c'è scritto
- Wikipedia in italiano: Mario Corso consultata il 19 ottobre 2026
- Wikidata: Q388959 consultata il 19 ottobre 2026
Immagine: Autore sconosciuto, Public domain (Wikimedia Commons)
Scheda scritta dalla redazione di Cimiteri.Online, che ne risponde.
Segnala un errore
Chi ha scritto questa scheda
Questa scheda l'ha scritta la redazione di Cimiteri.Online, e ne rispondiamo noi. Non è stata creata da un familiare e non è una memoria di famiglia: le memorie le crea chi ha titolo, e restano sue.
Correggila, o falla togliere
Se qui c'è un errore, dillo e lo correggiamo. E se sei un familiare di Mario Corso e non vuoi che questa scheda resti sul sito, scrivicelo. Non serve iscriversi. La decide la Redazione, non un sistema automatico: per sicurezza ti mandiamo un'e-mail con un link, valido 24 ore, da aprire per confermare.
A cura di Cimiteri.Online