Chi era
Tycho Brahe, nato Tyge Ottesen Brahe, fu un nobile e astronomo danese del Cinquecento. Lo si ricorda per la precisione senza precedenti delle sue misure del cielo, fatte a occhio nudo, per la stella nuova che osservò nel 1572 e per la cometa del 1577, due fenomeni che incrinarono l’idea di un cielo immutabile. Costruì a Hven, un’isola nel Sund, uno dei primi grandi centri di ricerca astronomica d’Europa e, negli ultimi anni, lavorò a Praga alla corte dell’Imperatore Rodolfo II, dove ebbe come assistente Giovanni Keplero. I suoi dati permisero poi a Keplero di formulare le leggi sul moto dei pianeti. Morì a Praga il 24 ottobre 1601, a cinquantaquattro anni.
Infanzia e famiglia
Nacque il 14 dicembre 1546 a Knutstorp, nella Scania, che a quel tempo era danese (è svedese dal 1658). Quella data è nel calendario giuliano, in vigore in Danimarca fino al 1700. Il padre, Otte Brahe, era consigliere del Re, e la madre, Beate Bille, apparteneva a un’altra delle famiglie più potenti del paese. Tycho era il maggiore di dodici fratelli, otto dei quali arrivarono all’età adulta; un gemello morì prima del battesimo, e a lui Tycho dedicò più tardi un’ode in latino, la sua prima opera pubblicata.
A due anni fu affidato allo zio Jørgen Brahe e alla moglie Inger Oxe, che non avevano figli. Crebbe nelle loro case di Tosterup, Tranekær e Næsbyhoved, e li ricordò come genitori: lo zio, scrisse, lo trattò sempre da figlio e lo rese suo erede. Fra i sei e i dodici anni frequentò una scuola di latino, probabilmente a Nykøbing; a dodici, nel 1559, si iscrisse all’università di Copenaghen, dove lo zio voleva che studiasse legge.
La formazione
L’interesse per le stelle si accese per un’eclisse di Sole, quella del 21 agosto 1560: il fatto che fosse stata prevista lo impressionò, anche se il calcolo era sbagliato di un giorno. Capì che per avere previsioni migliori servivano osservazioni migliori. Comprò un’effemeride e alcuni testi di astronomia. Nel 1562 lo zio lo mandò a viaggiare in Germania, affidandolo a Anders Sørensen Vedel, un precettore di soli quattro anni più grande; a Lipsia, secondo l’Enciclopedia italiana, il precettore ostacolava la sua passione e Tycho studiava le stelle di nascosto, mentre per Wikipedia in inglese riuscì a ottenere il permesso. Nel 1563 notò che le tavole in uso erano imprecise nel prevedere una congiunzione fra Giove e Saturno, e ne trasse la convinzione che servisse una lunga serie di misure precise, notte dopo notte.
Tornò in Danimarca nel 1565, mentre il paese era in guerra con la Svezia. Poco dopo morì lo zio Jørgen, per una febbre: la tradizione dice che si era preso una polmonite gettandosi in un canale di Copenaghen per salvare il Re Federico II. Nel dicembre del 1566, a Rostock, Tycho perse la parte alta del naso in un duello con un lontano cugino, Manderup Parsberg, scoppiato per una lite su chi fosse il miglior matematico. Portò per tutta la vita una protesi; si disse d’oro e d’argento, ma le analisi dei ricercatori danesi e cechi, annunciate nel 2012 dopo la riesumazione, indicarono l’ottone (comunicato diffuso su EurekAlert).
La stella nuova e l’isola di Hven
Nel 1568 fu nominato canonico del duomo di Roskilde, incarico onorifico che gli lasciava tempo per studiare. Dopo la morte del padre, il 9 maggio 1571, si stabilì nell’abbazia di Herrevad, dove lo zio Steen Bille lo aiutò a costruire un laboratorio di alchimia e un osservatorio, con la sorella Sophie come collaboratrice. Alla fine del 1571 si legò a Kirsten Jørgensdatter, figlia di un pastore luterano. Poiché era di condizione modesta, lui non la sposò secondo le regole, per non perdere i privilegi nobiliari: la legge danese riconosceva però l’unione dopo tre anni di convivenza. Vissero insieme quasi trent’anni, fino alla morte di lui, ed ebbero otto figli, sei dei quali sopravvissero.
L’11 novembre 1572 Tycho vide in Cassiopea un astro luminosissimo che prima non c’era. Controllò che non mostrasse alcun spostamento rispetto alle stelle fisse, e ne dedusse che si trovava più lontano della Luna. Il libro che ne trasse, De nova stella (1573), lo rese noto agli studiosi europei. Oggi sappiamo che era una supernova, nota come supernova di Tycho.

Dopo un viaggio in Germania e a Venezia, nel 1576 Federico II gli offrì l’isola di Hven, con una rendita annua, perché potesse lavorare in patria. Sull’isola Tycho costruì Uraniborg, dal nome della musa dell’astronomia: un edificio ispirato a Palladio, con osservatorio, biblioteca e un laboratorio alchemico con sedici fornelli. Nel 1584 vi aggiunse lo Stjerneborg, in gran parte sotterraneo, perché i suoi strumenti stavano più saldi sulla roccia che sulle torri. A Hven aveva anche una stamperia e una cartiera, tra le prime della Scandinavia; fra il 1576 e il 1597 vi lavorarono quasi cento fra allievi e artigiani.

Il rapporto con i contadini dell’isola fu però difficile: pretese il doppio del lavoro e prestazioni gratuite per la costruzione, e quelli lo portarono in tribunale; il tribunale gli diede ragione, e le obbligazioni reciproche furono messe per iscritto.
La cometa del 1577 e il sistema di Tycho
Tycho osservò la grande cometa del 1577 e ne misurò la distanza: molto più grande di quella della Luna, per cui non poteva essere un fenomeno dell’atmosfera, come voleva la fisica aristotelica. Secondo lui l’astro passava fra Mercurio e Venere, e questo rendeva insostenibile l’idea di sfere solide che portassero i pianeti. Il libro sulla cometa uscì a Uraniborg nel 1588.
Ammirava Copernico, ma non accettò il moto della Terra: lo trovava in contrasto con la fisica del tempo e con la Bibbia. Propose allora un sistema misto, nel quale la Luna e il Sole girano intorno alla Terra e gli altri pianeti intorno al Sole. Dopo il 1616, quando la Chiesa cattolica dichiarò contraria alla Scrittura la tesi eliocentrica, questo modello trovò molti seguaci, e restò a lungo difeso negli ambienti cattolici, in particolare dai gesuiti. Fu superato nel Settecento: la scoperta dell’aberrazione della luce, pubblicata da James Bradley nel 1729, diede la prova diretta che la Terra gira intorno al Sole.
L’esilio e Praga
Nel 1588 morì Federico II. Il successore Cristiano IV era un ragazzo di undici anni e fu retto da un consiglio di reggenza, il cui capo, Christoffer Valkendorff, era ostile a Tycho. L’astronomo aveva nemici a corte: lo accusavano di eresia e di maltrattare i contadini, e la sua influenza diminuì. Nel 1597 lasciò la Danimarca, dopo aver completato il catalogo di mille stelle. Scrisse un’Elegia alla Danimarca, in cui rimproverò il paese per non aver apprezzato il suo ingegno. Fu ospite del nobile Heinrich Rantzau presso Amburgo e poi per un po’ a Wittenberg, e nel 1598 stampò la Astronomiae instauratae mechanica, con la descrizione dei suoi strumenti (la data è indicata dalle fonti diversamente: Treccani, nel volume curato da Umberto Eco, scrive 1597).
Nel 1599 ottenne la protezione di Rodolfo II e si trasferì a Praga come astronomo imperiale; costruì un nuovo osservatorio a Benátky nad Jizerou, a cinquanta chilometri dalla città, e dopo circa un anno fu richiamato a Praga. Alla corte imperiale anche la sua famiglia fu trattata da nobile, cosa che in Danimarca non era mai successa. Nel 1600 lo raggiunse Keplero, che si convinse subito dell’accuratezza delle sue osservazioni ma non del suo sistema; insieme lavorarono alle tavole che poi, completate da Keplero nel 1627, presero il nome di Tavole rudolfine. Keplero dovette anche difendere il maestro nella disputa con Nicolaus Reimers Baer, detto Ursus, che Tycho accusava di avergli copiato il modello cosmologico.
Le opere
- 1573: De nova stella, sulla supernova del 1572
- 1588: De mundi aetherei recentioribus phaenomenis, sulla cometa del 1577, con l’esposizione del suo sistema
- 1598: Astronomiae instauratae mechanica, la descrizione dei suoi strumenti
- 1602-1603: Astronomiae instauratae progymnasmata, pubblicata dopo la morte
- 1602: la teoria lunare, che Keplero pubblicò dopo la sua morte
- 1627: le Tavole rudolfine, fondate sulle sue osservazioni e completate da Keplero
La morte
Dopo un banchetto a Praga (per Wikipedia in tedesco il 13 ottobre, offerto dall’Imperatore Rodolfo II), Tycho ebbe un disturbo alla vescica o ai reni e morì il 24 ottobre 1601, a cinquantaquattro anni: undici giorni dopo secondo le voci inglese e dell’università di Aarhus, dieci per quella tedesca. La data è quella del calendario gregoriano, in uso a Praga dal 1584; in Danimarca, dove valeva ancora il giuliano, sarebbe stato il 14 ottobre, con dieci giorni di scarto. Secondo il racconto di Keplero, testimone diretto, per le regole della buona educazione non volle lasciare la tavola, e quando tornò a casa non riuscì più a urinare se non con grande dolore. L’ultima notte ebbe il delirio e ripeteva di sperare di non essere vissuto invano. Pregò Keplero di terminare le tavole seguendo il suo sistema e non quello di Copernico.
Un medico dell’epoca parlò di calcoli renali, ma quando il corpo fu riesumato, nel 1901, non ne vennero trovati. Gli studiosi di oggi propendono per una causa legata alle vie urinarie, come una rottura della vescica o un problema alla prostata. Negli anni novanta del Novecento si propose invece l’avvelenamento da mercurio, e furono fatti i nomi di Keplero e di un cugino, Erik Brahe. Nel 2010 una squadra di ricercatori danesi e cechi riaprì la tomba, e nel 2012 annunciò che la quantità di mercurio nelle ossa e nella barba era troppo bassa per aver causato la morte: «è impossibile che Tycho Brahe sia stato assassinato», conclusero (Wikipedia in inglese, traduzione nostra). Anche una seconda indagine, dell’università di Rostock, escluse il mercurio.
Dove riposa
Tycho Brahe è sepolto dal 1601 nella chiesa gotica di Nostra Signora di Týn, nella Città vecchia di Praga. Secondo l’università di Aarhus, il suo feretro di stagno è posto in una cripta di mattoni vicino all’altare, e accanto a lui riposa la moglie, morta nel 1604. Il luogo è segnato da un’epigrafe in marmo rossastro e da una lastra di granito grigio con il suo nome. Dopo le analisi del 2010 i resti furono sepolti di nuovo, in una cerimonia il 19 novembre di quell’anno, celebrata dall’Arcivescovo ceco Dominik Duka. Al funerale del 1601, secondo Wikipedia in tedesco, l’orazione funebre fu pronunciata dal medico Jan Jessenius, amico di Tycho.

L’eredità
Il suo modello fu superato presto, ma le osservazioni restarono. Per Keplero erano la base per scoprire le leggi dei pianeti, e le Tavole rudolfine, costruite su quei dati, permisero previsioni molto più esatte di quelle del passato. Il primo biografo, Pierre Gassendi, scrisse la sua vita nel 1654. La storiografia danese, ricorda Wikipedia in inglese, lo giudicò a lungo un mediocre e quasi un traditore della patria; dalla seconda metà del Novecento è stato rivalutato.
Gli sono dedicati un cratere della Luna, uno su Marte, un asteroide, il planetario di Copenaghen e il premio assegnato ogni anno dalla Società astronomica europea per gli strumenti di osservazione. Nel 2015 gli fu dato il nome, nel progetto NameExoWorlds, a un pianeta fuori dal sistema solare.
Date da ricordare
- 14 dicembre 1546: nasce a Knutstorp, in Scania (calendario giuliano)
- 1559: si iscrive all’università di Copenaghen
- Dicembre 1566: perde parte del naso in un duello a Rostock
- 11 novembre 1572: osserva la supernova in Cassiopea
- 1576: riceve l’isola di Hven e inizia Uraniborg
- 1577: osserva la grande cometa
- 1597: lascia la Danimarca
- 1599: si stabilisce a Praga, al servizio dell’Imperatore Rodolfo II
- 24 ottobre 1601: muore a Praga
- 19 novembre 2010: nuova sepoltura nella chiesa di Týn dopo la riesumazione
1546–1601
Dove riposa
Chiesa di Nostra Signora di Týn, Praga (Città vecchia)
Da dove viene quello che c'è scritto
- Wikipedia in italiano, voce «Tycho Brahe» consultata il 16 ottobre 2026
- Wikipedia in inglese, voce «Tycho Brahe» consultata il 16 ottobre 2026
- Wikipedia in francese, voce «Tycho Brahe» consultata il 16 ottobre 2026
- Wikipedia in tedesco, voce «Tycho Brahe» consultata il 16 ottobre 2026
- Wikidata, «Tycho Brahe» (Q36620) consultata il 16 ottobre 2026
- Treccani, Enciclopedia italiana (1930), voce «Brahe, Tyge» consultata il 16 ottobre 2026
- Treccani, Storia della civiltà europea a cura di Umberto Eco, voce «Tycho Brahe» consultata il 16 ottobre 2026
- EurekAlert, comunicato dell'università di Aarhus sulle analisi dei resti di Tycho Brahe (2012) consultata il 16 ottobre 2026
- Università di Aarhus, progetto Tycho Brahe, pagina sulla nuova sepoltura del 19 novembre 2010 consultata il 16 ottobre 2026
- Radio Praga, «Archaeologists open Prague tomb of Danish astronomer Tycho Brahe» (15 novembre 2010) consultata il 16 ottobre 2026
- Prague.eu, scheda della chiesa di Nostra Signora di Týn consultata il 16 ottobre 2026
- Wikipedia in danese, voce «Gregoriansk kalender» (adozione in Danimarca) consultata il 16 ottobre 2026
- Wikipedia in ceco, voce «Gregoriánský kalendář» (adozione in Boemia) consultata il 16 ottobre 2026
Immagine: Jacques de Gheyn II, Public domain (Wikimedia Commons)
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