Mario Scelba
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Mario Scelba è stato uno dei protagonisti della vita politica italiana nei primi due decenni della Repubblica. Nato a Caltagirone, in Sicilia, il 5 settembre 1901, fu fra i fondatori della Democrazia cristiana, ministro dell’Interno in tre momenti diversi fra il 1947 e il 1962, capo del governo dal febbraio 1954 al luglio 1955 e alla guida del Parlamento europeo fra il 1969 e il 1971. Il suo nome è legato alla riorganizzazione della polizia dopo la guerra, a una legge del 1952 contro la ricostituzione del partito fascista e a una fama di uomo d’ordine che gli storici giudicano in modo molto diverso. Morì a Roma il 29 ottobre 1991, a novant’anni.
Origini e studi
Il Dizionario biografico degli italiani, curato da Treccani, colloca la nascita a Granieri, frazione di Caltagirone, mentre Wikipedia e le altre fonti indicano più semplicemente la città. Il padre, Gaetano, secondo Treccani era l’uomo di fiducia, nonché fattore, di un grosso proprietario terriero; la voce inglese di Wikipedia lo descrive invece come un mezzadro povero sulle terre del sacerdote Luigi Sturzo. La madre era Maria Gambino. Su cinque figli ne sopravvissero quattro. La famiglia era cattolica praticante, e fu Sturzo, futuro fondatore del Partito popolare italiano, a preparare il piccolo Mario alla prima comunione, a partire dal 1909.
Le condizioni della famiglia costrinsero Mario a smettere di studiare nel 1913, dopo la sesta classe. Ma Sturzo si accorse della sua intelligenza e si adoperò perché potesse continuare: dal 1914 frequentò il ginnasio inferiore del seminario di Caltagirone. La guerra interruppe le lezioni, ed egli recuperò gli anni perduti da privatista, ottenendo la maturità classica nel 1920. Quell’anno si trasferì a Roma, seguì un corso dell’Azione cattolica e si iscrisse a Giurisprudenza alla Sapienza. Per mantenersi chiese aiuto a Sturzo, che era segretario del Partito popolare e gli offrì un posto nella segreteria, poi quello di segretario particolare. Il 20 dicembre 1924 si laureò, e la sua tesi trattava il decentramento delle regioni.
Gli anni del fascismo
Quando Sturzo partì per l’esilio, Scelba rimase a Roma. Quando «Il Popolo», il quotidiano del partito, cessò le pubblicazioni (novembre 1925), contribuì a far nascere il settimanale «L’idea popolare», che uscì dall’aprile all’ottobre del 1926. Intanto cominciò a lavorare come avvocato civilista in vari studi; quando Filippo Del Giudice, vicino al mondo popolare, dovette lasciare l’Italia, ne ereditò la clientela e aprì uno studio proprio. Nel 1929 sposò Nerina Palestini, di San Benedetto del Tronto, e l’anno dopo nacque la figlia Maria Luisa.
Negli stessi anni consolidò l’amicizia con Alcide De Gasperi. Con lui e con altri ex popolari lavorò alla rete da cui nacque la Democrazia cristiana: collaborò al testo con cui il partito espose per la prima volta il proprio programma, intitolato «Le idee ricostruttive della Democrazia cristiana» e reso pubblico nel luglio 1943, e fece parte del piccolo gruppo che guidò il partito durante l’occupazione tedesca. La voce inglese di Wikipedia aggiunge che i nazisti lo arrestarono, e che fu rilasciato entro tre giorni. Dopo la liberazione di Roma, nel giugno 1944, entrò nella giunta esecutiva; il mese dopo, al congresso di Napoli, fu eletto nel consiglio nazionale e nominato vicesegretario, mentre De Gasperi diventava segretario.
Dalle Poste all’Assemblea costituente
Alla Liberazione Scelba entrò nel governo Parri, nel giugno 1945, come Ministro delle Poste e delle telecomunicazioni, e restò in quell’incarico nei primi due governi De Gasperi, fino al gennaio 1947. Era stato nominato anche alla Consulta nazionale. Nel giugno del 1946 fu eletto all’Assemblea costituente per la Sicilia orientale; dal 1948 al 1968 fu deputato, quindi senatore fino al 1983, come mostra la scheda del portale storico della Camera.
Al Viminale: la polizia e Portella della Ginestra
Il 2 febbraio 1947, nel terzo governo De Gasperi, Scelba divenne ministro dell’Interno, e vi rimase fino al luglio del 1953, con una pausa fra luglio e settembre 1952 per ragioni di salute, quando lo sostituì Giuseppe Spataro. Aveva visto da giovane il biennio rosso e la reazione fascista, e ne aveva ricavato la convinzione che un governo debole davanti alla violenza avesse aperto la strada a Mussolini. Per Treccani, che cita le sue memorie, fu questa l’esperienza che orientò le sue scelte.
Quasi subito dovette affrontare la strage di Portella della Ginestra: il 1° maggio 1947, durante la festa dei lavoratori, uomini della banda di Salvatore Giuliano spararono sulla folla uccidendo undici persone. Il giorno dopo Scelba riferì all’Assemblea costituente che l’episodio non aveva carattere politico. La sinistra, e in particolare il deputato comunista Girolamo Li Causi, contestò quella lettura, indicando legami con la mafia e con gli agrari. Nel processo di Viterbo, iniziato nel 1950, Gaspare Pisciotta, luogotenente di Giuliano, chiamò in causa Scelba e altri politici, ma la corte ritenne infondate quelle accuse; la voce italiana di Wikipedia ricorda che il pubblico ministero considerava Pisciotta inattendibile, dopo nove versioni diverse della strage.
Sul fronte dell’ordine pubblico Scelba trasformò l’apparato di polizia. Secondo Treccani furono allontanati più di ottomila ex partigiani entrati nella polizia nei mesi della Liberazione, gli organici passarono da circa trentamila a quasi settantamila uomini, i prefetti politici furono sostituiti da prefetti di carriera, si sviluppò in tutto il Paese la «Celere», reparto mobile attrezzato per le piazze. Alle elezioni dell’aprile 1948 la Democrazia cristiana vinse nettamente contro il Fronte popolare di comunisti e socialisti. Parte della storiografia lo ha definito «ministro di polizia»; la voce inglese di Wikipedia parla invece di un «siciliano di ferro», per la durezza contro scioperi e cortei di sinistra e contro i raduni neofascisti. Nel 1952 fu approvata una norma conosciuta con il suo cognome, la n. 645, pubblicata il 23 giugno, che punisce l’apologia del fascismo e la ricostituzione del partito fascista.
Lo stesso Scelba, secondo la voce italiana, coniò nel 1949 la parola «culturame» per designare gli intellettuali di sinistra, e si occupò anche di «buon costume» con circolari contro i costumi da bagno troppo succinti. Treccani lo ricollega anche alla legge elettorale del 1953 con premio di maggioranza, che i critici chiamarono «legge truffa» e che non scattò per poco più di cinquantamila voti.
Presidente del Consiglio
Dopo la breve esperienza del governo Pella e il fallimento di Fanfani, il Presidente Luigi Einaudi diede a Scelba l’incarico di formare l’esecutivo. Giurò il 10 febbraio 1954, alla guida di una coalizione centrista di Democrazia cristiana, socialdemocratici e liberali, con l’appoggio esterno dei repubblicani; tenne anche il ministero dell’Interno. Il governo restò in carica per 511 giorni, secondo il conteggio della voce di Wikipedia dedicata al suo esecutivo.
Sul piano internazionale portò a termine la questione di Trieste: il 5 ottobre 1954 fu firmato a Londra il memorandum d’intesa fra Italia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Jugoslavia, e il 26 ottobre l’Italia prese possesso della zona A. Treccani gli attribuisce anche l’iniziativa della conferenza di Messina del 1955, che rilanciò l’integrazione europea dopo la caduta del progetto di una comunità europea di difesa e portò ai Trattati di Roma del 1957, e l’ingresso dell’Italia nell’Unione dell’Europa occidentale. In politica interna il suo governo avviò misure di semplificazione della pubblica amministrazione; la voce inglese ricorda che dovette fare i conti con lo scandalo Montesi, per il quale si dimisero il Ministro degli Esteri Attilio Piccioni e il capo della polizia.
La fine del governo fu legata all’arrivo di Giovanni Gronchi al Quirinale, nella primavera del 1955. Scelba presentò per cortesia le dimissioni, ma Gronchi, favorevole all’apertura ai socialisti, le accettò, e la crisi si trascinò perché la direzione del suo partito, segretario Fanfani, non lasciò al Presidente incaricato margini di manovra. A luglio rinunciò all’incarico, e il 6 luglio 1955 giurò il governo di Antonio Segni. Scelba sostenne sempre di essere stato abbattuto non da un voto del Parlamento ma da un colpo di mano interno al partito.
Gli anni Sessanta e l’opposizione al centro-sinistra
Nel luglio 1960, dopo i tumulti seguiti al governo Tambroni, con scontri a Genova il 30 giugno e a Reggio Emilia il 7 luglio, dove furono uccisi cinque manifestanti, Scelba tornò al Viminale nel terzo governo Fanfani, e vi restò fino al febbraio 1962. In quel periodo affrontò anche gli attentati dinamitardi in Alto Adige e istituì una commissione consultiva per studiare la convivenza dei gruppi linguistici.
Negli ultimi anni Cinquanta aveva fondato una propria corrente, Centrismo popolare, in dissenso dalla linea di Fanfani e poi di Aldo Moro verso i socialisti. Vi aderirono, fra gli altri, Oscar Luigi Scalfaro e Guido Gonella. Non si oppose per principio al centro-sinistra, ma ne subordinava la riuscita a condizioni precise, prima fra tutte la rottura dei socialisti con i comunisti nelle amministrazioni locali. Nel 1966, secondo Treccani, sciolse la corrente ed entrò di nuovo negli organi dirigenti del partito.
L’impegno europeo
Scelba fu un europeista convinto. Dal luglio 1959 rappresentò l’Italia al Parlamento europeo e fu confermato fino al 1979. Presidente dell’assemblea dal marzo 1969 al marzo 1971. Si batté perché l’assemblea avesse, a cominciare dalle decisioni sul bilancio, un ruolo più che consultivo: nella relazione dopo il primo anno scrisse di aver trovato «un Parlamento soltanto consultivo», ormai anche politico e deliberativo (Treccani).
Nel 1979, alle prime elezioni europee a suffragio universale, fu capolista della Democrazia cristiana in Sicilia e Sardegna; ottenne oltre duecentomila preferenze, ma la lotta fra le correnti favorì Salvo Lima e Vincenzo Giumarra e lui non fu eletto. Fu rieletto senatore nel collegio di Caltagirone, e fu il suo ultimo mandato. Nell’aprile 1983 comunicò al segretario Ciriaco De Mita che non si sarebbe ricandidato.
Gli ultimi anni e la morte
Negli anni successivi ricevette nel suo ufficio di piazza Barberini, finché la salute glielo permise, politici e conoscenti che cercavano un suo parere. Mise in ordine le carte, seguì la pubblicazione del carteggio con Sturzo, uscito nel 1995 a cura di G. Fanello Marcucci, e raccolse le sue memorie nel volume «Per l’Italia e per l’Europa», del 1990.
Si spense il 29 ottobre 1991 a Roma, nell’abitazione di via Orazio. La voce inglese di Wikipedia scrive che la causa fu una trombosi; Treccani non indica la malattia. I funerali si svolsero il 31 ottobre nella chiesa di San Gioacchino, nel quartiere Prati, alla presenza dei dirigenti della Democrazia cristiana. La Camera lo commemorò il 4 novembre 1991. Secondo la voce italiana di Wikipedia, aveva devoluto in forma anonima alla diocesi di Caltagirone circa cento milioni di lire, tutti i risparmi accumulati come deputato e come Presidente del Parlamento europeo: il Vescovo ne conobbe il donatore solo dopo la sua scomparsa.
Il giudizio storico
Su Scelba gli storici sono divisi. Giuseppe Carlo Marino, citato dalla voce italiana di Wikipedia, parla di una svolta antidemocratica che avrebbe causato vittime e limitato la libertà di opinione e di riunione delle sinistre e dei sindacati. Indro Montanelli vedeva invece nella sua riorganizzazione della polizia la ragione di un calo dei delitti politici e di una maggiore sicurezza dei cittadini. Treccani riconosce che parte della storiografia è stata severa, parlando di «scelbismo» come di una repressione preventiva, ma sostiene che la sua fermezza nasceva dal timore che una Repubblica ancora fragile non reggesse davanti a spinte eversive. Secondo la voce italiana, per anni «scelbismo» fu una parola d’accusa per qualunque atteggiamento di governo giudicato troppo duro con i comunisti. Sull’atteggiamento verso la mafia pesa una frase pronunciata a «Tribuna politica» l’11 ottobre 1960: la mafia, disse, in Sicilia non esisteva più da tempo (it.wikipedia).
Date da ricordare
- 5 settembre 1901: nasce a Caltagirone, secondo Treccani nella frazione di Granieri.
- 20 dicembre 1924: si laurea in Giurisprudenza a Roma.
- Luglio 1943: esce il primo documento programmatico della Democrazia cristiana, a cui collabora.
- 2 febbraio 1947: diventa ministro dell’Interno.
- 23 giugno 1952: pubblicata la legge n. 645 sull’apologia del fascismo.
- 10 febbraio 1954: giura come Presidente del Consiglio.
- 5 ottobre 1954: memorandum di Londra su Trieste.
- Marzo 1969: eletto Presidente del Parlamento europeo.
- 29 ottobre 1991: muore a Roma.
1901–1991
Da dove viene quello che c'è scritto
- Wikipedia in italiano, Mario Scelba consultata il 16 ottobre 2026
- Wikipedia in inglese, Mario Scelba consultata il 16 ottobre 2026
- Wikidata, Q367342 consultata il 16 ottobre 2026
- Treccani, Dizionario biografico degli italiani, Scelba, Mario, di Augusto D'Angelo (2018) consultata il 16 ottobre 2026
- Camera dei deputati, Portale storico, Mario Scelba consultata il 16 ottobre 2026
- Wikipedia in italiano, Governo Scelba consultata il 16 ottobre 2026
Immagine: Autore sconosciuto, Public domain (Wikimedia Commons)
Scheda scritta dalla redazione di Cimiteri.Online, che ne risponde.
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A cura di Cimiteri.Online