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Poggio Bracciolini

Umanista e Storico italiano

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Chi era

Poggio Bracciolini, nato Giovanni Francesco di Guccio, è stato uno dei grandi umanisti del primo Quattrocento. Funzionario della Curia romana per circa cinquant’anni e poi Cancelliere della Repubblica di Firenze, si ricorda soprattutto perché, durante le soste del concilio di Costanza, cercò nelle biblioteche dei monasteri d’Europa i testi latini dimenticati e li fece tornare a circolare: fra questi il poema di Lucrezio, il grande trattato di Quintiliano sull’oratoria e i versi di Stazio. Fu anche autore di dialoghi, lettere e novelle, e con il suo modo di scrivere a mano contribuì alla nascita della scrittura umanistica. Morì a Firenze il 30 ottobre 1459, data del calendario giuliano allora in uso.

Infanzia e formazione

Nacque l’11 febbraio 1380 a Terranuova, nel Valdarno superiore, da una famiglia agiata: il padre, Guccio, era speziale, mentre la madre, Iacoba Frutti, aveva un notaio per padre. Il paese prese poi il nome di Terranuova Bracciolini in suo onore: secondo Wikipedia in inglese il cambio avvenne nel 1862. Treccani racconta che i primi insegnamenti li ricevette ad Arezzo, dove la famiglia si era trasferita, e che a fine secolo andò a Firenze per studiare il notariato, mantenendosi con il lavoro di copista. Wikipedia in italiano parla invece di un primo soggiorno a Bologna per studi giuridici, interrotto da un dissesto finanziario del padre, mentre Wikipedia in inglese ricorda le lezioni di latino con Giovanni Malpaghino da Ravenna e l’iscrizione, a ventun anni, all’arte dei giudici e notai.

La scrittura nitida gli procurò presto l’attenzione di Coluccio Salutati, il Cancelliere fiorentino che divenne il suo protettore, e di Leonardo Bruni, di pochi anni più grande. Ebbe un’influenza notevole sulla sua formazione anche Ambrogio Traversari (Wikipedia in italiano); fra gli amici ricordati dalle fonti c’è Niccolò Niccoli.

Gli anni nella Curia

Nel 1403 Poggio andò a Roma, incoraggiato da Bruni e da una lettera di Salutati. Dopo alcuni mesi come segretario del Cardinale Landolfo Maramaldo, Vescovo di Bari, entrò nella cancelleria pontificia, dove restò, con ruoli sempre più alti, per tutta la vita lavorativa. Treccani elenca i papi che servì in quel primo decennio: Bonifacio IX, Innocenzo VII, Gregorio XII, poi i due papi eletti a Pisa, Alessandro V e Giovanni XXIII, che gli diede la carica di segretario apostolico. Con Giovanni XXIII lo seguì al concilio di Costanza, dove il Pontefice fu deposto il 29 maggio 1415. Rimasto senza incarico, Poggio scelse di fermarsi in Germania e di dedicarsi ai manoscritti.

La caccia ai manoscritti

Fra il 1415 e il 1417 compì quattro viaggi nelle sedi religiose di Svizzera, Germania e Francia, spesso accompagnato da amici come Cencio de’ Rustici e Bartolomeo da Montepulciano. Nella primavera del 1415 trovò in un codice di Cluny le orazioni di Cicerone Pro Murena e Pro Roscio Amerino. Nel 1416, a San Gallo, scoprì un manoscritto completo dell’Institutio oratoria di Quintiliano, i primi libri degli Argonautica di Valerio Flacco e le note di Asconio Pediano su cinque discorsi di Cicerone, oltre a nuovi codici di opere già note, come il De architectura di Vitruvio. Nel 1417 vennero i testi di Vegezio, di Manilio, di Silio Italico, di Ammiano Marcellino e di Tertulliano; a Langres rinvenne la Pro Caecina, a Colonia altre sette orazioni di Cicerone. Treccani li definisce numerosi e importanti in modo eccezionale, paragonabili solo a quelli che Giovanni Aurispa andava compiendo nella letteratura greca.

Un episodio ha dato luogo a una divergenza fra le fonti. Il De rerum natura di Lucrezio, che Wikipedia in italiano colloca a San Gallo nel 1417, secondo Treccani fu invece portato alla luce a Fulda, nella primavera del 1417, in un viaggio compiuto da Poggio da solo. Poggio non indicò mai con precisione il luogo, e quindi la questione resta aperta. L’esemplare che fece trascrivere fu subito copiato da Niccolò Niccoli, e da quelle due copie, scrive Wikipedia in italiano, derivarono le edizioni di Lucrezio dei secoli successivi. Nel 2011 Stephen Greenblatt ne ha raccontato la storia in Il manoscritto, libro che ha vinto il premio Pulitzer (Wikipedia in inglese).

Ultima pagina di un manoscritto di Cicerone copiato da Poggio, con l'annotazione finale «Scripsit Poggius Romae» (1425)
Ultima pagina di un manoscritto di Cicerone copiato da Poggio, con l'annotazione finale «Scripsit Poggius Romae» (1425) — it:Poggio Bracciolini, Public domain. Wikimedia Commons

Inghilterra e ritorno a Roma

Dopo l’elezione di Martino V (11 novembre 1417), Poggio non rientrò subito nell’antico incarico. Nel 1418 rispose all’invito di Enrico Beaufort, cardinale e Vescovo di Winchester, e lo seguì in Inghilterra, dove rimase fino al 1423. Furono anni poco sereni: Treccani riferisce la mancanza degli amici e dei letterati, il clima, la solitudine, e una malinconia che lo spinse a leggere i Padri della Chiesa più dei classici amati fino ad allora. Tornato in Italia, durante il viaggio scoprì a Colonia una copia della Cena Trimalchionis di Petronio (Wikipedia in italiano) e ottenne di nuovo da Martino V l’ufficio di segretario apostolico. Servì anche Eugenio IV, che seguì nei suoi spostamenti fra Roma, Firenze, Bologna e Ferrara, e Niccolò V, suo amico, fino al 1453.

Negli stessi anni continuò a cercare codici: nel 1429 recuperò a Montecassino lo scritto di Frontino sugli acquedotti e l’opera di Firmico Materno. Raccoglieva anche statue, gemme e monete antiche, e trascriveva iscrizioni in una raccolta di cui possediamo l’originale autografo (Treccani).

La scrittura umanistica

Poggio fu copista di sé stesso: di molti dei testi ritrovati preparò una trascrizione di sua mano, in una grafia chiara. Secondo Wikipedia in italiano, con Niccolò Niccoli diede origine intorno al 1400 alla scrittura umanistica: a lui si attribuisce il tondo, a Niccoli il corsivo. Quando in Italia arrivò la stampa, i caratteri tipografici si ispirarono a quella minuscola e non alla gotica, e sono all’origine del tondo e del corsivo di oggi. Treccani aggiunge che in più di un caso le sue copie sono rimaste l’unica testimonianza di un’opera antica, andato perduto il codice che aveva trovato.

Manoscritto delle lettere di Poggio Bracciolini conservato alla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze (1440 circa)
Manoscritto delle lettere di Poggio Bracciolini conservato alla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze (1440 circa) — Sailko, CC BY 3.0. Wikimedia Commons

La famiglia

Nel 1436, a cinquantasei anni, sposò la diciottenne fiorentina Vaggia Buondelmonti, di una famiglia della nobiltà feudale. Per spiegare una scelta tardiva volle motivarla in un dialogo dal titolo An seni sit uxor ducenda. Per Treccani visse con lei in perfetto accordo fino alla morte. Ebbero sei figli, cinque maschi e una femmina, Lucrezia. Quasi tutti i maschi seguirono la carriera ecclesiastica; fa eccezione Jacopo, studioso e traduttore, che fu impiccato a Firenze nel 1478 per il coinvolgimento nella congiura dei Pazzi (Wikipedia in italiano). La stessa voce ricorda che Poggio ebbe diversi figli anche dalla relazione con Lucia Pannelli. Quanto alla casa di campagna presso il paese natale, la «Valdarnina», Wikipedia in italiano scrive che l’acquistò nel 1427, mentre per Treccani l’acquisto è del 1438; la considerò un rifugio umanistico e vi portò libri e statue antiche.

Cancelliere a Firenze e gli ultimi anni

Nel 1453 lasciò la Curia e tornò a Firenze, dove, dopo la morte di Carlo Marsuppini, fu chiamato da Cosimo de’ Medici a succedergli come Cancelliere della Repubblica. Il cambiamento non fu quello che aveva sperato: i compagni della sua generazione erano morti, e le critiche dei concittadini lo ferivano. Verso il 1458 si ritirò, lasciando la carica a Benedetto Accolti. Negli ultimi mesi attese alla corrispondenza da pubblicare e alla Historia florentina, la storia della città dal 1350 al 1455, che la morte gli impedì di rivedere (Wikipedia in inglese e Treccani). Wikipedia in inglese riferisce che alla morte aveva beni per circa 8.500 fiorini e che la moglie e i figli gli sopravvissero; Wikipedia in italiano, invece, scrive che Vaggia era morta a febbraio dello stesso anno: le due voci divergono.

Le opere

  • 1425-1428: De avaritia, dialogo sull’uso del denaro
  • 1436: An seni sit uxor ducenda, sul matrimonio in età avanzata
  • 1438-1452: Facetiae, raccolta di aneddoti e motti in latino
  • 1440 circa: De nobilitate e De infelicitate principum, dialoghi su nobiltà e potere (le date variano fra le fonti)
  • 1447-1448: Contra hypocritas, satira degli ipocriti, in particolare ecclesiastici
  • 1431-1448: De varietate fortunae, aperto dalla contemplazione delle rovine romane e chiuso dal racconto dei viaggi in India di Niccolò de’ Conti
  • 1455: De miseria humanae conditionis
  • Fino al 1459: Historia florentina, rimasta incompiuta
  • Tradotti dal greco: la Ciropedia di Senofonte, i primi cinque libri di Diodoro Siculo, l’Asino di Luciano
  • Dieci libri di Epistolae, riviste dall’autore in più raccolte

Treccani nota che i dialoghi di Poggio trattano temi cari alla cultura del tempo, ma con un’attenzione insolita alla realtà politica, sociale ed economica. Le Facetiae nacquero, per sua stessa ammissione, come intrattenimento: le storielle che i segretari apostolici si scambiavano in una stanza che chiamavano il «bugiale», cioè, nelle parole di Poggio, «mendaciorum officinam». Wikipedia in inglese le ricorda come l’opera più letta oggi e osserva che vi si trovano satire severe contro il clero.

La sua vena polemica è documentata dalle invettive: nel biennio 1452-1453 ebbe con Lorenzo Valla una lunga polemica, in cui si contrapposero due modi di studiare l’antichità, il metodo filologico e storico di Valla e l’approccio più entusiasta di Poggio (Wikipedia in italiano). Fra le sue pagine più note Treccani cita anche la lettera sul processo e sul supplizio di Girolamo da Praga, scritta con ammirazione verso l’eretico.

La morte

Poggio Bracciolini morì a Firenze il 30 ottobre 1459 (data del calendario giuliano, in uso prima della riforma del 1582), dopo aver lasciato la cancelleria da circa un anno. Le fonti consultate non riportano la causa del decesso.

Dove riposa

Treccani e Wikipedia in italiano e in inglese concordano nell’indicare la basilica di Santa Croce a Firenze. Treccani lo dice sepolto accanto agli amici Leonardo Bruni e Carlo Marsuppini; Wikipedia in italiano scrive che fu accolto accanto agli altri cancellieri amici suoi, Salutati, Bruni e Marsuppini. Wikipedia in inglese aggiunge che vennero collocati una statua di Donatello e un ritratto di Antonio del Pollaiuolo: le altre fonti consultate non confermano questi dettagli.

L’eredità

Il nome di Poggio resta legato alle opere antiche che grazie a lui tornarono a essere lette, e alla scrittura che sta all’origine dei caratteri a stampa. Il comune d’origine porta il suo nome. Fra gli studi recenti, Wikipedia in italiano segnala un’edizione critica della Historia disceptativa convivalis curata da Fulvio Delle Donne, pubblicata nel 2019.

Date da ricordare

  • 11 febbraio 1380: nasce a Terranuova, nel Valdarno
  • 1403: entra a Roma nella Curia pontificia
  • 1415-1417: i viaggi nelle biblioteche monastiche e la scoperta di Quintiliano, Lucrezio e altri testi
  • 1418-1423: soggiorno in Inghilterra
  • 1436: matrimonio con Vaggia Buondelmonti
  • 1452-1453: la polemica con Lorenzo Valla
  • 1453: diventa Cancelliere della Repubblica fiorentina
  • 30 ottobre 1459: muore a Firenze (data giuliana)

1380–1459

Dove riposa

Basilica di Santa Croce, Firenze (Italia)

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Antonio Luciani (Italian printmaker; fl. 1700–1738), Public domain (Wikimedia Commons)

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