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Pu Yi

Esponente della dinastia Qing

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Chi era

Aisin Gioro Pu Yi, in pinyin Puyi, noto in Occidente anche come Henry Pu Yi, fu l’ultimo sovrano della dinastia Qing e chiude la lunga serie degli imperatori cinesi. Salì al trono a due anni, nel 1908, con il nome di era Xuantong, e lo perse nel 1912 con la rivoluzione che fondò la repubblica. Tra il 1934 e il 1945 portò il titolo di Imperatore del Manciukuò, uno Stato che il Giappone creò in Manciuria dopo l’invasione e che governò di fatto attraverso i suoi militari. Finita la guerra fu prigioniero dei sovietici e poi della Cina comunista, che lo liberò nel 1959. Morì a Pechino il 17 ottobre 1967, a sessantun anni. La sua è una vita che si presta male alle formule: un bambino portato via dalla famiglia per diventare sovrano, un uomo che accettò di prestare il proprio nome a un regime d’occupazione, un uomo che, dopo la prigionia, lavorò come giardiniere e poi come ricercatore e redattore.

Infanzia e famiglia

Nacque a Pechino il 7 febbraio 1906 (data che concorda in Wikidata, Britannica e nelle voci di Wikipedia consultate), nella dimora del Principe Chun, nel quartiere di Xicheng. Il padre, Zaifeng, secondo Principe Chun, era un nobile mancese e fratellastro dell’Imperatore Guangxu; la madre, Youlan, era figlia di Ronglu, uomo di fiducia dell’Imperatrice vedova Cixi.

Il 14 novembre 1908 morì Guangxu senza figli, e Cixi, che deteneva il potere reale a corte, scelse come successore il nipote di due anni e dieci mesi. Secondo la ricostruzione di Wikipedia in inglese, la sera prima funzionari ed eunuchi andarono a prelevarlo dalla casa paterna, mentre il bambino piangeva e si opponeva. Cixi morì il giorno dopo, e il 2 dicembre 1908, nella Sala dell’Armonia Suprema, il piccolo fu intronizzato, portato in braccio dal padre che divenne reggente. Treccani colloca l’inizio del regno nel 1909, mentre Britannica e Wikipedia indicano il 1908.

Nell’autobiografia, citata da Wikipedia in inglese, Pu Yi ricordò di aver visto per anni pochissimo la madre e di essere cresciuto fra adulti che lo accontentavano in tutto. Raccontò anche, con parole di condanna verso se stesso, di aver fatto frustare spesso gli eunuchi di palazzo. La balia Wang Lianshou fu la sola persona che sapesse tenerlo a freno; venne allontanata quando lui aveva otto anni.

Pu Yi bambino, in piedi, con il padre, il principe Chun, e un fratello minore (1909)
Pu Yi bambino, in piedi, con il padre, il Principe Chun, e un fratello minore (1909) — Autore sconosciuto, Public domain. Wikimedia Commons

La fine dell’impero e la Città Proibita

Il 10 ottobre 1911 l’insurrezione di Wuchang diede il via alla rivoluzione Xinhai. Il padre lasciò la reggenza il 6 dicembre, e il 12 febbraio 1912 l’Imperatrice vedova Longyu firmò per il piccolo sovrano l’editto di abdicazione, ottenuto con la mediazione del Generale Yuan Shikai. Britannica ricorda che con quell’atto finirono sia i 267 anni di dominio dei Qing sia il sistema imperiale, vecchio di circa duemila anni.

Un accordo con la nuova repubblica gli lasciò il titolo, un assegno annuo e il diritto di restare nella parte settentrionale della Città Proibita. Dal 1 al 12 luglio 1917 il Generale Zhang Xun lo rimise sul trono in un tentativo di restaurazione che fallì per l’opposizione generale. Dal 1919 ebbe come precettore lo studioso scozzese Reginald Johnston, che gli insegnò inglese e storia, lo spinse a tagliarsi il codino e a portare gli occhiali; fu lui, secondo Wikipedia in francese, a fornirgli l’elenco di nomi di sovrani britannici da cui il ragazzo scelse «Henry».

Il 21 ottobre 1922 sposò Wanrong, figlia di una ricca famiglia mancese, e nella stessa notte prese come consorte secondaria Wenxiu. Nel 1923 cacciò dal palazzo quasi tutti gli eunuchi, dopo un incendio che sospettò fosse doloso, e donò antichità di giada per aiutare le vittime del terremoto del Kantō. Il 5 novembre 1924, in seguito al colpo di mano del Generale Feng Yuxiang, perse titolo e privilegi e dovette lasciare la Città Proibita in poche ore.

L’esilio a Tianjin

Dopo qualche giorno in casa del padre trovò rifugio nella legazione giapponese; nel 1925 si trasferì nella concessione giapponese di Tianjin, prima al Giardino Zhang, dal 1929 nella residenza chiamata Giardino della Quiete. Wikipedia in francese descrive una vita mondana fra le comunità occidentali delle concessioni, mentre quella in inglese dice che in quegli anni egli trattò con vari signori della guerra che gli promettevano un ritorno sul trono in cambio di denaro. Nel 1928 la profanazione delle tombe imperiali dei Qing, vicino a Pechino, lo offese profondamente e, per Wikipedia in inglese, lo avvicinò ancora di più ai giapponesi. Nel 1931 Wenxiu lo lasciò chiedendo il divorzio.

Il Manciukuò

Dopo l’incidente di Mukden del 18 settembre 1931 l’esercito giapponese del Kwantung occupò la Manciuria. Il colonnello Kenji Doihara visitò Pu Yi a Tianjin e gli propose di porsi a capo di un nuovo Stato. Nel novembre 1931 egli partì di nascosto, nel bagagliaio di un’automobile, e raggiunse Port Arthur con una nave giapponese. Wikipedia in francese parla di un rapimento, quella in inglese descrive una scelta in cui egli sperava nella restaurazione dei Qing. Le fonti consultate divergono anche sulla data dell’insediamento come capo dell’esecutivo: Wikipedia in inglese dice 1 marzo 1932, Britannica il 9 marzo, Wikipedia in italiano il 18 febbraio per la proclamazione dello Stato.

Il 1 marzo 1934, a Changchun, ribattezzata Xinjing, fu incoronato imperatore con il nome di era Kangde. La Società delle Nazioni aveva già definito il nuovo Stato, secondo Wikipedia in francese, più un protettorato che uno Stato indipendente. Wikipedia in inglese riferisce che gli inviti alla cerimonia furono diramati dall’esercito giapponese e che circa il 70 per cento dei presenti era giapponese. Il padre, venuto a trovarlo poco dopo, gli disse, secondo la stessa fonte, che sbagliava a credere nella restaurazione.

Un francobollo del Manciukuò con il ritratto di Pu Yi (1934)
Un francobollo del Manciukuò con il ritratto di Pu Yi (1934) — The government of the Empire of Great(er) Manchuria (Manchukuo)., Public domain. Wikimedia Commons

Visse nel cosiddetto Palazzo dell’Imposta sul Sale, con scarsa libertà di movimento. Lo storico Edward Behr, citato da Wikipedia in inglese, osservò che i decreti preparati dai giapponesi venivano portati a lui per la firma e che, in teoria, la responsabilità formale delle azioni compiute in suo nome ricadeva sul sovrano; lo stesso autore definì il Manciukuò un esempio di colonialismo molto duro. Tra i provvedimenti firmati da Pu Yi ci furono, sempre secondo questa fonte, l’esproprio di terre agricole a favore dei coloni giapponesi. Nel 1935 compì una visita ufficiale in Giappone. Nel dicembre 1941 il Manciukuò seguì il Giappone dichiarando guerra a Stati Uniti e Gran Bretagna. Nel 1942 morì la concubina Tan Yuling; Pu Yi sospettò che fosse stata avvelenata, e ripeté poi questo sospetto a Tokyo.

Il 9 agosto 1945 l’Unione Sovietica attaccò la Manciuria. Pu Yi lasciò Changchun in treno la notte dell’11 agosto. Il giorno dopo la resa del Giappone abdicò: Wikipedia in inglese e in italiano indicano il 16 agosto, quella in francese il 17. Il 17 agosto, a Mukden, mentre aspettava un aereo per il Giappone, fu catturato dall’esercito sovietico. Wanrong, rimasta indietro, fu presa dai guerriglieri comunisti e morì in carcere nel giugno 1946, dopo anni di dipendenza dall’oppio.

La prigionia e il processo di Tokyo

I sovietici lo tennero prima a Chita, poi nei pressi di Chabarovsk. Nell’agosto 1946 depose come testimone davanti al Tribunale militare internazionale per l’Estremo Oriente a Tokyo; la sua audizione durò sette giorni, secondo Wikipedia in francese. Nel suo libro scritto in seguito riconobbe di aver deposto in modo da proteggersi: disse di essere stato rapito e negò la collaborazione con i giapponesi, ma poi scrisse di vergognarsene. Il governo nazionalista lo aveva incriminato per alto tradimento e ne chiese l’estradizione, ma l’Unione Sovietica rifiutò; Pu Yi stesso scrisse a Stalin per restare in URSS e non ebbe risposta. Nel 1950 l’Unione Sovietica lo consegnò alla Repubblica Popolare Cinese.

Passò quasi nove anni nel centro per criminali di guerra di Fushun, in Liaoning. Wikipedia in inglese riferisce che dovette imparare a fare da sé cose elementari, come allacciarsi le scarpe, e che il direttore Jin Yuan lo protesse e lo spinse a scrivere la propria confessione. Visitò anche il luogo dove operava l’Unità 731 e scrisse poi di aver provato vergogna per ciò che era stato fatto «in suo nome». Nel dicembre 1959 fu amnistiato da Mao Zedong come prigioniero ravveduto e tornò a Pechino il 9 dicembre.

Gli ultimi anni

A Pechino lavorò come giardiniere al Giardino botanico, poi come ricercatore e redattore presso la Conferenza politica consultiva del popolo cinese, di cui fu membro dal 1964. Il 30 aprile 1962 sposò Li Shuxian, un’infermiera. Con l’aiuto del curatore Li Wenda e la revisione dello scrittore Lao She pubblicò l’autobiografia La prima metà della mia vita, in inglese From Emperor to Citizen, uscita nel 1964. Wikipedia in inglese, ricordando il giudizio di Behr, la definisce in parte inattendibile, specie nelle pagine sulla prigionia; Wikipedia in francese segnala che la versione completa fu pubblicata solo nel 2007, dopo che la prima edizione era stata ridotta di 160.000 parole.

Con la Rivoluzione culturale, dal 1966, perse parte dello stipendio e dei beni, ma fu protetto dal primo Ministro Zhou Enlai e non subì l’umiliazione pubblica inflitta a tanti. Non ebbe figli.

Le tappe della vita

  • 1906: nasce a Pechino
  • 1908: Cixi lo sceglie come successore di Guangxu; è intronizzato il 2 dicembre
  • 1912: abdica con l’editto del 12 febbraio
  • 1917: restaurazione di Zhang Xun, dal 1 al 12 luglio
  • 1922: sposa Wanrong
  • 1924: è cacciato dalla Città Proibita
  • 1932: diventa capo dell’esecutivo del Manciukuò
  • 1934: è incoronato imperatore con il nome di era Kangde
  • 1946: testimonia al processo di Tokyo
  • 1959: è amnistiato
  • 1964: esce l’autobiografia

La morte

Pu Yi morì a Pechino il 17 ottobre 1967. Wikidata indica come luogo l’ospedale universitario Peking Union Medical College, che Wikipedia in italiano chiama ospedale Xiehe, e come causa il cancro del rene. Le fonti non coincidono sul quadro clinico: Wikipedia in italiano parla di carcinoma della prostata e uremia, quella in inglese di cancro del rene e malattia cardiaca, quella in francese di cancro ai reni e alla vescica. Aveva sessantun anni. Era in piena Rivoluzione culturale e le fonti consultate non riportano esequie pubbliche; in seguito, nel 1980, il governo cinese tenne una cerimonia in suo ricordo (Wikipedia in inglese).

Dove riposa

Secondo Wikipedia in inglese, il corpo fu cremato come prevedeva la legge e le ceneri furono sepolte al Babaoshan, il Cimitero rivoluzionario della capitale. Quella voce, come le versioni in francese e in tedesco, riferisce che nel 1995 la vedova Li Shuxian le trasferì in un Cimitero fuori città, vicino alle Tombe occidentali dei Qing, nel Cimitero imperiale di Hualong, a circa 120 chilometri a sud-ovest di Pechino. Wikipedia in italiano parla invece del 1999 e di un piccolo mausoleo all’interno dell’area delle Tombe occidentali dei Qing, nello Hebei. Wikidata registra una sepoltura, senza precisarne l’anno.

L’eredità

Il ricordo di Pu Yi resta legato al finire dell’impero cinese e a una questione che divide ancora gli storici: quanto potere ebbe davvero in Manciukuò e quanto sia responsabile di ciò che vi fu fatto. Il libro di Edward Behr, The Last Emperor, è una delle ricostruzioni più citate. Dalle sue memorie è nato il film del 1987 diretto da Bernardo Bertolucci, L’ultimo imperatore (Wikipedia in italiano; Britannica). Il Palazzo dell’Imposta sul Sale, a Changchun, ospita oggi il Museo del Palazzo imperiale del Manciukuò, secondo Wikipedia in inglese.

Date da ricordare

  • 7 febbraio 1906: nasce a Pechino
  • 2 dicembre 1908: la cerimonia di intronizzazione
  • 12 febbraio 1912: l’abdicazione
  • 5 novembre 1924: l’espulsione dalla Città Proibita
  • 1 marzo 1934: l’incoronazione a Imperatore del Manciukuò
  • 17 agosto 1945: la cattura da parte dell’esercito sovietico
  • Dicembre 1959: l’amnistia e il ritorno a Pechino
  • 17 ottobre 1967: la morte a Pechino

1906–1967

Dove riposa

Cimitero imperiale di Hualong, presso le Tombe occidentali dei Qing (Hebei, Cina); ceneri trasferite dal Cimitero rivoluzionario di Babaoshan, Pechino

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Bain News Service, publisher, Public domain (Wikimedia Commons)

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