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Renato Casaro

Illustratore e Pittore italiano

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Renato Casaro, nato a Treviso, imparò a disegnare da solo: gli mancavano scuole e corsi, e i suoi modelli furono i cartellonisti del tempo, soprattutto Norman Rockwell e Angelo Cesselon, di cui copiava le opere per capire come nascevano. A diciassette anni cominciò al cinema Garibaldi, dove dipingeva gratis le locandine dei film in programmazione in cambio dell’ingresso in sala.

Si trasferì poi a Roma e passò un anno come volontario nello Studio Favalli; due anni dopo aprì il suo primo studio a Cinecittà, dove era il più giovane cine-pittore del Paese. Firmava all’inizio C. Renè, poi R. Casaro.

Il primo successo internazionale arrivò nel 1965 con i manifesti de La Bibbia (1966) di John Huston, prodotto da Dino De Laurentiis: i suoi poster comparvero per la prima volta sul Sunset Boulevard di Hollywood. Negli anni seguenti lavorò per Claude Lelouch, Francis Ford Coppola, Rainer Werner Fassbinder, Bernardo Bertolucci, Luc Besson, Franco Zeffirelli e per le maggiori case di produzione di Los Angeles e New York. Con Sergio Leone il legame fu saldo: ne illustrò quasi tutti i film, da Per un pugno di dollari a C’era una volta in America, e dipinse anche le locandine dei film di Bud Spencer e Terence Hill.

Lavorava con pennello e aerografo, ed è ricordato fra i migliori aerografisti italiani. Nel 1983 vinse il premio Cinema e Società come miglior cartellonista; nel 1988 il Ciak d’oro per il manifesto di Opera di Dario Argento, nel 1991 un altro Ciak d’oro per Il tè nel deserto di Bertolucci, nel 1992 il Jupiter Award per Balla coi lupi di Kevin Costner.

Nel 2019 Quentin Tarantino lo chiamò per i poster d’epoca immaginari di C’era una volta a… Hollywood. Nel 2024 firmò la locandina di Disaster – The Blockbuster Tour, attrazione del parco Movieland, e portò alla Casa del cinema, durante la Festa del Cinema di Roma, una mostra dei suoi manifesti più importanti. Morì a Treviso, all’ospedale Ca’ Foncello, a ottantanove anni.

Il documentario L’ultimo uomo che dipinse il cinema (2020) di Walter Bencini è dedicato al suo lavoro. Supervisionò anche alcuni manifesti del figlio Claudio, passando il mestiere a una nuova generazione. Nei suoi cartelloni dipinti a mano, fatti di colore e di volti, ha lasciato il ricordo di intere stagioni del cinema, dal western all’italiana ai grandi kolossal.

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Alessio Sbarbaro User_talk:Yoggysot, CC BY-SA 3.0 (Wikimedia Commons)

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